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Data di pubblicazione: 02/07/2026 alle 16:59
(Adnkronos) – L’export italiano di beni in valore crescerà del 2% nel 2026, per poi accelerare al 2,5% nel 2027, raggiungendo 675 miliardi di euro, e al 2,8% nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro. Sono le previsioni di Sace, contenute nel Rapporto export 2026, ‘Re-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale’, giunto quest’anno alla diciannovesima edizione e presentato oggi a Roma. Una dinamica “possibile in uno scenario di graduale ritorno alle condizioni pre-conflitto in Medio Oriente e coerente con il percorso verso l’obiettivo dei 700 miliardi di export, che si raggiungerà continuando a sostenere diversificazione dei mercati, iniziative di sviluppo delle imprese italiane all’estero e supporto di sistema, in linea con il nuovo Piano Strategico 2026-2028 Sace50”.
Secondo i dati elaborati da Sace, l’Italia conta circa 16 Paesi strategici – Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, Corea del Sud, Brasile, India, Singapore, Marocco, Egitto, Thailandia, Malaysia, Vietnam, Kazakistan e Filippine – che offrono “una piattaforma di diversificazione intelligente, integrando mercati già presidiati con geografie più dinamiche”. Le previsioni indicano per queste destinazioni “una crescita del 4,4% medio nel 2027-2028, superiore a quella dell’export complessivo, fino al raggiungimento di 92 miliardi di euro”.
L’andamento delle esportazioni italiane di beni negli USA nel 2026 è atteso crescere dell’1,9%, più dinamica sarà invece la crescita nel biennio successivo, +3,3% in media. “A trainare la performance di quest’anno saranno meccanica strumentale (+1,5%) e mezzi di trasporto (+3,2%), in particolare della componente navale”. L’Italia mantiene, infatti, “un forte posizionamento competitivo nella meccanica ad alta specializzazione, le nostre imprese della meccanica strumentale, automazione, robotica e macchine utensili, potranno beneficiare della crescente domanda di tecnologie produttive ad alta efficienza: dai macchinari per packaging e food processing, all’automazione industriale e Industria 4.0; dalle tecnologie per l’aerospazio e la difesa alla componentistica di precisione fino a sistemi per smart manufacturing e digitalizzazione industriale”.
La domanda di beni intermedi “si conferma quest’anno in crescita (+3,1%) grazie ancora al traino di chimica e farmaceutica che proseguirà dopo un rialzo di oltre il 40% registrato lo scorso anno e legato ai prodotti farmaceutici, in particolare quelli antiobesità esportati dalla Toscana e Lazio”. L’export italiano beni di consumo “sarà più dinamico nel 2027-28 e i principali comparti interessati includono moda includono moda e accessori, arredamento e design, nautica e yachting, agroalimentare premium e wine, hospitality e lifestyle. Particolarmente rilevante è la domanda crescente di prodotti associati a sostenibilità, tracciabilità e autenticità, elementi che rafforzano il posizionamento competitivo delle imprese italiane”, si osserva nel rapporto.
Lo scenario competitivo globale è “strutturalmente più complesso rispetto al passato: il crescente peso delle barriere non tariffarie e l’uso sempre più diffuso di strumenti regolatori e di politica industriale richiedono alle imprese una maggiore capacità di adattamento a contesti normativi e doganali articolati e in continua evoluzione. Per l’88% dei Paesi, infatti, i costi generati da queste misure superano quelli tariffari”. Proprio per questo, gli accordi commerciali Ue “si trasformano, quindi, da semplici strumenti di riduzione dei dazi a leve di politica economica e industriale in senso ampio”. In particolare, gli accordi “di nuova generazione” come quelli con Mercosur, India e Australia “si concentrano infatti su armonizzazione regolatoria, semplificazione amministrativa e riconoscimento degli standard, contribuendo a ridurre in modo significativo i costi di accesso ai mercati per le imprese. Favoriscono, inoltre, il consolidamento di partnership strategiche lungo le filiere, soprattutto nei settori legati alla transizione energetica e alle tecnologie avanzate, e concorrono alla sicurezza economica attraverso una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento”.
L’export italiano in Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell’area del Golfo, è atteso tornare a crescere con decisione nel biennio successivo, con un incremento medio del 5,3%. “Lo shock del conflitto evidenzia ancor più l’importanza dei processi di diversificazione economica in quei Paesi che basano ancora le proprie economie sulla produzione e vendita di idrocarburi”. Soprattutto per “le geografie lontane dal Golfo e dipendenti dall’import di energia” è “importante diversificare l’import di tali beni (e dei loro derivati) puntando anche sulla produzione domestica”.
“L’export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano Strategico Sace50. L’obiettivo è chiaro: vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di sistema”. Ha sottolineato Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace. “La diciannovesima edizione del nostro Rapporto Export racchiude già nel titolo il messaggio chiave: Re-Agire, che vuol dire trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche in condizioni di incertezza. Il Rapporto Export ci consegna una prospettiva positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato”, ha osservato poi il presidente Guglielmo Picchi.
“Stiamo andando verso l’obiettivo di 700 miliardi di export. Avevo detto nel 2027, può essere anche il 2028, ma stiamo accelerando” ha commentato il ministro Tajani. “Stiamo lavorando per far sì che l’export italiano sia sempre più il fiore all’occhiello della nostra politica economica. L’obiettivo che ci eravamo dati, quello dei 700 miliardi, si può raggiungere e il rapporto presentato oggi da Sace ci dice che si può fare”, ha sottolineato Tajani a margine dell’evento. “Abbiamo dei prodotti di straordinaria qualità, quindi la prima cosa è il prodotto italiano, il Made in Italy. Poi, la strategia e il lavoro che lo Stato e il governo hanno messo in campo per aiutare le imprese ad esportare nel modo migliore, diversificando i mercati. E questo significa che, nonostante due guerre più una guerra commerciale, siamo riusciti a ottenere dei risultati straordinari”, rivendica il ministro. “Le cose vanno nella giusta direzione: il prodotto italiano piace, anche negli Usa, sono aumentate le esportazioni. Qualcuno dice che sono aumentate anche le importazioni e che c’è stato un leggero calo nella bilancia commerciale: certo, perché abbiamo preso fonti energetiche negli Stati Uniti e non le abbiamo comprate dalla Russia”, ha spiegato.
Entro la fine dell’estate “firmeremo anche un accordo con le Camere di Commercio”, la prova “che il sistema Italia funziona, perché più si lavora insieme, più si lavora di squadra, meglio è. Siamo diventati già la quarta potenza commerciale mondiale, avevamo la sesta, poi la quinta, la quarta… e, magari, possiamo diventare anche la terza, chissà”, ha chiosato il ministro.
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Scritto da: News News
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