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Esteri

Medio Oriente: la tregua e gli ostaggi, la speranza di un altro giorno

today29/11/2023 29

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Si vive alla giornata. E ogni giorno è un susseguirsi di trattative, proposte, minacce, offerte al cardiopalmo. Sempre sul quel filo sottilissimo che può far cadere tutto o allungare la tregua per altre ventiquattrore. Nell’ultimo giorno, i mediatori cercano di estendere la tregua a Gaza, con un altro scambio di ostaggi sperando che i governanti di Hamas nel territorio continuino a liberare gli ostaggi in cambio del rilascio dei prigionieri palestinesi e di un’ulteriore tregua dall’offensiva aerea e terrestre di Israele. Se falliranno la tregua scadrà e domani riprenderà la guerra.

Israele ha accolto con favore il rilascio di dozzine di ostaggi negli ultimi giorni e afferma che manterrà la tregua se Hamas continuerà a liberare i prigionieri. Ma non demorde sull’altro suo obiettivo: annientare il gruppo armato che governa Gaza da 16 anni Settimane di pesanti bombardamenti aerei, un’invasione di terra, la demolizione di vaste aree del nord di Gaza e la morte di migliaia di palestinesi. Un’ecatombe che sembra aver avuto scarsi effetti sul governo di Hamas, che ha evidenziato dalla sua capacità di condurre negoziati complessi, far rispettare il cessate il fuoco tra altri gruppi armati e orchestrare il regolare rilascio degli ostaggi.

Il leader di Hamas a Gaza, Yehya Sinwar, e altri comandanti si sono probabilmente trasferiti nel sud, insieme a centinaia di migliaia di palestinesi sfollati che si sono stipati in rifugi traboccanti. Un’invasione di terra israeliana del sud potrebbe alla fine stanare i leader di Hamas e demolire il resto delle sue infrastrutture militanti, compresi chilometri (miglia) di tunnel, ma con un costo in vite palestinesi e di distruzione che gli Stati Uniti, i principali alleati di Israele, sembrano davvero non disposti ad accettare. E poi c’è la pressione internazionale per un cessate il fuoco duraturo sta già aumentando. Martin Indyk, ex ambasciatore americano in Israele, ha scritto su X che quanto lontano entrambe le parti saranno disposte a spingersi nello scambio di ostaggi e prigionieri per la tregua sta per essere messo alla prova. Ma le pressioni e gli incentivi affinché entrambe continuino a mantenere questa decisione sono al momento più forti degli incentivi a tornare in guerra.

Comunque la questione è davvero seria e i pezzi grossi si muovono. Ieri il direttore della CIA William Burns e David Barnea, che dirige l’agenzia di spionaggio israeliana Mossad, erano in Qatar per discutere l’estensione del cessate il fuoco e il rilascio di altri ostaggi. Il Qatar continua a svolgere un ruolo chiave nella mediazione e ha ospitato i colloqui, che includevano anche mediatori egiziani. Anche il segretario di Stato americano Antony Blinken dovrebbe visitare la regione questa settimana e spingere per una tregua più lunga. Intanto una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri del gruppo G7 delle democrazie ricche, che comprende stretti alleati di Israele, ha chiesto un’ulteriore estensione della tregua e la protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale.

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