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A San Siro il trionfo della Liguria, Tedua festeggia così 10 anni di carriera

today25/06/2026 - 05:22 4

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Data di pubblicazione: 25/06/2026 alle 05:22

(Adnkronos) –
Da Genova a San Siro ci sono 143 chilometri. Tedua, per percorrerli, ci ha messo 79 dischi di platino, 39 dischi d’oro e dieci anni di carriera. Stasera è arrivato fin qui. E si è preso tutto, senza lasciare briciole. 

È quello che il rapper ligure ha dimostrato sul palco della Scala del calcio, al suo primo San Siro. Quello che per anni gli artisti sognano a occhi aperti e che poi, una volta vissuto, non lo dimenticano più. Per una sera così non bastano solo le canzoni. Servono le radici. Servono i luoghi da cui si arriva e le persone che c’erano prima che tutto questo accadesse. Per questo, sul palco, con lui ci sono anche gli amici. Quelli di sempre. Perché prima di farsi chiamare Tedua, Mario Molinari era solo un ragazzo con un sogno: portare la sua musica ovunque. E prima di riuscirci, prima di arrivare sul palco dello stadio più importante della musica italiana, ha dovuto rimboccarsi le maniche. 

Lo ricordano bene i suoi “fratelli” Bresh e Rkomi che, prima di essere ospiti stasera del concerto, sono stati suoi conquilini in un appartamento della Milano ben lontana dai palazzetti e dagli stadi. Lo hanno visto fare quello che fanno tutti i ragazzi della sua età: lasciare qualche faccenda domestica a metà, bruciare qualche piatto di troppo e scrivere barre. Tante barre. Senza saperlo, stavano assistendo all’inizio di una delle carriere più apprezzate della nuova scena musicale italiana. Una scena che, a pensarci bene, ha qualcosa di incredibile. 

Perché una buona parte degli artisti saliti sul palco al fianco di Tedua arriva dalla stessa terra. Dalla Liguria. Da quella regione, tra mare e montagna, che negli ultimi anni ha dato vita a una quantità non indifferente di talenti. Tanto da meritarsi un’etichetta. La chiamano Drilliguria, diventata il simbolo di una scena che ha trasformato Genova in uno dei punti più fertili del rap italiano.  

E basti pensare che negli ultimi due Festival di Sanremo un artista ligure, Sayf, è arrivato secondo e un altro, Olly, ha vinto. Ora Tedua si prende San Siro. È un altro pezzo di storia che parte da Genova. I tempi cambiano e la musica si evolve. E se un tempo c’era la scuola genovese — quella di Luigi Tenco, Gino Paoli e Fabrizio De André — che ha rivoluzionato il cantautorato italiano, oggi ci sono nuovi volti, nuove strofe e nuove vite da raccontare. 

E Tedua di vite da raccontare ne ha tante. E lo fa con un linguaggio dantesco. O meglio, si ispira a quello per portare nella musica se stesso, seguendo la struttura che tutti conoscono: quella che parte dall’Inferno, che attraversa il Purgatorio e arriva in Paradiso. Un percorso tra cadute e successi, paure e presa di coscienza, alla ricerca di un’identità precisa.  

E questo è anche il motivo per cui l’attenzione deve rimanere tutta sulle canzoni. Niente scenografie imponenti stasera. Nemmeno una passerella. Solo fiamme e schermi Led. Solo Tedua e la sua musica. E ai lati del palco due strutture che ricordano dei palazzi. A ogni piano, i musicisti che, in punta di piedi, lo hanno accompagnato nella scaletta composta da ben 40 canzoni.  

Da giorni, Milano toglie il respiro. Stare fermi, uno accanto all’altro, sui gradini di cemento, sembra quasi una prova di resistenza. Eppure San Siro stasera è pieno. Tutto sold out. Anche se il caldo non concede tregua, la gente canta. Suda. Salta. Nessuno sembra voler essere altrove. Tedua ce l’ha fatta. Con 36 gradi è riuscito nell’unica cosa che a Milano da giorni si desidera: far dimenticare il caldo. Per una notte, ha portato un pezzo del suo mare e il profumo della Liguria. E San Siro, in cambio, ha cantato con lui fino alla fine. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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