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    Radio K55

Psicologia

Della Boiler Summer Cup e altri misteri

today17/03/2023 - 17:14 91

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Data di pubblicazione: 17/03/2023 alle 17:14

Cari ascoltatori e lettori di tutte le galassie, la notizia di questa settimana riguarda una strana Challenge, ovvero gara, sfida, torneo, competizione. Circola da quasi un anno tra i ragazzi terrestri su tiktok. Per il momento non vi dico di più. Un approfondimento dell’argomento lo potrete ascoltare nella prima puntata del programma Cronache Terrestri che andrà in onda venerdì 17 marzo, alle ore 21,30. Avremo degli ospiti in studio per pensare insieme a quanto accade in questo tipo di challenge, e cercare di dare senso a comportamenti così particolari.
Di seguito la Trascrizione della trasmissione.

Oggi, come aiutanti della categoria, abbiamo in studio con noi gli psicologi Donatella e Daniele. Buonasera Donatella e Daniele! Voi lavorate a Roma principalmente come psicoterapeuti, se ho capito bene, e avete che tipo di formazione?

> Donatella: Io sono una psicologa clinica con una formazione psicoterapeutica e psicoanalitica. La mia occupazione è principalmente quella della psicoterapia, ma ho fatto anche i lavori un po’ di confine della psicologia, anche in collaborazione con altre professionalità, meno tradizionalmente psicologici, diciamo così, nei territori.

Nei territori, ho capito. Daniele?

> Daniele: Io ho una formazione per certi versi simile a quella che stava dicendo Donatella, quindi uno psicologo clinico specializzato in psicoterapia psicoanalitica, ho lavorato molti anni con la marginalità, quindi, le tossicodipendenze, i senza fissa dimora…

Ma quanti anni avete? Sembrate giovani? Giovanissimi,

> Donatella e Daniele : 36 e 40 anni!

Perfetto, benissimo, perché siccome la notizia di oggi riguarda proprio i ragazzi di adesso, cioè quelli della cosiddetta generazione Z, i centennials, è ottimo che voi apparteniate a una generazione che ha una sufficiente distanza da loro, ma non siete neanche della vecchia generazione dei boomer. Quindi, allora, grazie intanto per aver accettato l’invito di venire nei nostri studi.

Oggi vorrei parlare di una notizia comparsa in estate su varie testate giornalistiche e ripresa di recente dal Corriere della Sera. La notizia estiva riguardava uno strano divertimento dei ragazzi terrestri maschi chiamato Boiler Summer Cup, che è stato fatto girare sul social TikTok. Boiler significa scaldabagno, Summer Cup torneo estivo, un bel mistero. Mi hanno spiegato però che è una challenge, cioè di che si tratta esattamente? Sapete indirizzarmi?

> Donatella : Beh, questa è una challenge virale su TikTok e, come tutte quante le challenge, ha la struttura della sfida di un gruppo di persone che cerca di dimostrare le proprie abilità, coraggio intorno ad una tematica, ad una questione. Non tutte quante le challenge sono organizzate intorno a dimensioni problematiche, come talvolta viene pensato. Ci sono delle challenge, per esempio, organizzate per la raccolta dei fondi, per dire. Quindi è una struttura dentro la quale si mettono tante cose differenti. La challenge in questione è una challenge dell’orrore da un certo punto di vista, perché si organizza intorno alla finta seduzione di donne con corpi grassi e all’umiliazione di queste donne sui social.

