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    Radio K55

Esteri

La ripresa degli attacchi israeliani e le nuove criticità degli ospedali

today06/12/2023 15

Background
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I pesanti combattimenti in corso a Gaza bloccano la maggior parte della consegna degli aiuti e lasciano i civili con pochi posti dove cercare sicurezza. Oggi le forze israeliane stanno scontrandosi con i militanti di Hamas in tutta Gaza, restringendo ulteriormente l’area in cui i palestinesi possono cercare sicurezza e bloccando la distribuzione di aiuti vitali nella maggior parte del territorio. L’assalto al sud minaccia ulteriori sfollamenti di massa all’interno dell’enclave costiera assediata, dove, secondo le Nazioni Unite circa 1,87 milioni di persone, oltre l’80% della popolazione, hanno già abbandonato le proprie case. Gran parte del nord della città di Gaza, è stata completamente distrutta, e i palestinesi temono che il resto di Gaza possa subire un destino simile, mentre Israele cerca di smantellare Hamas, che ha profonde radici nel territorio.

Israele ha deciso che  non potrà più accettare la presenza militare di Hamas a Gaza e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele manterrà un controllo di sicurezza a tempo indeterminato sul territorio, scelta osteggiata sia dagli Stati Uniti che da  gran parte della comunità internazionale. L’esercito israeliano ha fatto sapere ieri che  che le sue truppe si trovano nel cuore della città meridionale di Khan Younis, dopo quella che ha descritto come la giornata più intensa di combattimenti dall’inizio dell’operazione di terra cinque settimane fa’.

Negli ultimi tre giorni, la distribuzione degli aiuti, ridotte ormai solo a forniture di farina e acqua, è stata possibile solo a Rafah e dintorni, al confine meridionale con l’Egitto, a causa dei combattimenti e delle chiusure stradali da parte delle forze israeliane. Il gruppo umanitario Medici Senza Frontiere ha affermato che il carburante e le forniture mediche hanno raggiunto livelli criticamente bassi presso l’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa nella città centrale di Deir al-Balah, a nord di Khan Younis. Dal 1° dicembre, quando è scaduta una tregua di una settimana, ogni giorno vengono portati qui fino a 200 feriti.

Senza elettricità, i ventilatori cesserebbero di funzionare, le donazioni di sangue dovrebbero cessare, la sterilizzazione degli strumenti chirurgici sarebbe impossibile, come spiega Marie-Aure Perreaut Revial, coordinatrice dell’emergenza del gruppo umanitario a Gaza. Ed ha sottolineato come si  stiano esaurendo anche le scorte chirurgiche e i fissatori esterni per le ossa rotte. Gaza è rimasta senza elettricità fin dalla prima settimana di guerra, e Israele ha fortemente limitato le importazioni di carburante, costringendo diversi ospedali a chiudere perché non possono far funzionare i generatori di emergenza. Migliaia di persone sono fuggite a Rafah, da quando Israele ha ripreso l’offensiva dopo il cessate il fuoco, compresi molti palestinesi provenienti dal nord che sono stati sfollati più volte.

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