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Data di pubblicazione: 08/05/2026 alle 04:33
(Adnkronos) – Il culto del ‘Giorno della Vittoria’, in calendario il 9 maggio in Russia, si ritorce contro Vladimir Putin: il presidente della Federazione russa deve rendere conto di un conflitto in corso dal febbraio 2022, più lungo di quello combattuto dai sovietici contro i nazisti tra il giugno 1941 e il maggio 1945. Non ci sono vittorie da festeggiare mentre i continui attacchi con droni ucraini in tutta la Russia, compresa la capitale, hanno costretto Mosca a chiedere un cessate il fuoco per tutta la durata dei festeggiamenti.
Gli organizzatori della parata, citando minacce alla sicurezza, hanno ridimensionato drasticamente l’evento, eliminando l’esibizione dei veicoli blindati e la marcia dei cadetti militari. Nella capitale russa, i servizi di telefonia mobile e Internet dovrebbero subire interruzioni per diversi giorni.
Con lo stallo sul fronte – scrive il Wall Street Journal – le vittime russe che superano il milione, l’economia in crisi e gli attacchi missilistici e con droni ormai all’ordine del giorno, negli ultimi mesi si è diffuso nel Paese un profondo malcontento, la sfida più grave che il regime di Putin abbia dovuto affrontare finora, e che potrebbe rivelarsi più insidiosa del fallito colpo di stato di Evgenij Prigozhin nel 2023. I servizi di sicurezza russi hanno risposto con nuove restrizioni draconiane, bloccando la maggior parte dell’attività online. Le restrizioni, giustificate dalla necessità di prevenire gli attacchi che continuano, sono così severe da alimentare le voci di presunti preparativi di colpo di stato e lotte intestine tra varie parti dell’establishment della sicurezza.
Questo non significa che la rivoluzione sia imminente, né che Putin verrà presto messo da parte. Ma il cambiamento di clima è notevole se paragonato a quello dello scorso dicembre, quando a Mosca si nutriva la speranza che il presidente Trump potesse spingere l’Ucraina a un accordo di pace alle condizioni del Cremlino. Dal punto di vista psicologico, la svolta è avvenuta a gennaio. È stato allora che la cosiddetta ‘Operazione militare speciale’ di Putin, che secondo la narrativa del Cremlino mira a ‘denazificare’ l’Ucraina, ha superato la durata della guerra del 1941-45 contro la Germania nazista, la ‘Grande Guerra Patriottica’.
“Ogni giorno che passa da allora rafforza la sensazione che non siamo degni della memoria dei nostri nonni”, afferma Abbas Gallyamov, già autore dei discorsi di Putin e ora politico dell’opposizione residente all’estero, citato dal Wsj. “Putin ha creato questo culto, e ora gli si sta ritorcendo contro”. Se per il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov la guerra ha determinato un ‘fenomenale consolidamento della società attorno al presidente’, il generale cambiamento di umore si avverte anche nelle parole di una celebre sostenitrice della guerra, Anastasia Kashevarova: i nonni nella Seconda guerra mondiale “a quest’ora avrebbero già raggiunto Berlino, mentre noi per qualche motivo continuiamo solo a scuotere i pugni e a dire sciocchezze sulle linee rosse”.
Negli ultimi mesi, gli attacchi ucraini con droni e missili contro gli impianti di esportazione del petrolio, le raffinerie e le strutture militari russe sono diventati all’ordine del giorno. Circa il 70% della popolazione, compresa quella residente nelle zone a 1.600 chilometri di distanza, che si consideravano al sicuro, si trova ora nel raggio d’azione di Kiev. Inizialmente, questi attacchi hanno contribuito a creare un effetto di coesione nazionale. Ma ora, con le forze ucraine che diventano sempre più efficienti, non fanno altro che mettere in luce la debolezza di Putin.
Il leader russo – spiega Alexander Baunov, ricercatore senior presso il Carnegie Russia Eurasia Center e autore di un bestseller russo sulla caduta dei regimi autocratici negli anni ’70 in Spagna, Portogallo e Grecia – “non è più visto come il protettore. Non è più visto come Superman”. “Se potesse scegliere liberamente, Putin non organizzerebbe questa parata. Non vuole esporsi all’aperto, visti i danni subiti dalla difesa aerea russa, e il modo in cui i droni e i missili ucraini stanno scegliendo dove volare”, commenta infine Nico Lange, ex alto funzionario della difesa tedesco che dirige il think tank IRIS con sede in Germania, citato dal quotidiano. “Ma a causa del significato quasi religioso del 9 maggio, non può nemmeno rinunciare alla parata”.
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Scritto da: News News
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