Volevo infatti leggere un pezzo, un estratto dal Corriere della Sera del 13 gennaio, che riporta questa notizia. Conquistare una oversize, è il titolo dell’articolo a cura di Teresa Ciabatti. Si tratta di una gara a chi conquista la ragazza più sovrappeso della discoteca o della spiaggia. I punti crescono in base al peso della preda. Il tutto ripreso dal telefonino di un complice, un ballo ammiccante, un bacio, o addirittura, e qui i punti salgono, un rapporto sessuale. Ora, vabbè, tralascio i punteggi perché non mi sembra tanto carino parlarne, però potete immaginare che c’è tutto un listino punti a seconda del peso.
Inoltre, in tempo reale, i partecipanti mandano dei video della loro vittima oversize. E in tempo reale arrivano anche commenti. E così, delle ragazze inconsapevoli, si trovano protagoniste di un gioco di cui scoprono l’esistenza soltanto dopo, magari quando si accorgono del video in rete.
Si rivedono sorrisi, sguardi, volti, corpi. Sono proprio loro emozionate per il bacio, se bacio c’è stato. Ora, l’articolo del Corriere prosegue riportando il racconto di una ragazza che, fatta oggetto di questa challenge, si vede su TikTok, ma inizialmente non si riconosce, e prova pena per la ragazza che vede subire questo trattamento. Poi, quando si riconosce, implora di togliere il filmato da TikTok al ragazzo che l’ha inserito, ma viene presa in giro. La risposta è “piango!”. Allora, cerchiamo di orientarci. C’è qualche cosa da cui partire per provare a capire meglio questo genere di fenomeno? Questi ragazzi sono ragazzi particolari oppure appartengono alla normalità di oggi?

> Donatella: Allora, una premessa che secondo me bisogna fare per parlare di queste questioni è quella di trattare l’indignazione che si prova, perché, se si sta dentro quella posizione indignata, si sospende quel tentativo di comprendere il fenomeno. Quindi, proviamo a non giudicare il fenomeno e i protagonisti. A non considerarli dei mostri e basta, no? Oppure trattiamo questa emozione come parte del problema. Le tre parole nominate nella descrizione della challenge sono maschi, torneo e boiler.
> Sono i tre elementi, secondo me, sui quali si può organizzare un po’ un pensiero. Perché qui c’è una questione che ha a che vedere con un ruolo di genere, è fatta da maschi per maschi. C’è a che vedere con una dimensione di performance, è un torneo, e ha a che vedere con la marginalizzazione di un gruppo sociale, quello delle donne e quello delle donne con, come dice una scrittrice statunitense, la Wolf, una bassa qualifica professionale della bellezza, perché sono donne con corpi grassi. E questa è un’esperienza di estrema marginalizzazione in una cultura così fortemente grassofobica. E questi sono tre elementi culturali che, secondo me, vanno presi in considerazione per comprendere il senso di questi comportamenti così profondamente antisociali.

C’è da chiedersi che razza di esperienza sia questa dal punto di vista di chi la subisce. E’ molto particolare. Cosa si può dire a questo riguardo? Perché c’è un sentirsi trattati come oggetti, un sentirsi ingannati, un essere messi alla berlina sul social. Ci sono tante sfumature che sono tutte violente, da questo punto di vista.

> Daniele: Una cosa che colpisce rispetto a questo è che sembra proprio una rappresentazione che poi culmina in questo tipo di umiliazione. Allora però uno si può domandare, va beh, ma perché si sente il bisogno di umiliare? E qui possiamo farci delle domande rispetto a che vuol dire incontrarsi tra uomini e donne, a come si formano le coppie, a che vuol dire stare in rapporto oggi rispetto anche solo a 30 anni fa. Allora quello che mi viene in mente su questo tema è che per un lungo periodo una cultura che possiamo definire patriarcale ha distribuito il potere di scelta e di formazione di una coppia molto più delle mani del genere maschile. Oggi questa cosa sta cambiando in modo interessante, ma questo cambiamento fa vivere anche una fragilità, una paura, la paura di non controllare il desiderio dell’altra persona, la paura di incontrare il proprio desiderio se ti implichi veramente nel rapporto con l’altro. E quindi uno dei possibili significati di questa rappresentazione macabra, potremmo dire, è quello di umiliare quel potere seduttivo di cui ci si sente fatti oggetto, sì certo.

