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    Radio K55

Psicologia

L’immortalità di Misery

today14/01/2024 81

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E’ arcinoto che gli aspetti ossessivi vissuti dal romanziere Stephen King nel suo rapporto con le sostanze psicoattive, droghe varie e alcool, hanno contribuito in qualche misura alla nascita del personaggio di Misery. Ovvero, la protagonista dell’omonimo romanzo che tanto successo ha avuto, specialmente dopo la sua trasposizione nell’ancor più famoso film “Misery non deve morire” interpretato da James Caan.

Però, quando un contenuto personale ha tanto successo ciò accade perché, in qualche modo, l’autore azzecca un tema di ben più vaste proporzioni rispetto ai fantasmi del suo mondo interno. In questo caso King ha centrato la descrizione di un personaggio, Annie Wilkes, che esprime, per qualche aspetto e in modo estremizzato, una parte potenzialmente presente in ciascun umano terrestre. Potremmo dire meglio, una tentazione a essere in quel modo, che ciascun umano avverte in misura varia e diversa a seconda delle sue vicende personali. Quale parte direte voi ? 

Adesso ci arriviamo, ma prima la notizia della settimana, in cui si parla di un femminile che si presenta assai meglio di Annie Wilkes.

Francesca Giubelli

Questa giovine fanciulla di cui vedete il ritratto fotografico, appena 10 giorni fa, il 5 gennaio, ha festeggiato il suo compleanno. 

Non si sa quale però. Perché pur con le sembianze di una ventenne, è nata solo pochi giorni fa dalla fantasia di tre imprenditori che le hanno dato vita su Instagram proprio il 5 Gennaio. Una vita totalmente inventata. Dal quartiere di nascita, la Garbatella a Roma, alle numerose foto pubblicate, al profilo di modella e influencer nei settori del “food and travel blogging”. Tutto grazie all’uso dell’Intelligenza artificiale.  C’è pure un passato immaginato per lei anche se non è stato vissuto. Ha studiato a Milano, laurea in Comunicazione e Moda, poi è tornata a vivere a Roma, ma ha radici campane. In 10 giorni ha già collezionato 7 mila follower.

Ma Francesca nasce in un periodo in cui diventa evidente che gli influencer virtuali hanno un potenziale maggiore di quelli reali. I quali generano grandi fortune ma anche sono attraversati da vicissitudini varie e diverse, vedi Chiara Ferragni con i recenti problemi di immagine. 

Aitana Lopez 

Prima ancora di Francesca era nata Aitana più o meno per gli stessi motivi. Rubén Cruz, fondatore di un’agenzia di modelle spagnola, intervistato sul suo lavoro ha dichiarato 

“Abbiamo iniziato ad analizzare il modo in cui stavamo lavorando e ci siamo resi conto che molti progetti venivano sospesi o cancellati a causa di problemi indipendenti dalla nostra volontà. Spesso era colpa dell’influencer o della modella, e non a causa di problemi di progettazione

Cruz ha quindi deciso di creare da zero una modella e influencer grazie al supporto della Intelligenza artificiale che potesse gestire liberamente, ispirandosi a ciò che piace di più alla società. 

Bella, 25 anni, passionale, amante del fitness e dei videogame, una donna perfetta. Talmente tanto perfetta che alcuni, anche personaggi pubblici, non si sono resi conto che era artificiale e l’hanno invitata a uscire con loro. Tra questi un famoso attore sudamericano con 5 milioni di follower.

Ma intanto Aitana ha preso vita sul serio. Da un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 29 novembre scorso risulta che:

“Può lavorare h 24, posare davanti a qualsiasi ambientazione, non si lamenta mai, non costa molto e promette guadagni fino a oltre 10 mila dollari al mese tra pubblicità e campagne di comunicazione. Per una serie di spot chiede mille euro, un buon prezzo rispetto ai valori di mercato. Di recente, per esempio, è diventata il volto di un’azienda di integratori sportivi. Su Instagram ha già 164 mila follower, ma ultimamente è approdata su OnlyFans e altre piattaforme simili sulle quali è possibile monetizzare offrendo contenuti a luci rosse. Anche qui sta accumulando tanti seguaci.”

Affascinanti Frankenstein del terzo millennio

Ma neanche Aitana è la prima, perché l’idea era già venuta a molti altri. La anonima creatrice di Emily Pellegrini racconta:

“Ho chiesto a Chat GPT quale fosse la ragazza dei sogni dell’uomo medio e mi ha risposto: con capelli castani lunghi e gambe lunghe, quindi gli ho detto di crearla esattamente in quel modo. L’obiettivo era renderla simpatica e attraente. Volevo mantenerla il più reale possibile”.

