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    Radio K55

Cronaca

La colpa é sempre degli altri

today08/03/2023 19

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Questo in sintesi è il concetto espresso dalla relazione del Ministro degli Interni Piantedosi che ieri ha riferito al Parlamento sulla vicenda del naufragio a Cutro.

Si parte dall’avvistamento da un aereo di Frontex di un’imbarcazione fortemente sovraccarica (circa 200 persone) diretta verso le coste italiane alle 22.00 di sabato. Ma secondo Piantedosi non la comuncazione non denunciava una situazione di pericolo e quindi di conseguenza è a causa di Frontex  se non si é percepito l’imminente rischio.

Sono comunque uscite due motovedette della GdF per intercettare la nave. Ma inutilmente, dato che sono tornate in porto prima di poter fare alcunché. La colpa? Le avverse condizioni meteorologiche che le hanno costrette

Alle 04.30 circa, giungevano alla Guardia Costiera alcune segnalazioni telefoniche da parte di soggetti anonimi presenti a terra, relative a un’imbarcazione in pericolo a pochi metri dalla costa. Ma la Guardia Costiera sostiene di non aver ricevuto nessun avvertimento, né dall’imbarcazione, né da altri. La colpa? Di chi ha fatto le telefonate anonime e non si è presentato a dare l’allarme.

Alle 05:00 di domenica 26 un pescatore scopre il naufragio con i corpi dei morti che galleggiano in mare. E qui il pescatore non ha nessuna colpa visto che era uscito a fare il suo lavoro, cioè pescare, anche se era domenica, giorno di festa e di riposo.

Resta il fatto che un’imbarcazione con duecento persone che si dirige verso le coste italiane, è molto improbabile che stesse facendo turismo. E quindi è colpa degli immigrati se non hanno chiamato la capitaneria di porto informandola che non erano turisti, ma immigrati che avevano bisogno di aiuto.

Piantedosi  relaziona che alle 3,50, quando l’imbarcazione era a duecento metri dalla costa, gli scafisti che la manovravano vedono dei lampeggianti provenienti dalla spiaggia. A quel punto, temendo la presenza delle forze dell’ordine, effettuano una brusca virata nel tentativo di cambiare direzione, per allontanarsi dal quel tratto di mare. Quel repentino cambiamento d’assetto fa urtare l’imbarcazione contro la secca, la barca va in mille pezzi e la tragedia si consuma.

Nessuno era lì a controllare la situazione, nemmeno dalla spiaggia, magari con binocolo? Nessuno si è accorto del naufragio, se è vero che alle 5.00 é il pescatore che scopre il naufragio.

Dalle 3,50 alle 5.00 nessuno pattugliava il mare, anche se era mosso. Ma nessuno controllava nemmeno da terra. Sei/sette ore dopo la segnalazione  di Frontex, nessuno vigilava su quel natante, a quel momento, a poche centinaia di metri dalla riva. 

Già, ma siccome Frontex  non aveva dato allarmi, il monitoraggio di quell’imbarcazione, nonostante le cattive condizioni del mare, evidentemente era stato completamente sospeso. Altrimenti qualcuno si sarebbe accorto che la barca se non aveva bisogno di aiuto, con quelle onde e sovraccarica com’era, ne avrebbe potuto aver bisogno da un momento all’altro.

Ci piacerebbe sapere come e da chi Piantedosi ha saputo che alle 3,50 gli scafisti, per paura delle forze dell’ordine, hanno virato bruscamente e, sbattendo contro la secca, hanno provocato il naufragio.

C’è qualche testimone di quella tragedia? Se sì, perché non ha dato l’allarme? Oppure lo ha dato e nessuno gli ha creduto? Oppure nessuno si è mosso? Possibile che Piantedosi, o chi per lui, non sappia se esiste una figura così nodale in tutta la vicenda?

Se ci fosse stato un testimone oculare, dando l’allarme, avrebbe potuto far scattare prima i soccorsi e forse ridurre le vittime. 

Oppure sono informazioni che arrivano dagli immigrati? Questi però erano quasi tutti sotto coperta, potevano davvero rendersi conto di quel che succedeva fuori, finché la barca non andò in pezzi?

Piantedosi ci dice che normalmente, in vista della costa, i migranti telefonano alle autorità lanciando un allarme.

Stavolta non è successo. Forse perché quegli uomini non si rendevano conto di quanto stesse succedendo?

E allora come hanno potuto testimoniare sulle manovre degli scafisti? Comunque la colpa è loro che non hanno telefonato, come di solito fanno gli immigrati.

Ma la domanda delle domande è: perché quando sono rientrare le imbarcazioni della Guardia di Finanza, non sono subito uscite quelle della Capitaneria di Porto, sicuramente più attrezzate ad affrontare quel mare particolarmente mosso?

Piantedosi continua a far intendere che alla base di tutto c’era quella comunicazione di Frontex delle 22.00 di sabato 26 in cui si comunicava che, nonostante la nave risultasse sovraffollata, non sembrava, in quel momento, avere problemi di navigazione.

A quel punto tutto l’impegno si è risolto nel giro in mare delle imbarcazioni della GdF e poi tutti sono stati tranquilli fino al momento del naufragio.

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