
Radio K55
Data di pubblicazione: 29/11/2025 alle 10:03
(Adnkronos) – Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’Adnkronos.
Esce con Mondadori ‘Quel profumo di brodo caldo’, il libro di Iva Zanicchi. Il profumo rassicurante dei cappelletti in brodo, il gusto semplice dell’erbazzone, l’aroma avvolgente del ragù alla bolognese, il sapore evocativo della polenta di castagne… In queste pagine troverete le ricette tradizionali dell’Appennino tosco-emiliano, dove Iva è cresciuta imparando a cucinare dalle donne di casa. Un trionfo di burro e di formaggi, di funghi e di patate, di polenta e di fritture. Una cucina povera di ingredienti ma ricca di sapori, per non farsi mai mancare il rito del convivio, del mangiar bene in compagnia. Iva, come si scopre leggendo ‘Quel profumo di brodo caldo’, è bravissima a evocare le atmosfere di allora, quelle cucine fumose dominate dal focolare, dove attorno a un tavolaccio di legno si consumavano i lunghi pranzi in famiglia. Ma troverete altre ricette del tutto inaspettate, come il borsch, lo strudel o la bouillabaisse… Perché la logica di questo libro di cucina è dettata dalla memoria: ogni piatto risveglia nell’autrice dei ricordi, o viceversa ogni ricordo, ogni aneddoto del passato è sempre legato a un sapore, a un profumo, a un godimento del palato. Così il borsch le ricorda l’affascinante Sascha, sua guida durante una tournée a Mosca; lo strudel gustato nel primo tour in Germania la riporta agli inizi della sua lunga carriera; la bouillabaisse scoperta a Cannes è legata in modo indelebile a un episodio professionale non piacevole. Nel libro, le storie dell’infanzia povera in campagna si alternano al racconto di momenti indimenticabili di una carriera all’insegna del successo: il “bidone” tirato a Frank Sinatra a New York, l’abbraccio del suo mito Gilbert Bécaud, l’infatuazione giovanile per Ermanno Olmi… Come se Iva volesse significare che la ragazzina di Vaglie che ha sofferto la fame e la diva tre volte vincitrice a Sanremo sono sempre la stessa persona. E che proprio quella fame, quell’appetito di cibo e di vita, sia stata la potente spinta che l’ha portata alle stelle.
Arriva sugli scaffali con Rizzoli ‘Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani’ dello storico Giordano Bruno Guerri. “Ogni avanguardia è tale quando, mentre uccide, prepara una nuova vita, demolendo insieme al passato il presente”. Vale per ogni avanguardia, e non può non valere più forte per l’avanguardia delle avanguardie. Fedele a questa definizione, Giordano Bruno Guerri ricostruisce l’esplosione e la dinamica di quel cataclisma totale – artistico, politico, di costume – che fu il futurismo, la più importante creazione culturale italiana dopo il Rinascimento. Lo fa partendo dal contesto, dall’Italia e dall’Europa di inizio Novecento, dal passato che i futuristi sentivano come gabbia e fardello, dal genio rivoluzionario del fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, che raccolse attorno a sé e al suo Manifesto del 1909 le energie più vivaci dell’epoca, in Italia e nel mondo. Così, in una istantanea di gruppo degli uomini e delle donne (già, l’altra metà del futurismo) che lo seguirono, Guerri ripercorre la cangiante traiettoria umana e artistica di Boccioni, Prampolini, Balla, Depero, Benedetta Cappa Marinetti, Valentine de Saint-Point, solo per citarne alcuni, e ricostruisce il rapporto del movimento con la guerra e le donne, diverso in entrambi i casi da come comunemente si crede, l’innamoramento per la modernità, l’indole ribelle e guascona, l’adesione compatta al mito della velocità. E il legame con il fascismo, l’ambizione di rendere futurista la rivoluzione mussoliniana, ambizione destinata a fallire e a ipotecare il giudizio storico sull’avanguardia creata da Marinetti. Eppure, il futurismo riuscì a impedire che anche il regime si appiattisse nella condanna dell’arte moderna – ‘degenerata’ – come accadde nella Germania di Hitler e nell’Unione Sovietica di Stalin. E oggi l’eredità del futurismo sopravvive nelle avanguardie, nelle invenzioni più contemporanee, da Internet all’Intelligenza Artificiale, nei costumi che i futuristi preconizzarono, nel modo di guardare, intendere, vivere e sopravvivere al progresso. Un libro di storia e di storie, in cui Guerri unisce la perizia del biografo e la brillantezza del narratore allo sguardo del commentatore attento, per stabilire – tra foto inedite dei protagonisti, manifesti, opere d’arte e idee di propaganda – cosa è stato il futurismo nelle vite dei suoi interpreti, e cosa c’è del futurismo nelle nostre (decisamente più noiose).
