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Data di pubblicazione: 22/04/2026 alle 18:39
(Adnkronos) – Secondo i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca analizzati dall’Osservatorio di Talents Venture, i corsi di laurea con il termine “sostenibilità” nel titolo sono passati da 23 nell’anno accademico 2015/16 a 185 nel 2024/25. Questo incremento dell’offerta ha generato un aumento delle iscrizioni di oltre otto volte, concentrandosi per due terzi nei percorsi di laurea magistrale.
Nonostante il dinamismo del sistema formativo, i dati occupazionali mostrano una realtà differente. Nel 2024 si sono contati 2.421 laureati in percorsi dedicati alla sostenibilità, pari allo 0,6% del totale nazionale. Tuttavia, il monitoraggio delle offerte di lavoro su LinkedIn nel 2025 ha rilevato soltanto 565 annunci per posizioni con “sostenibilità” nel job title, circa 47 al mese. Il rapporto evidenzia dunque una sproporzione significativa: per ogni posizione aperta si contano potenzialmente più di quattro profili specializzati.
Un segnale di mutamento giunge dai primi mesi del 2026, con 126 annunci registrati, un dato superiore alla media mensile dell’anno precedente. Questo trend suggerisce una timida accelerazione del sistema produttivo, probabilmente influenzata dalle imminenti evoluzioni delle politiche energetiche.
La sfida attuale risiede nella capacità del mercato di assorbire e valorizzare le competenze acquisite nelle università. Pier Giorgio Bianchi, amministratore delegato di Talents Venture, osserva: “il lavoro delle università non è stato inutile, ma ora serve un passo in più. Formare persone sulle competenze legate alla sostenibilità è la cosa giusta da fare perché il mondo ne ha bisogno. Ma il passo successivo è altrettanto necessario, altrimenti il pericolo è di creare aspettative senza sbocchi concreti”.
Secondo Bianchi, le università devono stimolare la domanda “da un lato educando i datori di lavoro a cercare questi profili, dall’altro fornendo a chi si laurea le competenze per costruire nuove imprese che siano sostenibili fin dalla nascita”.
Il superamento di questa lacuna richiede un interscambio più efficace tra atenei e tessuto industriale. In questa direzione si muove il concetto di “coopetition” (coopetizione), ovvero una forma di collaborazione e competizione virtuosa tra istituzioni. Alberto Scuttari, Presidente del CoDAU, ha recentemente sottolineato come la sostenibilità debba essere intesa non solo come tema tecnico, ma come elemento strutturale per la sopravvivenza stessa degli atenei e per la competitività del sistema Paese.
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Scritto da: News News
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