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Data di pubblicazione: 18/06/2026 alle 10:48
(Adnkronos) – Il Volto Santo è di nuovo visibile nel Tempietto di Matteo Civitali nella Cattedrale di Lucca. Si tratta della ricollocazione definitiva, dopo il restauro che ha restituito al monumentale crocifisso ligneo l’aspetto che aveva precedentemente al XVII secolo. Conservato da oltre mille anni nella Cattedrale, Il Volto Santo rappresenta un Christus triumphans, vittorioso sulla morte e sul male. Domani, venerdì 19 giugno, sarà il giorno della restituzione: alle ore 9:00 l’arcivescovo di Lucca, monsignore Paolo Giulietti, presiederà la messa durante la quale benedirà il Volto Santo, mentre alle ore 18:30 si terrà la presentazione al pubblico.
Sottoposto per la prima volta ad un restauro (iniziato con la complessa movimentazione e le indagini diagnostiche nel 2022 e terminato nel settembre 2025), necessario per lo stato di degrado in cui versava l’opera, l’intervento ha portato a numerose scoperte sulla datazione, sulla tecnica costruttiva e sui materiali con cui è stato realizzato il Volto Santo. In particolare, sotto una cromia superficiale scura, presente sulla figura di Cristo e sulla croce a partire dal XVII secolo, è stata ritrovata e portata alla luce la bellissima policromia ancora esistente. Le indagini diagnostiche hanno confermato che si tratta di un’opera del IX secolo e non di una replica successiva di un originale andato perduto. Il Volto Santo di Lucca è dunque uno dei tre crocifissi lignei monumentali più antichi d’Occidente. Pur rappresentando tutti e tre un cristo tunicato, il monumentale crocifisso ligneo di Lucca è il meglio conservato e l’unico ad avere gli occhi in pasta vitrea con pupille di color azzurro, realizzati, come scoperto durante il restauro, rifondendo vetri di epoca romana. Occhi così penetranti di cui tutti parlano fin dall’antichità.
Il restauro, interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca grazie ad uno stanziamento di 600 mila euro, è stato promosso dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino e diretto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto l’Alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Lucca Massa Carrara e Pistoia.
Da sabato 20 giugno, dopo la movimentazione del crocifisso dal Laboratorio di restauro al tempietto del Civitali, in parallelo alle operazioni di allestimento, è stato realizzato un sistema che consentirà di continuare con la tradizionale “vestizione” del Volto Santo per le solennità della Santa Croce con maggiore sicurezza per l’opera: un nuovo aggancio della corona eviterà di scaricare il suo peso sulla sommità della scultura, i manipoli non saranno più fissati alla croce ma ad una apposita struttura, modifiche al sostegno della gonna e una serie di apposite protezioni applicate a collare, gioiello, pendenti e corona consentiranno di evitare attriti sulla pellicola pittorica.
Protettore e simbolo identitario della città, il Volto Santo (250 cm di altezza, 270 di larghezza per 40 di profondità e la sua croce 442 x 286 cm) è stato nel Medioevo tra le immagini più celebri e venerate in Italia e in Europa, in quanto creduto ritratto veridico di Cristo, scolpito dopo la sua morte dal discepolo Nicodemo. Assieme a Roma e a San Iacopo de Compostela, Lucca si trovò a essere tra le principali mete di pellegrinaggio della cristianità. Ne sono testimonianza anche le numerose medaglie con l’immagine del Volto Santo, che i pellegrini appuntavano sulla veste, ritrovate fino in Norvegia. Se un’opera così antica è arrivata integra ai giorni nostri, eventualità molto rara per un materiale deperibile come il legno, lo si deve alla grande venerazione di cui è stato oggetto. Vestito di una lunga tunica con maniche, che lo configura come sacerdote che celebra il sacrificio di sé stesso, non presenta segni di sofferenza – consueti invece nei crocifissi del Medioevo e delle epoche successive – dove Cristo è vestito del solo perizoma.
