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Data di pubblicazione: 29/05/2026 alle 09:19
(Adnkronos) – Ennesimo colpo dei carabinieri e della Dda alla criminalità romana. In un blitz è stata disarticolata un’organizzazione criminale capace di trattare ingenti carichi di droga rapportandosi direttamente con fornitori in Sud America, con potenti cartelli albanesi del nord italia e con figure apicali della criminalità organizzata romana e delle cosche calabresi. In totale sono sette le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della Dda di Roma, eseguite dai Carabinieri del Comando Provinciale mentre altri due arresti sono stati messi a segno in flagranza. I due capi dell’organizzazione, con base nel quartiere della Magliana, sono Sergio Gioacchini, fratello di Andrea Gioacchini detto ‘Barbetta’, e Roberto Caputo. Secondo quanto emerso dalle conversazioni intercettate nel corso delle indagini, i due progettavano di uccidere Ugo Di Giovanni, storico esponente del clan Senese, ed Ettore Abramo, sodale di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, l’ultrà laziale ucciso a Roma il 7 agosto 2019. Andrea Gioacchini detto ‘Barbetta’ fu freddato a colpi di pistola, esplosi da un killer a volto coperto, la mattina del 10 gennaio 2019 in via Castiglion Fibocchi, nel quartiere Magliana a Roma. L’uomo, che aveva appena accompagnato i figli all’asilo nido, fu colpito mentre era in auto con la compagna, che rimase ferita a un fianco. Secondo Gioacchini, Ugo Di Giovanni sarebbe stato proprio corresponsabile dell’omicidio del fratello Andrea. L’altro obiettivo, Ettore Abramo, aveva avuto invece dissidi con Roberto Caputo. In numerose conversazioni, i due parlavano di reperire armi di varia tipologia come fucili d’assalto, fucili a pompa, armi connotate da elevate capacità offensive e pistole facilmente occultabili, sempre munite di silenziatore proprio per compiere questi omicidi. L’operazione ha fatto emergere, secondo gli investigatori, uno spaccato di assoluta spregiudicatezza criminale, evidenziando eventi di notevole allarme sociale.
Nel corso delle indagini, supportate dall’acquisizione di chat criptate e da capillari intercettazioni telefoniche e ambientali, sono appunto state documentate, spedizioni punitive e l’intento di acquisire armi da guerra, tra cui fucili d’assalto M4 con cannocchiale e fucili a pompa, per compiere agguati nei confronti dei componenti di clan rivali. Le accuse nei confronti degli arrestati vanno dall’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti allo spaccio, dall’estorsione aggravata alla detenzione illegale di armi e allo sfruttamento della prostituzione. Emblematici sono la gestione di quantità esorbitanti di droga: Il sodalizio trattava centinaia di chili di stupefacente, arrivando a detenere, in un solo episodio accertato, ben 500 kg di hashish e ingenti forniture di cocaina purissima dal valore di centinaia di migliaia di euro, in parte rinvenute e sequestrate in locali condominiali adibiti a magazzino. Per ottenere la restituzione di un debito di 20.000 euro, maturato nell’ambito del narcotraffico e dell’acquisto di autovetture, i vertici dell’organizzazione hanno ordinato il pestaggio a sangue di un loro stesso collaboratore insolvente. La vittima, brutalmente malmenata da due sicari, ha riportato gravi lesioni facciali e la perforazione di un polmone. I capi dell’organizzazione avevano, inoltre, messo a disposizione un appartamento a una spacciatrice tossicodipendente, totalmente soggiogata, costringendola a prostituirsi. La donna era obbligata a versare la quasi totalità dei proventi dell’attività di prostituzione nelle casse del clan tramite ricariche Postepay, mentre uno dei sodali incassava una tariffa fissa di 50 euro per ogni cliente che faceva accedere all’immobile. Durante le perquisizioni di questa mattina i carabinieri hanno arrestato altre due persone trovate in possesso di importanti quantitativi di cocaina e diverse armi. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma stanno inoltre eseguendo un decreto di sequestro preventivo di beni, emesso dal Tribunale di Roma, a carico della famiglia di uno dei due promotori e organizzatori della banda: si tratta di un’auto, una moto, quote societarie, carte postepay che si ipotizza siano state utilizzate per veicolare i profitti derivanti dallo spaccio di stupefacenti e dallo sfruttamento della prostituzione. (di Giorgia Sodaro)
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Scritto da: News News
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