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    Radio K55

Cronaca

Caso Salis: ora la richiesta dei domiciliari a Budapest. Come mai?

today13/02/2024 13

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Il padre spiega come la figlia Ilaria Salis, abbia cambiato idea, dal momento che da più parti è arrivata la richiesta di fare istanza per i domiciliari in Ungheria, adesso sono quindi in cerca di una casa a Budapest e poi presenteranno la richiesta, anche se In Ungheria i periodi agli arresti domiciliari valgono un quinto sul calcolo della pena da scontare dopo l’eventuale condanna. Ilaria Salis è detenuta in Ungheria ormai da un anno con l’accusa di aver aggredito due militanti di estrema destra. Nelle ultime settimane si è tornati a parlare molto di questo caso, soprattutto dopo l’udienza in tribunale a Budapest in cui l’insegnante è stata trascinata in aula legata mani e piedi dalle catene.

In realtà, c’è stato un rapido cambio di strategia e a raccontarlo è stato il padre. E’ infatti tramontata la speranza che si possano chiedere i domiciliari  in Italia. Ma il padre quando dice che da più parti è arrivata la richiesta di chiedere i domiciliari in Ungheria, a quali parti si riferisce? Chi è che può aver indicato questa strada? Perché? Il cambiamento di strategia potrebbe essere stato consigliato dai piani alti del Ministero della Giustizia, oppure essere passata tramite i canali diplomatici, oppure potrebbe essere una conseguenza dell’incontro tra la Meloni ed Orban? Sono solo ipotesi che non hanno riscontri oggettivi, né conferme.

C’è però un precedente su questo tema. Il 5 di febbraio il Ministro degli Esteri Tajani, aveva esortato gli avvocati di Ilaria Salis a chiedere i domiciliari in Ungheria, richiesta che, fino ad allora non era stata fatta e nemmeno presa in considerazione. Poi continuava insistendo che prima bisognava ottenere i domiciliari in Ungheria e questo era il punto fondamentale. Dopodiché si sarebbero potuti chiedere i domiciliari in Italia. Queste affermazioni venivano fatte ai primi di febbraio, subito dopo quindi la telefonata della premier italiana al suo omologo ungherese il 30 di gennaio e soprattutto dopo il loro incontro il 1° febbraio al Consiglio straordinario Ue a Bruxelles.

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