In effetti il tema è proprio quello di andare a colpire la bellezza femminile, che è qualche cosa che ogni ragazzo, giovane, fa esperienza di questo, di questa rivoluzione nel mondo delle proprie sensazioni attraverso la bellezza femminile. Però allora, Donatella, cerchiamo di capire come ci si può rapportare a questo tipo di fenomeni, sia dal punto di vista di chi li agisce, sia dal punto di vista di chi li subisce. La psicologia come approccia questo tipo di fenomeni?

> Donatella: Dipende un po’ con che ruolo sei chiamata ad intervenire, mi viene da dire. Se sei chiamata ad intervenire scrivendo, che è un modo di intervenire nei problemi, lo approccerai in un certo modo. Se sei chiamata ad intervenire sulla questione perché entra nel tuo studio qualcuno che si è trovato coinvolto in una situazione del genere, ascolterai come quella persona storicizza la sua partecipazione a quel fenomeno. Una cosa che mi preme, diciamo così, sottolineare del discorso che stiamo facendo è che abbiamo nominato la cultura patriarcale, che mi sembra sia fortemente organizzante questo fenomeno della challenge di cui parliamo. Se pensiamo alla cultura patriarcale come quel sistema di valori e regole sociali che organizza i rapporti sociali attraverso la logica di potere e che distribuisce il potere in forma non omogenea tra uomini e donne, mi sembra che questa challenge, così come la descrizione della challenge da parte della giornalista che abbiamo citato, indugi in modo pornografico sul dolore delle vittime. Questo è un tipo di narrazione dei media, per esempio, frequente per quanto concerne i femminicidi o le esperienze di violenza nelle relazioni tra uomo e donna, e questo è parte dello stesso problema. Quindi il modo di intervenire ha a che vedere intanto con la costruzione, la conoscenza di questi riferimenti culturali e la comprensione di quale rapporto di identificazione e di interiorizzazione c’è con questo tipo di culture.

Ok, benissimo, mi sembra che questo è già un approccio di pensiero che ci aiuta a capirci qualcosa.
Adesso farei ascoltare un piccolo stacco musicale e poi riprendiamo per andare anche a vedere cosa succede nel mondo delle ragazze più o meno della stessa età. A fra poco.

Eccoci di nuovo. Prima di raccontarvi di quest’altra challenge che riguarda le ragazze, Daniele voleva riprendere un attimo l’argomento di prima su come intervenire. Prego Daniele.

> Daniele: Sì ecco proprio rispetto alla questione dell’intervento appunto o diciamo se pensiamo anche al vertice da cui parliamo, la psicologia, c’è un’altra possibilità appunto oltre l’intervento a studio, che è quello di pensare attraverso la categoria delle culture. E quindi pensare queste challenge come l’espressione di un certo tipo di cultura che prova attraverso il rituale che mette in atto a rispondere a dei bisogni che le persone sentono. Allora, se riusciamo a fare delle ipotesi e a metterle a verifica, sul perché queste challenge diventano seducenti per alcuni ragazzi, allora questo poi ci dà degli strumenti anche per proporre culture alternative. Ovvero, per dare risposta a quelle questioni in modi differenti rispetto a quello che la challenge mette in atto.
>
Ma questo come si può fare al di fuori dello spazio psicoterapeutico… stai pensando alla scuola stai pensando a qualche intervento nel mondo dei ragazzi stesso?

> Daniele: allora diciamo, ovviamente bisogna sempre pensare attraverso dei contesti, infatti è un contesto anche questo della radio. Cioè nel senso che poi gli interventi sulle culture avvengono in molti modi. Uno dei modi è quello di produrre pensiero, diciamo così, attraverso diversi canali. Comunque queste culture è possibile incontrarle in posti anche molto diversi dallo studio. Assolutamente le scuole, i centri aggregativi, bisogna poter anche costruire un interesse collettivo a pensare in questo modo e quindi una committenza a poter intervenire in modalità differenti da quelle dello studio individuale. Questa è una sfida, potremmo dire una questione, che la psicologia, su quel tipo di psicologia prova a stare.

