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    Radio K55

Psicologia

Trova le differenze

today15/10/2023 71

Background
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Ancora prima della crisi mediorientale in corso ci eravamo trovati nella condizione di riflettere sul rapporto che gli umani intrattengono con l’atto di uccidersi tra loro. Vedi all’articolo Ammazzatoi e d’intorni.

Dopo quanto successo e quanto ancora succede, le altre notizie sembrano robetta, passano in secondo piano, quindi occorre rimanere su questo tema anche questa settimana.

Un tema difficile, perché come ne parli sbagli. Dal dibattito in corso nei vari talk show televisivi, oppure dagli editoriali dei massimi organi di stampa, sembra che l’unica cosa che conti sia stabilire chi tra le parti in causa ha più ragione, oppure trattandosi di fatti violenti, chi è meno cattivo.

In altre parole, l’esigenza di posizionarsi da un punto di vista ideologico prevale sull’esigenza di interrogarsi sul come i fatti possano prendere pieghe meno distruttive. Per interrogarsi occorre accettare di procedere tra dubbi ed incertezze, che riguardano anche il proprio operato di cittadini del mondo: “Forse qui abbiamo sbagliato a non dire la nostra, forse lì avremmo potuto fare diversamente invece di appoggiare questo o quello”. Considerazioni che in questa fase del dibattito pubblico non si sentono mai.

Anche se ogni dichiarazione, quasi in modo rituale, parte con l’assegnare responsabilità ad entrambi i contendenti in gioco, di fatto viene poi condotta mirando ad individuare chi ha maggiori responsabilità, e quindi, chi ha maggiori colpe. L’urgenza più sentita nel dibattito pubblico è quindi quella di prendere posizione riguardo la parte del conflitto che si appoggia oppure che si avversa, enumerando i motivi che rendono buona e giusta questa posizione.

Ovvero, la riflessione è interamente focalizzata dalla questione morale. Chi ha diritto ad esser violento ? Chi non ce l’ha ? Esiste una violenza cattiva, spregevole, ed una che invece è, con tutti i distinguo possibile, almeno giustificabile e giustificata dalla Storia con la S maiuscola? Domande difficili. Risposte impossibili.

Inoltre, visto che la questione Israelo-palestinese va avanti da quasi cento anni, molte discussioni riguardano la ricostruzione di fatti storici e la loro interpretazione. Per cui stiamo assistendo anche ad una gara di ricostruzioni storiche su fatti che sembravano ormai sopiti nella coscienza dei più, rispetto ai pressanti problemi dell’attualità.

A proposito delle ricostruzioni storiche, quanto già visto accadere nella crisi Ucraina si sta ripresentando pari pari nella crisi palestinese.

Intendiamoci, tutto ciò non è inutile né privo di valore. Fa parte di uno sforzo intellettuale di una comunità ben motivato dalla portata di queste crisi di convivenze delle umane genti.

Però, se la focalizzazione sulle ragioni delle parti per stabilire chi ne abbia o chi ne manchi, rimane l’unica forma di pensiero possibile, finisce sullo sfondo un altro tema importante che rimane così quasi totalmente impensato e quindi anche impensabile.

Il tema è questo: l’evoluzione di queste crisi segue schemi ben precisi, al punto che si può facilmente prevedere quello che accadrà, almeno per grandi linee. Di che si tratta ?

La schismogenesi

Questa parola è stata coniata 80 anni fa dall’antropologo e teorico della comunicazione Gregory Bateson ed è un concetto che descrive e analizza i conflitti cronici tra individui, nelle separazioni matrimoniali per esempio, ma anche nei conflitti di comunità umane largamente rappresentate, come popoli o nazioni. Il fenomeno in questione si caratterizza per un aspetto riconoscibile: nella schismogenesi simmetrica accade che le due entità coinvolte operino reciprocamente delle scelte che hanno l’effetto di stimolare nell’altra, come risposta, il medesimo tipo di comportamento o atteggiamento. Il circolo vizioso che si instaura comporta un sistematico aumento progressivo dell’intensità del conflitto.

Abbiamo infiniti esempi di questo tipo di situazioni nella storia delle convivenze umane. Solo per rimanere alla Storia Moderna, senza tornare indietro più di tanto, la più usata come esempio è stata la corsa agli armamenti nucleari simmetrica tra USA e Urss negli anni caldi della guerra fredda. Ma poi abbiamo in Irlanda del Nord, il conflitto tra Unionisti e repubblicani, in Ruanda tra Hutu e Tutsi, nell’Islam tra sciiti e sunniti, e poi ancora in Cina con Taiwan, in Siria e tanti altri ancora.

L’eterno ritorno dell’Uguale

Quello che caratterizza questi fenomeni è la natura schematica e prevedibile della loro evoluzione. Sono tutti uguali. Si cerca sempre nella storia le ragioni del conflitto, ma anche se fossero l’unica causa, gli errori della storia non si possono cambiare. Si omette sempre di cercare nelle emozioni collettive del presente la ragione principale. Si omette di analizzare il modo in cui i media indirizzano queste emozioni nel presente, per interessi vari e diversi. Emozioni che si sintonizzano su fantasmi schismogenetici.