Adelphi manda in libreria ‘Vangelo nero’ dello scrittore giapponese Seichō Matsumoto. Il libro, ispirato a fatti realmente accaduti, è apparso dapprima a puntate tra il 1959 e il 1960 e poi in volume nel 1961. Bianca e maestosa, la chiesa cristiana di Musashino, quieto sobborgo di Tokyo, infonde un senso di profonda devozione, e un grande rispetto circonda i suoi sacerdoti, tutti stranieri, che vivono al riparo dalla frenesia e dalle tentazioni della grande città. Almeno fino a quando, in una placida mattina di aprile, le acque lente del vicino fiume Genpakuji non restituiranno il cadavere di una hostess. Come un ciottolo lanciato in uno stagno irradia i suoi cerchi, da quel corpo “di un bianco così puro” e dall’ «aria serena» affiorerà a poco a poco un disegno oscuro, in cui ogni membro e ogni fedele della chiesa gioca la sua parte: dal giovane prete Charles Tolbecque, smanioso di assaggiare alcune libertà vietategli dall’abito talare, alla provocante Ebara Yasuko, che il parroco René Villiers visita quasi ogni notte, fino ai vertici dell’ordine, coinvolti nel commercio di misteriose casse. Risalendo con pazienza gli anelli della catena si potrebbe fare luce sull’assassinio, e su chissà cos’altro – ma non nel 1959, nell’interminabile dopoguerra che il Giappone attraversa. Per il detective Fujisawa Rokurō e per il cronista Sano la ricerca della verità sarà una lotta impari: contro le gerarchie ecclesiastiche, risolute a insabbiare il caso, e contro il potere politico, timoroso di urtare le nazioni da cui provengono i religiosi. Specchio di un Giappone ferito ma animato da sussulti di orgoglio, Vangelo nero è uno dei libri più singolari di Matsumoto, dove le atmosfere del noir si saldano al rigore dell’inchiesta giornalistica, in una trama così prossima alla realtà da risultare implausibile.
Elsa Morante raccontata attraverso fotografie, manoscritti, lettere e documenti inediti: a quarant’anni dalla sua scomparsa, un viaggio per immagini dentro la vita e l’opera di una delle più grandi scrittrici del Novecento. E’ ‘Album Morante’, il libro a cura di Emanuele Dattilo, pubblicato da Einaudi. “Si dice – racconta Dattilo – che l’idea di questo album risalga al novembre del 1985. Dopo il funerale di Elsa Morante – così mi ha raccontato Goffredo Fofi – alcuni amici hanno pensato di raccogliere insieme le molte fotografie che erano in casa Morante, ritenendo che se ne potesse fare un bel libro commemorativo. La curatela di questo album fu affidata da subito a Patrizia Cavalli, che negli anni ci ha lavorato molto, a più riprese. È lei ad aver raccolto le fotografie, compilato una parte delle didascalie, segnato molti crediti fotografici, messo insieme dati e documenti utili. Ma credo che – al di là della pigrizia, a cui imputava ogni sua mancanza – il suo progetto fosse, in verità, troppo ambizioso. Attraverso le numerose immagini raccolte, infatti, Patrizia Cavalli non voleva semplicemente fare un ‘Album Morante’, con fotografie e dati biografici. Patrizia aspirava a molto di più: voleva anzitutto sottrarre Elsa alla morte, voleva salvarla. In che modo? Restituendo attraverso le immagini e la scrittura qualcosa di reale, di vivo, di impermeabile al tempo cronologico, simile a un’immagine assoluta di Elsa Morante”.
