Radio K55
Data di pubblicazione: 30/08/2025 alle 13:54
(Adnkronos) – Una notte veneziana carica di emozione e incanto ha fatto da cornice alla festa in onore di Guillermo del Toro, visionario regista messicano e protagonista della 82esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, dove è in concorso con il suo kolossal "Frankenstein". Il cineasta di "Il labirinto del fauno" è stato celebrato con un esclusivo cocktail all'Hotel St. Regis, affacciato sul Canal Grande, a due passi dalla bellezza eterna di Piazza San Marco. L'evento ha accompagnato la presentazione ufficiale di "Sangre del Toro", il nuovo documentario firmato Yves Montmayeur, regista già premiato a Venezia con "The 1000 Eyes of Dr Maddin". L'opera, presentata in anteprima nella sezione Venezia Classici, è molto più di un tributo: è un viaggio spirituale e sensoriale dentro il labirinto creativo di uno dei maestri assoluti del cinema contemporaneo. A rendere omaggio a del Toro, un raffinato parterre di ospiti internazionali provenienti dal mondo del cinema, della cultura e delle arti visive. Tra i presenti spiccavano Massimiliano Gallo, attore italiano recentemente applaudito per i suoi ruoli intensi e versatili, e la magnetica Shalana Santana, icona brasiliana di stile e talento. Presenze di grande carisma anche da oltreoceano, come la protagonista di "Narcos: Mexico" Mayra Hermosillo, l'affascinante attrice e attivista Karla Sofía Gascón, e l'italo-russa Tatiana Luter, interprete eclettica del nuovo cinema europeo. Tra gli ospiti anche il giovane e promettente Alex Leone, la raffinata produttrice e regista Morena Gentile, e la celebre Cinzia TH Torrini, regista e autrice di alcune delle serie più amate dal pubblico italiano. A completare il quadro, i produttori Marc e Vanessa Bikindou, presenza costante nei grandi festival internazionali, instancabili sostenitori di un cinema d'autore globale e indipendente. La festa è stata il naturale prolungamento della proiezione-evento di Sangre del Toro, che ha emozionato il pubblico della Sala Corinto poche ore prima. Il documentario di Montmayeur è un'opera densa e poetica, che attraversa non solo la carriera ma l'anima stessa di del Toro, dalle radici messicane al trionfo hollywoodiano, passando per i suoi universi gotici, le sue reliquie, i suoi mostri. Lo stesso Yves Montmayeur, presente alla festa, ha definito l'opera "una lettera d'amore al cinema e alla mente di un uomo che ha trasformato le sue paure in meraviglia". Il regista ha dialogato a lungo con gli ospiti, raccontando aneddoti dal set, esplorando il confine tra realtà e immaginazione, tra sacro e profano, tra cinema e spiritualità. Del Toro, visibilmente commosso, ha ringraziato Montmayeur per "aver saputo entrare nel mio mondo senza giudicarlo, ma abbracciandolo come si abbracciano i sogni che fanno paura". Sorseggiando calici di bollicine italiane e francesi e cocktail, gli ospiti hanno condiviso impressioni, idee, progetti futuri. L'atmosfera, sospesa tra il glamour veneziano e il gotico poetico che da sempre accompagna il cinema di del Toro, ha reso la serata un'esperienza unica. I riflessi dell'acqua, le luci dorate del St. Regis, le note jazz in sottofondo: tutto sembrava parte di una scenografia creata dallo stesso regista. Con la proiezione imminente del suo attesissimo "Frankenstein", del Toro conferma il suo legame indissolubile con Venezia. Ma questa serata ha detto molto di più: ha mostrato un artista amato non solo per il suo genio visivo, ma per la sua umanità profonda, per la sua capacità di creare ponti tra i mostri e gli uomini, tra il passato e il futuro, tra il cinema e il sogno. (di Paolo Martini) —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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