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Referendum, esperti: “Il voto segna l’ingresso definitivo dell’intelligenza artificiale nella percezione condivisa”

today29/03/2026 - 18:53 5

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Data di pubblicazione: 29/03/2026 alle 18:53

(Adnkronos) – Il recente referendum costituzionale sulla Giustizia potrebbe passare alla storia non tanto per il suo esito politico, quanto per un cambiamento molto più profondo: l’ingresso definitivo dell’intelligenza artificiale nel processo di costruzione della nomea collettiva, ovvero della percezione condivisa che orienta le decisioni delle persone. Secondo Gianluca Lo Stimolo, Ceo di Stand Out, autore di Nomea – Il codice della fama e massimo esperto italiano di personal branding, “non è corretto dire che l’intelligenza artificiale abbia deciso il risultato del referendum, ma è ormai evidente che abbia profondamente cambiato il modo in cui si costruisce la nomea di un tema pubblico. E oggi, chi controlla la nomea, orienta il risultato”. I dati confermano il cambio di paradigma: nel 2025 quasi il 47,2% dei giovani italiani tra i 16 e i 24 anni ha utilizzato strumenti di AI generativa, contro il 19,9% della popolazione totale. Ed è proprio tra i più giovani che si è registrata una delle partecipazioni più elevate al voto, con un’affluenza del 67% tra i 18 e i 28 anni e una netta prevalenza del No. “Le generazioni che hanno inciso maggiormente sul risultato — prosegue Lo Stimolo — sono le stesse che vivono già dentro un ecosistema in cui la nomea non si costruisce più solo attraverso media e relazioni umane, ma viene mediata e sintetizzata dall’intelligenza artificiale. Questo cambia radicalmente il concetto stesso di opinione pubblica”. Per una quota crescente di elettori, soprattutto under 30, l’intelligenza artificiale ha rappresentato uno strumento concreto di orientamento. Si stima infatti che tra il 20% e il 35% dei giovani abbia utilizzato chatbot e sistemi di AI almeno una volta per informarsi sul referendum. 

Giandomenico Santamaria, esperto di AI e presidente AI Manager, sottolinea: “Per la prima volta nella storia recente, il primo gesto davanti a un tema complesso non è stato cercare una fonte, ma chiedere a un’intelligenza artificiale di restituire una sintesi. Questo significa che la nomea di un argomento viene sempre più costruita a monte, nel modo in cui l’AI seleziona e organizza le informazioni”. In un contesto caratterizzato da contenuti altamente tecnici — come separazione delle carriere, doppio Csm o Alta Corte disciplinare — l’AI ha svolto il ruolo di semplificatore, rendendo accessibili temi complessi e contribuendo a formare una percezione diffusa, immediata e condivisa. Non è un caso che una fetta così consistente di giovani — i principali utilizzatori dell’IA — abbia partecipato attivamente a questo referendum. Media, attivisti e campagne politiche hanno integrato attivamente l’AI nelle proprie strategie, utilizzandola per generare contenuti, costruire narrazioni e persino creare volti virtuali della comunicazione. “Stiamo assistendo a un passaggio epocale — afferma Santamaria —: dal passaparola umano al passaparola algoritmico. Ma soprattutto, stiamo passando da una nomea costruita nel tempo a una nomea costruita in tempo reale, da sistemi che sintetizzano ciò che è più visibile e più ripetuto”.  

L’intelligenza artificiale non fornisce indicazioni di voto esplicite, ma incide in modo decisivo su ciò che viene percepito come rilevante. “L’AI non ti dice cosa votare — sottolinea Lo Stimolo — ma costruisce il perimetro mentale entro cui tu prendi quella decisione. In altre parole, costruisce la nomea del Sì e del No, e quindi rende una scelta più ‘ragionevole’ dell’altra agli occhi dell’elettore”. Ogni interazione con un sistema di AI ha un impatto minimo, ma milioni di interazioni generano una massa di micro-influenze che consolidano una percezione dominante. È in questo meccanismo che si inserisce la tesi destinata a far discutere: il vero vincitore del referendum è l’intelligenza artificiale. “Se oggi parliamo di Seo per i motori di ricerca — avverte Santamaria — domani dovremo parlare di ottimizzazione delle risposte delle AI. Chi riuscirà a posizionare meglio contenuti, fonti e narrative all’interno degli ecosistemi informativi utilizzati dai modelli, avrà un vantaggio enorme nella costruzione della nomea”. Un concetto che Lo Stimolo rafforza ulteriormente: “Il vero tema non è più solo influenzare le persone, ma influenzare ciò che le AI leggono, apprendono e restituiscono. Perché se influenzi l’AI, influenzi la nomea. E se influenzi la nomea, influenzi il consenso”. “Il punto — conclude Lo Stimolo — non è fermare l’AI, ma comprenderne il ruolo nella costruzione della nomea. Perché il futuro della democrazia non dipenderà solo da cosa è vero, ma da ciò che viene percepito come vero. E sempre più spesso, quella percezione passerà dalle intelligenze artificiali”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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