“È possibile sottrarre qualcuno alla morte? Non lo so. Ma so – afferma ancora Dattilo – che questo è il motivo per cui il libro ha tardato così tanto a uscire, negli anni, nella ricerca continua ed esasperata di una chiave che permettesse la visione totale di Elsa Morante in tutta la sua variegata e contraddittoria ricchezza, gioiosa e dolorosa. Io senz’altro non potevo adempiere un compito così arduo. Mi sono accontentato di comporre un album fotografico, limitandomi quasi esclusivamente ad affiancare le fotografie presenti ad alcuni testi, privilegiando quelli meno noti. Ho cercato, tuttavia, di restare vagamente fedele all’idea originaria, o almeno di non tradirla troppo: ho ceduto (poco) alla cronologia; sono caduto (ogni tanto) nella biografia; ho (raramente) interpretato, nonostante le mie dichiarate e ripetute intenzioni di non farlo. Ma mi sono sforzato di non restituire mai un’immagine letterale, riduttiva di Elsa Morante. Ho cercato cioè di evocarla piuttosto che di descriverla, sperando che fosse lei ad apparire secondo le sue proprie inclinazioni. E la mia domanda, la formula ricorrente di questo rito necromantico celebrato mediante immagini e parole, non è stata tanto: ‘Chi sei?’, ma piuttosto: ‘Come sei?’ Qui, infatti, nel suo modo di vivere, nei modi in cui Elsa Morante era se stessa, mi è parso che ci fosse qualcosa di più importante di tutti i dati biografici e di tutte le interpretazioni critiche sulla sua opera. Il modo in cui Elsa Morante ha vissuto – mi sembra che questo sia ciò che le sopravvive e che resta a noi, e forse è proprio ciò che è possibile, qui, vedere e salvare”.
Con La Nave di Teseo arriva sugli scaffali ‘Alza la testa! Una storia personale di resistenza’ di Yanis Varoufakis. Dopo aver sfidato i potenti nei palazzi dell’economia globale, Varoufakis – economista, ministro delle Finanze della Grecia nel governo Tsipras – porta i lettori in un viaggio diverso, quello attraverso la sua storia, e quella di chi, con il suo esempio, l’ha fatto diventare l’uomo, l’economista e il politico che è. Eleni, Anna, Trisevgeni, Georgia e Danaë sono le cinque donne fondamentali nella formazione morale e politica di Yanis Varoufakis. Eleni, la madre, Anna, la nonna paterna, Trisevgeni, la nonna materna, Georgia, la nonna della madre di sua figlia e Danaë, la sua compagna di vita, sono state, in modi diversi, esempi di donne coraggiose, forti, idealiste, anticonformiste disposte a rischiare tutto per i loro ideali di libertà. Donne che hanno vissuto a testa alta e hanno insegnato a fare lo stesso ai loro figli e nipoti. Che hanno combattuto – e combattono – il maschilismo, il colonialismo, la violenza degli uomini e dello stato, il fascismo, la dittatura, il consumismo esasperato che mette a repentaglio il nostro stesso futuro. Raccontandoci le loro storie Yanis Varoufakis racconta anche la sua, ma, soprattutto, la nostra e quella di un secolo, il Novecento, che ha dato forma al presente, alle sue tragedie, ma anche alle sue speranze. Alza la testa! è una lettera aperta all’anima di ognuno di noi, un invito a non cedere all’indifferenza e a restare vigili, vulnerabili, autentici. Un’opera, intima e radicale, dove storia, filosofia e politica si intrecciano in una riflessione sulla dignità, la libertà e il significato del restare umani in un mondo che appare ogni giorno sempre meno umano.