La modella Emily Pellegrini ha 23 anni, forme generose, un vitino da vespa, occhi da cerbiatta, un sorriso ammaliante e si definisce una “ragazza amante del divertimento”. 

Anche lei è stata invitata a cena da uomini d’affari e calciatori, evidentemente un po’ distratti. Solo alcuni dei 150 mila followers che la seguono. Non esiste, ma guadagna meglio di tante altri influencer che esistono. La sua creatrice starebbe anche pensando di sfruttare Emily Pellegrini per sponsorizzazioni con brand di moda. Ma già oggi, tramite le sottoscrizioni su Fanvue (tipo OnlyFans), che costano 9 dollari al mese, la creatrice ha dichiarato di aver incassato 10mila dollari nel giro di 6 settimane.

Ma prima ancora di Emily c’era già Milla Sofia, di Helsinki, che almeno nel suo profilo confessa la sua natura artificiale. Ma questo non le impedisce di essere seguita da 122 mila follower.

Poi c’è Nefele, la prima donna virtuale imperfetta perché ha la vitiligine e le lentiggini. Solo 3200 follower per ora ma crescerà perché risponde comunque a delle tendenze attuali: gender fluid, impegnata nell’empowerment femminile, ecc…

Un flusso di soldi gender free

Oltre i guadagni che nascono dalle attività più tipiche degli influencer, ovvero pubblicità, promozione di aziende o brand, programmi di affiliazione, ecc…, assistiamo ad un nuovo fenomeno. L’intelligenza artificiale, grazie alla sua potenza nel creare immagini e video, si sta dimostrando competitiva anche nei confronti di ciò che si pensava essere più proprio e inimitabile della natura umana: la bellezza femminile. 

Basta pensare che i siti tipo OnlyFans, che permettono la vendita di contenuti privati sessualizzati, sono nati grazie ai video amatoriali di ragazze che hanno trovato il modo di monetizzare la loro bellezza senza intermediari, senza contatti fisici e permettendo comunque un certo grado di protezione della privacy. Ma ora, con l’Intelligenza artificiale, questa possibilità è ad appannaggio di tutti, uomini e donne, belli e brutti. Basta posizionarsi in una nicchia del mercato del desiderio attraverso l’invenzione di un personaggio adatto allo scopo.

E il bello è che, da un punto di vista legale, tutto ciò segue i dettami dei diritti di autore. Chi inventa, basta che dimostri di non avere copiato da qualcuno, basta che non inganni il fruitore dei servizi nascondendo la natura artificiale del suo personaggio, e ha pienamente diritto di sfruttare economicamente la sua invenzione e magari di fare causa a chi lo copia. 

Una rivoluzione in atto

Quanto sta accadendo introduce una serie di cambiamenti di cui è difficile immaginare la portata. Alcuni di questi potrebbero portare ad un progresso del vivere civile per alcuni aspetti. 

Se anche solo una parte del traffico di donne provenienti da paesi più poveri che alimenta la prostituzione nei paesi più ricchi, venisse a perdere di volume perché i siti tipo OnlyFans  rendono popolare il sesso virtuale, questo  può essere considerato forse  un miglioramento. 

Il problema è che ci sono molte altre variabili in gioco nel consumo di relazioni virtualizzate, sia che si tratti di sesso ma anche solo di consumo di contenuti da influencer.

La più importante differenza è che avere a che fare in modo ripetitivo con relazioni dove l’altro è accessibile solo in modo virtuale, oppure non esiste neanche perché costruito dall’Intelligenza artificiale, comporta la possibilità di un’importante modificazione mentale di tipo dissociativo. Tale modificazione è tanto più grave quanto più giovane è il soggetto. Anche se i social tipo Onlyfans sono vietati ai minori di 18 anni, ricerche recenti hanno dimostrato che un numero crescente di minorenni utilizza questo social per vendere immagini e video di nudi, in cambio di denaro o regali.

Il Virtuale e la funzione dissociativa

Aggiungiamo a quanto detto negli articoli precedenti, riguardo la violenza che si scarica sui corpi femminili negli stupri e femminicidi, il fatto che la diffusione di relazioni virtualizzate a vari livelli di intimità, ostacola quel processo di integrazione tra sfera istintuale e sfera affettiva che nasce solo dallo sviluppo della componente personale di una relazione.

