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Salute e Benessere

COP 28: ufficialmente ultimo giorno e senza speranze. Ma ci sarà una coda

today12/12/2023 18

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Parole che oggi, alla fine dell’evento ,sembrano aver perso qualsiasi significato. Il presidente del summit, il sultano Al Jaber, infatti aveva affermato all’apertura che la Cop 28 avrebbe rappresentato la tappa più rilevante per il Pianeta dall’Accordo di Parigi del 2015.
E invece rischia di naufragare senza speranza, soprattutto per le stesse dichiarazione di Al Jaber il quale ha affermato che non esistono evidenze scientifiche sul legame tra le emissioni dovute ai carburanti fossili e la crisi climatica. L’ultima bozza del testo di 21 pagine presentata ieri non fissa più alcun obiettivo storico di uscita dal petrolio, dal gas e dal carbone. E, a proposito di negazionisti climatici, aveva fatto scalpore anche l’arrivo a Dubai, giovedì scorso, del presidente russo Vladimir Putin, che finanzia la guerra in Ucraina esportando gas e petrolio.

Comunque le dichiarazioni e i contenuti dell’ultima bozza di accordo finale, proposta ieri proprio da Al Jaber,  porteranno inevitabilmente, e del resto come è successo in quasi tutte le altre Conferenze delle Nazioni Unite sul clima, a uno slittamento della deadline. C’è una forte divisione all’interno dei partecipanti. Si sono dimostrati particolarmente critici con la proposta sul tavolo i Paesi europei, gli Stati insulari e diversi Paesi dell’Africa e dell’America Latina (eccetto la Bolivia), insomma quelli più colpiti dai cambiamenti climatici. In rivolta, ovviamente, le associazioni ambientaliste coinvolte nei negoziati. Tra le reazioni più dure, quella del ministro delle Risorse naturali delle Isole Marshall, John Silk  il quale ha dichiarato duramente che non sono intervenuti alla Cop 28 per firmare la propria condanna a morte. E infatti le Organizzazioni non governative, gli scienziati e gli esperti denunciano un progetto che, come al solito, elenca opzioni non vincolanti: una lista della spesa che prevede lo sviluppo del solare, dell’eolico, del nucleare, delle tecniche di cattura del carbonio, ma ancora non fissa alcun vincolo all’uscita dal consumo di combustibili fossili. 

Ed è un problema che queste convention si portano dietro sin dal famoso Protocollo di Kyoto del 1997 (Cop 3), il primo accordo internazionale che stabiliva precisi obiettivi vincolanti per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta, da parte dei Paesi industrializzati e delle economie in transizione che vi avevano aderito. Il vizio di forma che queste assunzioni d’impegno sta nel  non essere davvero vincolate da leggi o autorità e che non prevede nessun tipo di sanzione per chi non rispetta gli impegni presi. Questo significa che tutto viene lasciato alle buone volontà di governi che poi cambiano, condizionato dalle situazioni internazionali mutevoli per cause economiche, per nuove alleanze politiche o addirittura per eventi militari. E così ogni motivo diventa buono per essere anteposto soprattutto ad una vera ed efficace riduzione del produzione dei gas serra, generati dai combustibili fossili.

Nel frattempo per quello che ci riguarda, un rapporto di Germanwatch, NewClimate Institute e il CAN retrocede l’Italia dal 29esimo al 44esimo posto nella classifica delle politiche ambientali.  I delegati di questa Cop 28 sono chiamati oggi a votare il testo finale all’unanimità, ma sembra però difficile che riescano a rispettare la scadenza, visto che i negoziati dovrebbero proseguire anche nei prossimi giorni per trovare almeno un qualche accordo condiviso, ma verosimilmente senza grandi speranze

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