È tempo di una nuova mappa della storia. Questo l’obiettivo di Alessandro Vanoli, autore di ‘Oriente. Una storia’ (Laterza). Una mappa dove ogni confine svanisce e comincia un viaggio millenario di connessioni, scambi e culture che hanno plasmato il mondo che conosciamo. È lì che scopriremo l’Oriente e la sua storia. Che parla tanto di noi. Ecco, dunque, il punto di partenza: una mappa. Come quelle dei viaggiatori antichi: una carta un po’ ingiallita, stesa con attenzione su un tavolo di legno. Per scoprire che non c’è nessun confine naturale, nessun luogo geografico dove sia possibile affermare che abbia inizio l’Oriente. C’è invece un solo unico immenso macrocontinente, dove le divisioni tra Europa e Asia non sono geologiche ma umane, culturali e politiche. In questo libro Alessandro Vanoli racconta la storia di come l’Oriente ha contribuito a costruire l’Occidente. Una storia fatta di viaggi, mercanti e guerre e che parla di spezie, di gioielli e di pietre preziose, ma anche di un’infinità di scoperte, dalla bussola allo zero, al divano. Ma in parallelo racconta anche come, proprio assieme a questa progressiva mescolanza, si sia costruita sempre di più una contrapposizione culturale, ideologica e politica. Perché erano in Oriente il giardino dell’Eden e le immense ricchezze sognate da Alessandro Magno, ma erano a Oriente anche i barbari e i più terribili mostri. E di secolo in secolo tutto questo sarebbe stato ripreso e rivisto in forme diverse, fino ai sogni orientalistici più moderni fatti di harem e odalische, di asceti in meditazione ma anche di violenza e di tirannide. Sino al presente, tra spiritualità indiana, ristoranti di sushi e serie televisive coreane, in un mondo sempre più frammentato e segnato dai drammi del Medio Oriente e dal potere della nuova Cina, dove nessuna facile definizione basta ormai a dirci cosa di noi sia Occidente e cosa Oriente.
La storia dell’arte è segnata da profonde rivalità, che in alcuni casi sconfinano nella leggenda. Con ‘Sfida per la bellezza. Bernini contro Borromini’, il saggio di Costantino d’Orazio pubblicato da Il Mulino siamo a Roma, nel XVII secolo: due geni, due visioni, un’unica città come teatro del loro duello. Gianlorenzo Bernini e Francesco Borromini non sono solo rivali, sono gli architetti che hanno alimentato lo spirito metamorfico del Barocco, di cui rappresentano due facce opposte e al contempo profondamente intrecciate. Il loro confronto non si gioca solo tra personalità opposte – solare e affabile il primo, tormentato e schivo il secondo – ma si traduce nel gioco delle forme – il cerchio e il quadrato di Bernini, l’ovale e il triangolo di Borromini – nell’effetto delle proporzioni – sempre grandiose per Bernini, intime per Borromini. Dagli scaloni di Palazzo Barberini alle chiese di San Carlino e Sant’Andrea, fino ai palazzi di Trinità dei Monti, questo libro guida il lettore in un viaggio tra capolavori immortali, documenti d’archivio e affascinanti racconti popolari. Tra storia e mito, verità e leggenda, la rivalità di due grandi geni diventa la chiave per comprendere non solo il Barocco, ma anche la nascita dell’artista moderno. Costantino d’Orazio è direttore dei Musei nazionali dell’Umbria. Curatore del Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma – dal 2014 al 2017 e collabora con l’Università di Roma Tor Vergata. Conduce la rubrica AR-Frammenti d’Arte su RaiNews24 e partecipa al programma Wikiradio su Radio 3. Tra i suoi saggi: ‘Raffaello segreto’ (2015), ‘Michelangelo. Io sono fuoco’ (2016), ‘Leonardo svelato’ (2019) e ‘Il mistero van Gogh’ (2019) per Sperling & Kupfer; per Laterza è autore di ‘L’arte in sei emozioni’ (2018).
