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Politica

Caso Salis: l’ambasciata sapeva e la diplomazia anche. La situazione di Ilaria in una sua lettera svelata dal TGLA7

today01/02/2024 9

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E’ datata 2 ottobre, è una sorta di memoriale scritto a penna, su fogli di quaderno. Lì c’era l’elenco di tutte le vessazioni cui la Salis era sottoposta in carcere. L’aveva fatta pervenirein ottobre al suo avvocato, tramite il consolato italiano in Ungheria. Il documento rivelato ieri sera dal TGLA7 è la prova che le autorità italiane, fin dai primi di ottobre, sapevano, ma non si erano mosse. Perché?

Intento ora gli avvocati, quelli italiani, hanno richiesto è ottenuto che i funzionari della nostra Ambasciata procedano con visite regolari ad Ilaria Salis, così da poterne continuamente riscontrare la concreta condizione psico-fisica. Anche i familiari hanno ottenuto il permesso di farle visita e di effettuare chiamate a mezzo Skype.

Non c’è dubbio che la telefonata prima con la nostra premier, e poi l’incontro con lei in sede comunitaria, avevano sensibilizzato il premier Orban, l’ungherese, che ha visto le foto di quale sia il livello di detenzione nelle sue carceri sui gran parte dei giornali e delle televisioni europee, ma non solo. Un problema per lui nei confronti della Ue che qualche tempo fa aveva già ammonito Orban per i trattamenti carcerari. Ora poi, per la tensione con l’assemblea europea sul caso Ucraina, la pressione aumentava ancora. Così oltre a dare rassicurazioni che si sarebbe interessato del trattamento della Salis, (ma senza poter far null’altro, perché la magistratura ungherese, sostiene, è sottoposta al parlamento e non al governo), ieri gli è toccato anche dare il suo sì al finanziamento degli aiuti per l’Ucraina, sia pur con la contropartita di una discussione all’anno sull’utilizzo dei fondi stessi e dopo due anni la loro revisione.

Resta il problema di fondo, tutto italiano, di come un nostro cittadino, in uno stato della Ue, possa essere stato incarcerato su accuse probabilmente gonfiate, sottoposto ad una trattamento carcerario incivile, per undici mesi, senza che le autorità italiane facessero nulla, nemmeno quando, ad ottobre, era arrivato il memoriale della Salis. Eppure abbiamo al governo una compagine politica che si professa garantista. Se ne continuerà a discutere nei prossimi giorni, c’è da scommetterci.

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