Ecco le tappe della straordinaria storia del restauro iniziata nel 2020, per la celebrazione dei 950 anni dalla rifondazione della cattedrale lucchese, quando l’Ente Cattedrale di San Martino di Lucca diede incarico all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze (Infn) di eseguire, per la prima volta, delle indagini con il Carbonio 14 su tre campioni del legno di noce, nel quale è intagliato il Volto Santo, e un frammento di tela. Per il Volto Santo ne risultò una clamorosa datazione tra la fine dell’VIII e la fine del IX secolo, confermando che non si trattava di un’opera del XII secolo, replica di un originale più antico andato perduto, come ritenuto fino ad allora. L’anno successivo l’Ente interpellò l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (OPD) per una valutazione sullo stato conservativo dell’opera. Dopo una serie di riflessioni e visto lo stato di degrado della scultura, nel 2022 è stato deciso di sottoporre Il Volto Santo a un restauro di cui allora nessuno avrebbe immaginato i risultati. La direzione dei lavori, affidata al Settore di restauro Sculture lignee policrome dell’Opificio delle Pietre Dure, ha condiviso tutte le decisioni più importanti con il Comitato promotore e il Comitato scientifico. Da gennaio a dicembre 2022, Il Volto Santo fu sottoposto alle prime indagini diagnostiche dentro il tempietto. Dopo averlo messo in sicurezza, il 1° dicembre 2022, il crocifisso è stato trasportato dal tempietto al laboratorio di restauro realizzato nel transetto della Cattedrale. Dopo una successiva fase conoscitiva di indagini diagnostiche, nel 2023 è iniziato l’intervento di restauro, eseguito da Francesca Spagnoli, terminato a settembre 2025. Da allora e fino al 4 maggio 2026 – quando sono iniziate le operazioni propedeutiche allo spostamento del Volto Santo in vista della sua ricollocazione nel Tempietto del Civitali – il monumentale crocifisso è stato visibile nel cantiere di restauro allestito appositamente.
Il 20 maggio scorso, si sono svolte le operazioni di movimentazione dal Laboratorio al tempietto ed è iniziato l’allestimento interno dello stesso. Durante questo periodo è stato ricollocato il ricco apparato ligneo dorato, che riveste l’interno del tempietto dalla seconda metà del Settecento, lasciando visibile solo la decorazione con candelabre e serafini presente sopra l’arco laterale sinistro (ritrovata testimonianza del tempietto in epoca rinascimentale), apprezzabile solo da uno scorcio laterale. Il frontale del baldacchino che corona il Volto Santo con le sue bandinelle in tessuto è stato ripristinato. La pannellatura del fondale, rimossa durante il restauro, è stata sostituita con dei leggeri pannelli in fibra di vetro foderati di tessuto beige ignifugo, fissati con calamite in modo da garantire un facile smontaggio e futuri interventi. I lacerti di pittura murale rinvenuti durante il restauro sulla parete di fondo della cappella (che rappresentano una croce e delle decorazioni ispirate a sete di produzione lucchese del periodo medievale), in accoglimento della richiesta dell’Arcidiocesi, sono stati coperti con una tenda in tessuto, che garantisce una facile apertura per un futuro monitoraggio e la possibilità di una periodica visione.
Sotto una cromia superficiale scura, presente sulla scultura e sulla croce a partire dal XVII secolo, in maniera non uniforme nelle diverse parti, sono tornati visibili gli incarnati del volto, delle mani e dei piedi del Cristo; le decorazioni in foglia oro del bordo delle maniche e dell’orlo della veste; quella raffinata del girocollo (forse quattrocentesca); la colorazione giallo-bruna dei capelli e della barba. La veste è adesso di colore blu scuro, una stesura costituita da lapislazzuli di altissima qualità e in buono stato di conservazione. Al di sotto di questa, sono state rinvenute tracce di due ulteriori strati della stessa cromia. I campioni stratigrafici mostrano come nel tempo il colore blu e le dorature della veste fossero ripetute. Sulla croce del Volto Santo, antica come il Cristo, anch’essa soggetta nel tempo a ridipinture, è stato recuperato un prezioso “alfa e omega” in foglia oro su fondo azzurro e la testimonianza dell’esistenza di almeno due policromie precedenti, nei toni del rosso e del blu, arricchite da motivi decorativi a fasce e a palmette.