Un romanzo sulle apparenze, sulle zone d’ombra che ognuno nasconde anche alle persone più vicine, e sulla difficoltà di conoscere davvero chi si ama: così si presenta ‘Storia di un minuto’, il nuovo libro di Enrico Tommasi pubblicato da Morellini editore. Claudio e Roberta sembrano la coppia perfetta: lui chirurgo plastico di successo, lei moglie devota. Ma l’arrivo di una misteriosa lettera anonima innesca il crollo delle loro certezze. Entrambi custodiscono verità inconfessabili che minacciano di distruggere tutto ciò che hanno costruito insieme. Ambientato in una Milano contemporanea, il romanzo intreccia le voci dei protagonisti, rivelando quanto le scelte del passato possano tornare a perseguitarci. Chi è vittima e chi carnefice in questo gioco di specchi? In un crescendo di tensione, una terza figura nell’ombra muove i fili di un piano di vendetta perfetto. Quando la verità verrà a galla, nulla sarà più come prima. ‘Storia di un minuto’ è un romanzo psicologico che esplora la complessità dell’animo umano, il desiderio e la finzione, e la fragilità dei legami che diamo per scontati. Enrico Tommasi, salernitano di nascita, vive da molti anni a Milano dove esercita la professione di notaio. Esordisce nel 2019 con ‘I ragazzi della via Boeri’ (Primiceri Editore), finalista al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como. Nel 2020 pubblica ‘L’inganno della lentezza’, diario intimo di un cammino sulla via Francigena, e nel 2022 esce ‘La nostra estate migliore’ (Morellini Editore), ristampato più volte e tra i titoli di narrativa contemporanea più venduti su Kindle Store. Nel 2023 pubblica ‘Un imperfetto sconosciuto’ (Morellini Editore).
Questo viaggio memorabile per abbazie alla ricerca dei discendenti, degli emuli e dei predecessori del santo protettore d’Europa, san Benedetto da Norcia, è diventato uno dei libri più amati di Paolo Rumiz. L’autore triestino non ha smesso tuttavia di cercare le radici della fratellanza europea attraverso un pellegrinaggio sentimentale che, nel nome di Benedetto, possa rinsaldarla, e in ‘Il filo infinito. Edizione ampliata e illustrata’ ora in libreria con Feltrinelli racconta le sue scoperte più recenti. Si aggiungono così Montserrat, “l’abbazia più famosa di Spagna, la casa della Madonna nera, protettrice della Catalogna”, che proprio nel 2025 compie mille anni; la barocca Göttweig, con i suoi severi muraglioni, tra le vigne e le foreste austriache; Tyniec, amatissima da papa Wojtyła, che troneggia su una rupe a picco sulla Vistola. E poi si sconfina sulle scogliere tempestose d’Irlanda, dove i druidi lasciarono il posto ai primi eremiti cristiani, e si va ancora oltre, ai limiti d’Europa, fino a imbattersi quasi per caso, tra gli immensi faraglioni che scandiscono le coste portoghesi, nei sorprendenti resti di un forte di mistici guerrieri dell’Islam. Dall’estremo Occidente fino al Danubio, ogni capitolo è arricchito dai disegni originali di Riccardo Vecchio, che restituiscono tutto il fascino e il mistero di questi luoghi senza tempo. “Credevo di essere arrivato, e invece no. Una storia che si snoda su un filo infinito è destinata fatalmente a regalare sorprese sempre nuove. C’era un enigma, che chiedeva di essere risolto”.
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