Va bene, grazie Daniele, allora passiamo a raccontare di quest’altra esperienza. Perché per le ragazze è comparsa un’altra challenge, un anno prima tra l’altro, nel 2021, chiamata “hot girl summer challenge”. E’ una competizione ideata da ragazze e basata sull’assegnazione di punti con un vero e proprio decalogo di comportamenti descritti nel dettaglio che vengono premiati o penalizzati. Più punti in base alla propria intraprendenza sessuale sulla base di performance che sembrano provenire dall’immaginario pornografico maschile. Più punti per la disinvoltura nell’assumere sostanze di vario tipo fino a raggiungere stati estremi. Meno punti se si cede a sentimenti e legami di qualsiasi genere in questo tipo di incontri tra ragazzi e ragazze. Quindi, innamorarsi o legarsi a qualcuno sembra rendere impopolari, mentre sballarsi ed essere aggressivi sessualmente come se il partner fosse un oggetto, viene considerato massimamente popolare. Come possiamo inquadrare anche questo tipo di fenomeno?

> Donatella: Riascoltando un po’ la descrizione della challenge mi veniva in mente che c’è tutta la ribellione alle brave bambine al modello della brava bambina, Queste ragazze drammatizzano il ruolo di monelle trasgressivamente e nella seduttività e nell’andare oltre i limiti di ciò che è consentito in termini di alcol, droghe, eccetera. Una cosa che mi preme mettere in evidenza è che queste non sono esclusivamente culture giovanili cioè non sono dei ragazzi. I ragazzi che tendono a drammatizzare portare l’emozionalità attraverso le azioni in forma maggiore, ma anche qui forse mi potrei contraddire pensando a molti adulti diciamo così del nostro tempo, le possiamo notare di più forse in quelle forme assunte da questi ragazzi ma sono culture trasversali e prima parlavamo di una challenge fatta da maschi per maschi questa viene raccontata come challenge fatta da donne per donne. Mi pare che anche qui come nell’altra ci sia una un tentativo di performare la propria appartenenza a un genere.
> Qui parliamo quindi del genere femminile entro una cultura, la stiamo definendo così usiamo questa parolaccia vintage che vintage non è che appunto il patriarcato. Una cultura patriarcale dove viene messa in atto tutta quella ribellione alla posizione di subalternità nella relazione eterosessuale, eteronormata, dove c’è uno che ti prende ti conquista e ti fa preda. Ora possiamo domandarci quanto le ribellioni in generale e questa ribellione corrisponda a una elaborazione del problema del potere dentro le relazioni intime. Oppure, se è un’altra forma di azione corrispondente allo stesso problema.

Sì, perché sembra che ciò che è orizzontale alle due challenge sia proprio il rapporto con le relazioni intime e i disagi che queste possibilità introducono. Sembra comune, in qualche modo, la difficoltà a passare oltre a una competizione di genere e entrare in un convolgimento affettivo. Questo sembra il punto chiave.

> Daniele : Allora sentiamo che se definiamo così queste challenge c’è molto più ossigeno, c’è molto più spazio. Voglio dire, riprendendo quello che stava dicendo prima Donatella, definite così queste challenge si capisce che pongono delle questioni che ci riguardano tutti e che quindi non sono una questione solo della dei giovani degli adolescenti. Il problema dell’incontrarsi, dello stare in una relazione, dell’implicarsi. Quindi, pensando per esempio a questa seconda challenge che stiamo nominando mi viene in mente un film come “La grande bellezza”. Dove queste stesse culture si vedono agite dagli adulti sì in altri contesti della società diciamo ma poi quello che viene messo in atto è la stessa cosa.

A questo punto farei un altro stacco musicale però sceglierei un pezzo che è proprio sull’argomento di cui stiamo parlando. Solo che si riferisce a un’epoca diversa. Sentiamo :

Quindi abbiamo ascoltato questa frase:
> “un errore ho commesso, un errore di saggezza, abortire il figlio del bagnino e poi guardarlo con dolcezza”.