Il restauro ha riservato anche un’altra emozionante scoperta: la pasta vitrea di cui sono fatti gli occhi del Volto Santo fu realizzata rifondendo vetri di epoca romana. Se le pupille di colore blu profondo erano già visibili, la sclera bianca era coperta da una pittura di bianco di zinco ottocentesca, che è stata rimossa. Sull’occhio sinistro la sclera presentava una lacuna su cui si è intervenuti con una integrazione in resina. L’intervento ha permesso di restituire allo sguardo del Volto Santo la sua profonda espressività. Uno sguardo penetrante di cui tutti parlano fin dall’antichità, definendolo “terribilis”. Il Volto Santo è l’unica scultura lignea del IX secolo, ancora esistente, con gli occhi di pasta vitrea.
La separazione del Cristo dalla croce, risultata coeva, effettuata senza alterare il sistema di aggancio originario ha permesso di conoscere la tecnica costruttiva e scoprire le specie legnose di cui è fatta la scultura. È stato possibile, inoltre, approfondire la conoscenza del sistema di ancoraggio, costituito da sei perni in legno di quercia e cedro, e progettare la struttura in metallo di rinforzo interna al Cristo e retrostante la croce. Il Volto Santo – comprese testa e gambe – è ricavato dall’intaglio di un unico tronco di legno di noce. La testa, molto sporgente rispetto al corpo, ca 40 cm, è ricavata nella parte del tronco verso la radice dell’albero, le gambe corrispondono alla parte rivolta alla chioma. Il Cristo è svuotato sul retro in tutta la sua lunghezza, come era norma per le sculture lignee riducendone lo spessore e attenuando così le dannose dilatazioni del legno, e la nuca è chiusa da un coperchio ligneo, in passato rivestito di tessuto rosso, dove probabilmente venivano poste le reliquie. La croce è stata realizzata impiegando due specie legnose differenti: il braccio verticale è in legno di castagno, mentre quello orizzontale è in abete bianco.
Anche il grande nimbo (la cui datazione è ancora in corso di studio), che circonda il Volto Santo (circa 240 cm di diametro) a forma di semicerchio era ricoperto da uno spesso strato di colore scuro, identificato come una gomma vegetale alterata. Adesso è possibile ammirarlo in tutta la sua bellezza: su un supporto di legno sono state poste 14 lastre d’argento sbalzato e cesellato con cherubini, entro nervature a rilievo dorate, con incastonate 384 gemme in pasta vitrea di colore verde smeraldo e rosso rubino molto intensi, al cui centro è posto un fiore a quattro petali in argento. Alle estremità inferiori sono fissati due gigli in lamina di rame dorata.
Nel 2020, per la celebrazione dei 950 anni dalla rifondazione della cattedrale lucchese, tre campioni del legno di noce, nel quale è intagliato il Volto Santo, e un frammento di tela furono sottoposti per la prima volta, dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze (INFN), alle indagini con il Carbonio 14 dando come risultato una datazione tra la fine dell’VIII e la fine del IX secolo (fino ad allora il Volto Santo era ritenuto dagli studiosi un’opera del XII secolo, replica di un originale più antico andato perduto). I risultati delle analisi diagnostiche eseguite durante il restauro appena terminato convergono tutte nel datarlo al IX secolo. In particolare le indagini dendrocronologiche, eseguite dal Laboratorio IBE-CNR di Firenze, sul legno della croce coeva al Cristo, hanno potuto attestare con precisione una datazione all’860 con un margine cronologico di scostamento di poco oltre, sempre entro il IX secolo. “E’ una data che trova conferma anche nella tipologia del Volto Santo, spiega Anna Maria Giusti, consulente storico artistica per il complesso museale e archeologico della Cattedrale di Lucca e per il restauro del Volto Santo – che ha stringenti affinità con il Crocifisso del Duomo di Sansepolcro, anche questo assegnato al IX secolo dalle indagini con il Carbonio 14. Analoga datazione è stata diagnosticata per un Crocifisso conservato in Belgio a Tancrémont e proveniente da un’abbazia di fondazione carolingia. Crocifissi di questo tipo, perduti ma ricordati nei documenti, si concentrarono numerosi nei territori dell’Impero di Carlo Magno, di cui anche Lucca fece parte dal 774, e non è da escludere che si possa ipotizzare la provenienza del Volto Santo da quell’ambito carolingio, che fu epicentro di una straordinaria fioritura artistica”.
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