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Esteri

Medio Oriente: il conflitto si complica e si estende. Soluzioni lontane e poco chiare

today17/01/2024 18

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Il conflitto in Medio Oriente sta espandendosi, proprio come nessuno si augurava, chi nelle intenzioni, chi solamente nelle dichiarazioni. L’aggravarsi della situazione negli ultimi cinque giorni fa temere, per primi agli Stati Uniti, che lo scontro tra Israele e Hamas sia stato solamente l’inizio di un vero conflitto multilaterale che oggi inizia a coinvolge diverse potenze locali, obbligando tra l’altro gli alleati di questo o quello schieramento, a impegnarsi in un appoggio a volte solo verbale, altre invece con azioni militari su campo.

Ad esempio la recente entrata in scena degli Houthi, con attacchi che di fatto hanno bloccato il traffico commerciale nel Mar Rosso, sta rendendo più attivo l’interesse e la preoccupazione di paesi e alleanze che, dalla chiusura di questa via commerciale, vengono economicamente danneggiati in modo molto serio. E prima o poi, almeno l’Unione Europea dovrà prendere delle decisioni fors’anche operative.

E nel conflitto in loco ormai sono a vario titolo coinvolti lo Yemen, l’Iran, l’Iraq, la Siria, il Pakistan in un’ondata caotica di attacchi e rappresaglie che si sviluppa tra azioni ufficiali degli eserciti, e operazioni, non sempre ammesse, di gruppi para-terroristici, spesso braccio armato di un’etnia o di uno Stato. Non sempre chiari, ma poi sono proprio gli obiettivi degli attacchi di solito che chiariscono le posizioni. Ma non sempre è così.

Ad esempio anche se l’Iran arma e sostiene gli Houthi, ancora non è chiaro quanto abbia contribuito a pianificare o dirigere i loro attacchi. Invece proprio Teheran ha lanciato l’assalto agli interessi di Israele l’altro ieri, lanciando missili vicino al consolato americano nel nord dell’Iraq, contro quello che è ritenuto il quartier generale del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana.

E ieri, sempre l’Iran ha colpito obiettivi anche all’interno del Pakistan, uccidendo due bambini e ferendo altre tre persone, secondo quanto dichiarato dal governo pakistano. L’Iran, attraverso i media statali, ha descritto gli obiettivi come basi del gruppo militante dei jihadisti pakistani  Jaish al-Adl,, secondo l’Iran, un gruppo militante sunnita che opera in gran parte oltre il confine, in Pakistan. L’Iran ha combattuto i militanti nelle aree di confine, ma un attacco missilistico e droni contro il Pakistan dotato di armi nucleari non avrebbe precedenti.

Insomma tra gli Stati e le organizzazioni militari più o meno indipendenti (Hamas, Hezbollah, Houthi, Jaish al-Adl…)   le dinamiche di interazione bellica nell’area si fanno sempre più complicate, interdipendenti, nervose e vendicative, ma soprattutto stanno facendo allargare il conflitto con i rischi e le conseguenze che questo comporta.

La situazione è delicatissima da un punto di vista diplomatico e si cammina su un crinale pericoloso sul quale, e gli americani ne sono consapevoli, come il tempo giochi a sfavore di pause umanitarie o cessate il fuoco e invece fornisca carburante per accrescere un incendio che potrebbe aver conseguenze, se non proprio globali, sicuramente internazionali.

 

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