Vi riporto, come esempio, una descrizione tratta da un articolo del 2017 della rivista online InfoAUT sul conflitto tra spagnoli e catalani.

“Questi conflitti possono prendere una tendenza verso un aumento considerevole di aggressività reciproca tra le due parti contrapposte. Secondo questo concetto questi processi sono graduali e sostenuti nel tempo, di modo che giunge un momento nel quale non è chiaro quando è iniziato tutto e abitualmente le parti si accusano a vicenda di essere gli iniziatori e gli unici responsabili del conflitto. E lo fanno adducendo e ingigantendo dettagli e parti che gli danno ragione, e minimizzano l’importanza dei fatti e delle argomentazioni equivalenti di cui si serve la controparte.

In questi processi, l”altro” è convertito in una ossessione, e succedono cose e si arriva a situazioni che i soggetti consideravano impossibili, inimmaginabili. Le motivazioni, per quante analisi si facciano a posteriori, molto spesso non hanno spiegazione razionale possibile – perché ciò che più definisce il processo di schismogenesi è la rialimentazione che trova ciascuna parte in ciò che fa e dice l’altro, e che porta a reagire, in una catena azione-reazione ogni volta più aggressiva e più puramente emotiva. È qui che stiamo: ci sono due legittimità, quella spagnola centralista e quella catalana indipendentista. Queste due legittimità hanno natura e ricorrenza differenti, però in questi momenti son vissute entrambe come pienamente legittime dalle persone dei due gruppi umani coesi tra loro. … In questa dinamica si sono configurati due paradigmi opposti che si negano la legittimità a vicenda e che impossibilitano stabilire del tutto la comunicazione. Il peggio di tutto ciò è che gli effettivi di una o dell’altra parte hanno ogni volta meno rispetto di quella contraria, perché ne considerano illegittime la loro posizione e le loro credenze, cosa che comporta una disumanizzazione sempre più cruenta dell’ “altro”. “

Il Vajont delle emozioni

Quanto qui descritto come vedete si adatta perfettamente alla questione Israelo-palestinese, parola per parola. Ma andiamo avanti a leggere :

“Questa polarizzazione finisce col coinvolgere tutti, che si vedono ogni volta di più obbligati a posizionarsi a favore di una delle parti. E il risultato ce lo abbiamo davanti ogni giorni da anni, nell’azione politica e giudiziaria, come negli spazi pubblici, nei tg, nei giornali, nei dibattiti, in strada, nelle conversazioni, a tutto tondo.”

Con le dovute differenze rispetto ad un conflitto di natura molto più internazionale di quello spagnolo, stiamo assistendo proprio a questo scenario nel modo in cui i media nazionali e internazionali trattano l’argomento. Ovvero, la schismogenesi esonda dalla Palestina per contagiare globalmente il dibattito pubblico sull’argomento. Nei talk show sul tema si creano fenomeni di accuse reciproche estremizzate, tra persone di cultura e con ruoli di responsabilità, che arrivano all’insulto personale. Un vero e proprio contagio emotivo collettivo.

Un esempio per tutti le note dichiarazioni del sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, sulla necessità di radere al suolo Gaza. Sono dichiarazioni esemplari da un punto di vista delle emozioni caratteristiche dei processi schismogenetici.

Dopo il Covid, ora gli umani avrebbero bisogno che qualcuno mettesse a punto delle mascherine speciali per proteggere il pensiero, anzi le emozioni, dal contagio di natura schismogenetica. Ma ancora non le hanno inventate. Si spera nell’intelligenza artificiale a questo punto !

Vie di uscita

Tale ripetitività schematica nell’andamento di questi fenomeni non è però un destino obbligato. Ci sono persone che si sono trovate in ruoli di responsabilità e rappresentanza in mezzo a questo tipo di conflitti ma hanno trovato il modo di non rispondere ad una azione aggressiva con una reazione altrettanto aggressiva o più. Gandhi, Nelson Mandela, Martin Luther King, il Dalai Lama sono i più conosciuti. Ma anche altri ci sono riusciti. Quindi le strade per evitare la schismogenesi sono aperte. Peccato che sono poco studiate. Cosa fa sì che i fatti prendano una strada piuttosto che l’altra ? Quali atteggiamenti svolgono un fattore chiave per interrompere la crescita esponenziale delle risposte aggressive mantenendo però le comunità unite nei loro intendimenti ? Non basta invocare la parola pace in modo ripetitivo. Ci deve essere qualche fattore che risulta decisivo per spegnere l’incendio delle emozioni umane e per vedere nell’altro anche qualcosa di proprio. Lo studio di questi comportamenti è scarso. Quando si verificano, si preferisce mitizzare il protagonista di turno, piuttosto che andare ad analizzare i fattori decisivi che portano una collettività a non cedere alla tentazione schismogenetica.

Ah dimenticavo, tra chi è andato vicino a trovare la strada giusta c’erano anche Itzhak Rabin e Yasser Arafat. Quindi, la speranza non muore oggi.

Buon Universo a tutti

 

Written by: mind_master

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