E’ Rimini di Fabrizio D’Andrè, canzone del 78, proprio quando Rimini d’estate diventava un miraggio di benessere e di consumo, dove anche la figlia del droghiere poteva sentirsi speciale. Continua la canzone:

> “Voi che siete a Rimini, tra gelati e bandiere, non fate più scommesse sulla figlia del droghiere.”

Dunque non si tratta di una challenge dei social. Questi comportamenti erano già presenti in qualche modo nel ’78. Possiamo dire che questa volta i social non c’entrano, giusto?

> Donatella: Beh, qui si contendevano il primato tra maschi sostanzialmente. Il primato l’aveva chi conquistava, in questo caso, la figlia del droghiere. Quindi sì, la challenge è solo la messa a terra del fenomeno nella contemporaneità, con i linguaggi della contemporaneità e gli strumenti della contemporaneità. Ma la dimensione della sfida intorno a chi ha il potere è qualcosa di trasversale alle epoche, direi.

Ok, qui si parla, sia in questa canzone che nell’articolo che abbiamo letto prima, si parla della vittima, no? Quindi in qualche modo serve questo magari anche a evidenziare questa esperienza. Però non si parla mai del carnefice.

> Donatella: No, sembra che la psicologia del responsabile, più che del carnefice, non interessi. E questa attenzione, questi riflettori puntati sulle vittime, in tutti questi fenomeni di violenza, perché sono fenomeni di questo tipo, è estremamente collusiva con quel drammatico sentimento di colpa e di vergogna con cui si confrontano le persone vittime di questo tipo di situazioni.

> Daniele: Ecco, mi viene in mente quanto diventa quasi una cosa scostumata parlare di psicologia del responsabile, no? Cioè è come se uno va a proporre un pensiero su quella dimensione lì, allora sta suggerendo che già non si sappia tutto su quello che viene chiamato appunto carnefice, che è già una definizione che dice tutto per certi versi.
> E quindi questo può essere proprio un modo interessante di ripensare quelle culture, di poter intervenire, cioè avere a mente che quello è un soggetto che attraverso quel comportamento problematico però sta mettendo in atto qualcosa e che quel qualcosa risponda dei propri bisogni. C’è quindi tutta una psicologia dietro, ecco, e questo decostruisce il carnefice. Però per poter far questo, per esempio, bisogna sentire che decostruire il carnefice non vuol dire giustificarlo.

Quindi possiamo dire che anche il carnefice, se così lo vogliamo chiamare, sta male, è giusto?

> Donatella: Sì, si può dire questo, ma soprattutto direi che, alla luce di quanto abbiamo condiviso fino fino ad adesso, possiamo dire che tutti i fenomeni, anche i più terribili e giudicabili da un punto di vista interno ai propri valori, per esempio, hanno un senso e questo senso può essere esplorato, può essere costruito e compreso.

Dunque, se abbiamo capito bene, quello che si può fare è di aiutare le persone a pensare le loro emozioni, a riconoscerle nelle proprie più intime connessioni, ma soprattutto nelle relazioni con le idee più popolari della cultura di appartenenza. Chi aiuta questi ragazzi deve sapere osservare non solo l’individuo, ma anche la cultura di appartenenza e soprattutto gli aspetti più problematici di questa cultura che distanziano le persone dalle proprie verità.

Ok, allora, io vi ringrazio Donatella e Daniele, noi ci fermiamo qui.

> Donatella Grazie a voi. Daniele Grazie, grazie a voi.

Vi ringrazio per averci aiutato a riflettere sui fatti di cronaca della puntata odierna. Ringraziamo gli ascoltatori per essere stati con noi. Trovate tutte le nostre puntate sul sito di Radio K55 e se volete iscriverci, l’indirizzo è la mail e il whatsapp che trovate sul sito.

Da Federico, un buon proseguimento di ascolto!

Buon Universo a tutti.

Scritto da: mind_master

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