Un uomo impara ad amare una donna e a rispettarla se, oltre al suo corpo, ha la possibilità di entrare in relazione con la sua persona e venire a patti con i suoi diritti di persona. Se quindi il canale social è usato solo per conoscere un possibile partner e poi frequentarlo come persona reale non si genera un effetto dissociativo.  Ma se si è abituato a incontrare e “consumare” partner esclusivamente sul canale virtuale, la componente affettiva tende a dissociarsi dalla pulsione istintuale. Posto poi di fronte a una persona reale, si sperimenta una grande insicurezza per mancanza di controllo rispetto a quanto avviene in una relazione virtuale. A ciò segue un aumento di ansia che in alcuni casi si trasforma in violenza.
Basti pensare che l’uso della droga dello stupro è cresciuto negli ultimi anni proprio in coincidenza con la crescita del consumo di sesso virtuale. L’effetto di questa droga consiste nel far scomparire la persona dalla donna che si ha davanti, rendendola un manichino per qualche ora. Un effetto di virtualizzazione ottenuto per via chimica si potrebbe dire. Peccato che, non essendo consensuale, risulta essere uno stupro. Ma ci sono ragazzi che non percepiscono la differenza con chiarezza.

“La ragazza dei sogni dell’uomo medio”

Le parole della creatrice di Emily Pellegrini senza sapere stabiliscono un nesso. In una certa misura, le relazioni virtuali sono vissute dalla mente “dell’uomo medio” in una dimensione onirica. Con lo stesso livello di responsabilità che si vive nei sogni. Si stanno diffondendo comportamenti che rivelano una importante dissociazione tra azioni e valutazione delle conseguenze dei propri atti, verso gli altri e anche verso se stessi. Di qualche giorno fa la notizia che tre giovani hanno tirato un cavo di acciaio in mezzo a una strada di grande traffico milanese rischiando di provocare un incidente mortale. La ragione riportata dall’ideatore è stata “mi annoiavo”.

Questo tipo di componente dissociativa del funzionamento mentale è esattamente l’opposto del processo di maturazione che traghetta il giovane nell’età adulta in termini di assunzione di responsabilità dei propri atti.

Questa confusione tra virtuale, onirico e irreale non riguarda tutti i giovani, ovviamente, ma solo quelli che hanno sviluppato scarse risorse affettive e cognitive. 

E Misery che c’entra ?

Misery c’entra perché se, per inquadrare l’argomento, ci siamo focalizzati sulla relazione tra generi, ora grazie a Misery possiamo riflettere sullo stesso tema più in generale. 

Si rende evidente che l’altro come reale “altro da sé” non esiste in queste forme di relazioni. Esiste solo come funzione di rispecchiamento dei propri bisogni e dei propri desideri. Se l’altro viene reificato, ovvero messo in forma di oggetto, come merce di consumo, non è impegnativo. Non occorre negoziare nulla. Dalla“Società senza dolore”  del filosofo Byung-Chul Han, ancora una volta leggiamo:

 “l’Altro in forma di oggetto non fa male… Oggi siamo dominati, intontiti, inebriati dall’ego. L’ego narcisistico cha va rafforzandosi incontra soprattutto se stesso nell’altro. Anche i media digitali favoriscono la scomparsa dell’Altro. Riducono la Resistenza dell’Altro rendendolo disponibile. Riusciamo sempre meno a percepire l’Altro nella sua alterità. Se ne viene spogliato, ecco che l’altro si lascia solo consumare”.

Il romanzo di Stephen King è del 1987, 4 anni prima della nascita del World Wide Web che ha cambiato le vite dei terrestri in modo così radicale. Molto prima della nascita dei social.

Ma King, nel personaggio di Annie Wilkes, ha espresso in modo mirabile la follia della reificazione dell’altro. Ovvero il rendere oggetto l’altro per sostenere l’equilibrio instabile del proprio Io. Misery, troppo amata da Annie, diventa un oggetto da manipolare e non può morire. Anche il suo creatore scrittore diventa oggetto d’amore di Annie, ma le cure valgono solo fino a che si lascia controllare totalmente, altrimenti si ribaltano in una disumana distruttività. Questo desiderio di controllo sull’altro, sul prossimo e sulle incognite di cui è portatore, in Annie è estremo fino alla follia. 

Negli umani che cercano soddisfazione dei loro desideri selettivamente nelle relazioni virtualizzate, il funzionamento è meno estremo, certo, ma il principio non è differente. Ovvero,  prendere del prossimo solo la parte che si può reificare, rendere oggetto, per non rischiare di incontrare ostacoli che possano arrecare frustrazioni a un Io già fragile di suo.

Buon Universo a Tutti.


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Written by: mind_master

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