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Data di pubblicazione: 01/06/2026 alle 15:48
(Adnkronos) – Non è solo un fenomeno marginale o circoscritto a singoli episodi: il caporalato in Lombardia assume i contorni di un sistema trasversale ai settori e profondamente radicato nella filiera produttiva. Una ‘mappa’ delle irregolarità che racconta un quadro ben più ampio delle singole inchieste giudiziarie. L’ultima, in ordine di tempo, è quella sul nuovo consolato statunitense a Milano, definita “gigantesca” da parte di Alem Gracic, segretario generale di Filca Cisl Lombardia. “Abbiamo riscontrato una presenza del caporalato di più bassa leva immaginabile in un cantiere molto importante che dovrebbe essere tutelato e controllato – dice all’Adnkronos -. A differenza di tanti altri cantieri in città, in questo i nostri operatori sindacali non hanno avuto accesso”. Cadell Construction si trova sotto indagine con l’accusa di capolarato ma non si tratta di un caso isolato.
Lo certificano i numeri dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro relativi all’ultimo anno di monitoraggio: su 13.726 accessi ispettivi complessivi effettuati nella Regione, il tasso medio di irregolarità si attesta al 68%. Quasi sette aziende su dieci di quelle controllate nascondono violazioni. La maglia nera se la aggiudica il settore Industria con un picco del 71,5% di irregolarità, seguita a ruota dal Terziario (69,8%) e dall’Agricoltura (65,4%). Quarto posto per l’edilizia con il 63,1%. Ma si tratta, appunto, di un’illusione statistica. Quando l’orizzonte si sposta sulla salute e la sicurezza nei cantieri, la percentuale regionale schizza al 75,6%, svelando una giungla di omissioni, ponteggi non a norma e rischi di cadute dall’alto.
L’ultimo caso, in ordine temporale, riguarda proprio la vicenda del consolato statunitense. Ieri il fermo del manager turco, Ulas Demir, mentre tentava di imbarcarsi per Istanbul. I pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici hanno definito la situazione come “para-schiavismo”. Gli operai, tutti di nazionalità indiana, venivano reclutati all’estero ma prima di arrivare in Italia e ottenere il posto di lavoro, erano costretti a pagare un ‘pizzo’ di 5.000 euro a degli intermediari. Una volta arrivati, venivano subito messi al lavoro con uno stipendio, sulla carta, di circa 1.200 euro al mese. Il contratto prevedeva vitto e alloggio a carico del datore di lavoro ma la realtà era ben diversa, con l’azienda che tratteneva quasi 900 euro dal salario per coprire queste spese e paghe effettive attorno ai 2 euro l’ora.
“Abbiamo chiesto di poter effettuare controlli – ribadisce Gracic -, ma ci sono state negate le richieste. Allora abbiamo provato a organizzare un’assemblea con i lavoratori, per spiegargli cose fondamentali come i diritti del lavoratore ma non si è presentato nessuno”. Negli ultimi anni il settore dell’edilizia si trova in una situazione di difficoltà nel reperire manodopera, con cantieri e aziende che faticano a trovare personale specializzato. “Qui siamo di fronte all’esempio peggiore possibile, persone che pagano per lavorare e vengono portate in Italia in condizioni di quasi schiavismo. Gestire il personale in un’azienda è costoso, quindi si scelgono infiniti livelli di subappalto per risparmiare dal punto di vista economico” incalza il rappresentante sindacale.
“Queste imprese operano sul nostro territorio per pochi mesi, nascono e muoiono con il cantiere – spiega Gracic -. Non c’è supervisione, nessuno formazione né applicazione di norme di sicurezza”. Illeciti che sarebbero contrastabili con azioni di monitoraggio della manodopera attraverso cartellini digitali, con timbrature all’ingresso e all’uscita, azioni per la limitazione del subappalto e l’applicazione di un meccanismo di identificazione telematica del cantiere, con un celere meccanismo di verifiche quando emergono irregolarità. “Se ci viene vietato di entrare in un cantiere o se le assemblee vanno deserte, dovrebbero essere campanelli d’allarme per far partire controlli specifici” suggerisce il segretario generale di Filca Cisl Lombardia.
I lavoratori sono le vere vittime di queste vicende. “Bisogna ridare dignità al settore dell’edilizia, ai lavoratori e alle aziende perché oltre ai dipendenti, chi dopo di loro subirà sono le imprese italiane oneste, quelle che gareggiano e applicano i contratti” conclude. (di Marco Cherubini)
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Scritto da: News News
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