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Data di pubblicazione: 20/03/2026 alle 07:52
(Adnkronos) – “Non vorrei che passassimo dal dottor Google al dottor Ai. Il rischio è che il singolo cittadino cominci ad autodiagnosticarsi attraverso l’uso dei Large Language Models. Finché questo esercizio viene prospettato al medico in modo collaborativo, potremmo ancora recuperare, perché il professionista riuscirà a comprendere i limiti di una diagnosi fatta con un modello linguistico. Il vero pericolo è che qualcuno inizi a curarsi da solo”. Così Andrea Violetti, presidente di Confassociazioni digital, intervenendo oggi a Roma alla conferenza nazionale ‘Ai & cybersecurity in Sanità: orizzonti strategici e impatti verticali’, promossa in collaborazione con Siiam-Società italiana intelligenza artificiale in medicina con il supporto del senatore Francesco Zaffini, presidente X Commissione del Senato.
Violetti pone l’attenzione su un punto fondamentale quando si tratta di diagnosi. “La legge italiana che recepisce il Regolamento europeo Ai Act – spiega – conferma, negli articoli 7 e 8, che è il medico l’ultimo decisore e l’unica persona che stabilisce cosa dire in termini di diagnosi, di cura medica o di chirurgia robotica. L’università di Oxford ha realizzato uno studio, pubblicato su Nature medicine, nel febbraio 2026, in cui testava l’affidabilità dei sistemi di autodiagnosi automatica tramite chatbot. Il risultato è che, se la domanda è posta in maniera corretta, si arriva a una conformità delle risposte intorno al 90-95%. Tuttavia, se la domanda è posta da un comune paziente – avverte – la correttezza dei risultati crolla al 30%. Questo è un rischio che non possiamo permetterci di correre”.
Sulla ‘sovranità digitale’, non intesa “in senso utopico o astratto, ma come elemento tecnologico concreto da considerare quando si compiono scelte importanti di investimento”, Violetti evidenzia che, “soprattutto in sanità, appare singolare pensare che i nostri dati sanitari non risiedano in Italia o in Europa. Sovranità significa avere il controllo sia dei dati, sia degli algoritmi – rimarca – Su questo punto la sfida è più complessa poiché, a livello mondiale, la grande battaglia sull’intelligenza artificiale avviene tra Stati Uniti e Cina. Senza entrare eccessivamente in ambito geopolitico, è evidente che queste due nazioni stanno investendo decine di miliardi di dollari in questa tecnologia”, conclude.
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Scritto da: News News
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