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Data di pubblicazione: 28/02/2026 alle 17:51
(Adnkronos) – “Negli ultimi mesi abbiamo osservato l’attenzione mediatica catalizzata dalle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 per poi spostarsi repentinamente verso il Festival di Sanremo. Due eventi culturali e sociali molto diversi, ma entrambi esposti a un fenomeno psicologico che viene definito Fear of Missing Out (Fomo), ovvero la paura di perdersi qualcosa di socialmente rilevante e gratificante”. A segnalarlo è lo psicologo Pietro Bussotti, del direttivo dell’Osservatorio Benessere psicologico e salute (Benèpsys). Parola d’ordine: esserci. Con tanto di prove social. “L’esperienza quotidiana di partecipare agli eventi, oppure di vederne raccontate le immagini e i commenti su piattaforme digitali, ci offre uno spunto per analizzare come la competizione odierna non sia più solo una questione di performance reale, ma spesso anche di visibilità mediatica e social engagement”, evidenzia all’Adnkronos Salute.
Il Festival di Sanremo, osserva l’esperto, “produce un fenomeno curioso: l’esperienza dell’evento non è vissuta unicamente da chi accede fisicamente all’Ariston, ma da decine di migliaia di persone che si trasferiscono a Sanremo solo per esserci. Tuttavia, la dimensione principale dell’esperienza non si esaurisce nel tempo e nello spazio dell’evento, ma nella rappresentazione digitale di tale esperienza: le foto, i video, le storie, i commenti. Per molti, partecipare a Sanremo significa partecipare alla narrazione digitale. Il desiderio di essere presenti, ripresi e condivisi online rispecchia una dinamica sociale più ampia: la visibilità digitale diventa essa stessa un obiettivo”.
La letteratura scientifica, illustra Bussotti, “definisce la Fomo come ‘un’apprensione pervasiva che altri possano vivere esperienze gratificanti dalle quali si è assenti’ e la collega a bisogni psicologici fondamentali come autonomia, competenza e relazione sociale (Przybylski et al., 2013). Studi successivi hanno raccolto e sintetizzato una grande mole di ricerca empirica sull’argomento, evidenziando una varietà di relazioni tra Fomo, uso dei social media e aspetti psicologici (attenzione, comparazione sociale, motivazioni di connessione sociale). Numerose indagini internazionali concordano sul fatto che la Fomo si associa a un maggiore utilizzo dei social media: in adolescenti, ad esempio, la Fomo è risultata un forte predittore sia della frequenza d’uso delle piattaforme sia di comportamenti come il phubbing, ovvero dare priorità ai device rispetto alle interazioni faccia a faccia. Analogamente, anche ricerche condotte in popolazioni adulte mostrano come la Fomo sia correlata a un uso intensivo dei social network e possa contribuire a dinamiche di uso problematico che influenzano la produttività lavorativa e la qualità della vita quotidiana”.
Altri studi, tra cui ricerche condotte in Italia, segnala Bussotti, “indicano che la Fomo può essere associata a una maggiore sensibilità allo stress emotivo dovuta a percezioni di trascuratezza o reazioni negative online, con un impatto significativo sul benessere psicologico”. I social sono una chiave per comprendere il fenomeno. “Le metriche (like, visualizzazioni, eccetera) si trasformano in indicatori di successo personale, spesso percepiti come altrettanto importanti quanto la performance reale, se non addirittura di più. In questo senso, la competizione sui social non è inferiore alla competizione ufficiale di una gara sportiva o di un concorso artistico: è parallela, continua e misurabile, e agisce costantemente sulla percezione di validità personale rappresentando così un rischio”.
La Fomo, osserva lo psicologo, “non riguarda solo il timore di mancare qualcosa di gratificante, ma coinvolge anche il desiderio di sentirsi parte di una comunità sociale e simbolica. La continua comparazione sociale, tipica delle piattaforme digitali, aumenta la vigilanza sulle attività altrui e può incrementare ansia, stress e uso compulsivo delle tecnologie. Basta camminare per le strade di Sanremo in questi giorni per rendersi conto di come le persone siano presenti fisicamente, ma mentalmente proiettate in una compulsiva condivisione digitale, tutti con mani, occhi e mente sul proprio smartphone”.
Questo, puntualizza Bussotti, “non significa demonizzare i social media, che offrono opportunità di connessione, espressione e amicizie digitali, ma invita a interrogarsi su come essi possano produrre una dicotomia valutativa: da una parte la qualità dell’esperienza vissuta, dall’altra la sua percezione sociale in termini di engagement digitale. Nell’era digitale, la competizione non finisce quando l’evento si conclude: prosegue nelle piattaforme social, dove esserci equivale spesso a essere visibili/esistenti. La Fomo – conclude – come evidenziato dalla letteratura, non è soltanto una curiosità psicologica ma un fenomeno strutturale delle dinamiche social-mediatiche contemporanee, con evidenti e pericolose implicazioni per il benessere psicologico, l’autostima e il senso di appartenenza”.
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