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Data di pubblicazione: 09/07/2026 alle 16:33
(Adnkronos) – C’è una casa a Ercolano che per quasi trent’anni ha custodito in silenzio i suoi segreti, chiusa agli occhi dei visitatori ma viva nella memoria di chi lavora ogni giorno alla tutela di questo straordinario sito Unesco. Da oggi quel silenzio si interrompe: la Casa del Mobilio Carbonizzato riapre al pubblico, restituendo a Ercolano uno dei suoi ambienti più intimi e toccanti. Ma il racconto è appena all’inizio: questa riapertura è solo il primo capitolo di una nuova stagione di scoperte. Il countdown per l’autunno 2026 è già partito, quando altre straordinarie domus del Parco Archeologico torneranno a raccontarsi al pubblico, in un susseguirsi di riaperture che promette di riscrivere ancora una volta la mappa dell’antica Ercolano.
Il nome di questa domus racconta già una storia che emoziona: deve la sua identità al ritrovamento di un tavolino e di un letto con alta spalliera, che conservavano ancora tracce di tessuto e i resti della rete di corda a cui erano agganciate le doghe in legno. Oggetti di vita quotidiana, sorpresi dall’eruzione e custoditi dal tempo, riportati alla luce tra il 1932 e il 1933 durante la grande stagione di scavi condotta da Amedeo Maiuri, il grande archeologo che più di ogni altro ha restituito al mondo il volto dell’antica Ercolano.
Varcare la soglia di questa casa, costruita in età repubblicana, significa attraversare un impianto domestico che si è conservato con straordinaria coerenza: gli ambienti si dispongono intorno all’atrio e al giardino sul fondo, dove un piccolo larario a forma di tempietto accoglieva le devozioni della famiglia. Al piano superiore, un loggiato con colonne si affacciava sull’atrio già dalla prima fase costruttiva della casa, mentre le pareti, decorate in IV Stile, raccontano i segni di più fasi di vita e di rinnovamento dell’abitazione. Tra gli ambienti più preziosi, il triclinio a destra dell’ingresso conserva un pavimento a mosaico con un raffinato emblema marmoreo e decorazioni con nature morte; il tablino custodisce a sua volta un mosaico con inserto marmoreo e tracce dell’antico soffitto affrescato. E proprio sul fondo della casa, nel cosiddetto oecus Cyzicenus, aperto da una grande finestra sul giardino, vennero ritrovati gli arredi carbonizzati che hanno dato il nome a questa domus: un tavolino e un letto, testimoni silenziosi di una vita interrotta in un attimo, quasi duemila anni fa.
“Riportare alla luce e restituire alla città la Casa del Mobilio Carbonizzato, dopo quasi trent’anni di chiusura, è un traguardo che ci riguarda nel profondo. Non parliamo soltanto del recupero di uno spazio architettonico, ma della restituzione di una storia umana fatta di gesti quotidiani – un letto, un tavolino – che l’eruzione ha congelato nel tempo e che oggi, grazie a un lungo e paziente lavoro di restauro, possiamo finalmente raccontare di nuovo. È il segno tangibile di una strategia di tutela che guarda lontano, fondata sulla cura quotidiana e sulla pianificazione a lungo termine del nostro patrimonio”, dichiara Federica Colaiacomo, direttrice del Parco Archeologico di Ercolano.
La riapertura della Casa del Mobilio Carbonizzato è il frutto di un percorso di restauro avviato più di 10 anni fa, quando furono eseguite le prime opere urgenti di ricostruzione delle coperture e di messa in sicurezza delle superfici decorate, nell’ambito del partenariato pubblico-privato tra il Parco Archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute (PHI), che opera attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali (IPBC), attivo a Ercolano da venticinque anni.
L’architetto Rossella Di Lauro racconta: “Gli interventi più recenti rappresentano la prosecuzione naturale delle prime opere. In questa fase, abbiamo dato priorità a criticità rimaste irrisolte, come la ricostruzione di alcuni solai lignei, la sostituzione di architravi compromessi, il consolidamento e restauro completo delle colonne che affacciano nell’atrio collocate al primo piano sopra la copertura del tablino. Quest’ultimo intervento, in particolare, è stato realizzato grazie ad accurati rilievi tridimensionali e a delicate operazioni di smontaggio e rimontaggio controllato, in stretta sinergia con i conservatori-restauratori. Gli architravi-teche in ferro, che presentano eccezionali porzioni di legno carbonizzato, sono stati sostituiti da nuove strutture in legno opportunamente lavorate con soluzioni innovative, in modo da continuare a svolgere la funzione di teche protettive; infatti, all’interno di queste sono stati ricollocati i frammenti carbonizzati accuratamente restaurati; questa specifica tipologia di intervento è stata pensata per facilitare il monitoraggio e la manutenzione futura dei preziosi reperti lignei.”
L’intervento si inserisce nel più ampio progetto “Restauro conservativo delle strutture e delle superfici decorate delle domus più importanti di Ercolano”, che prevede la riapertura di sei tra le più importanti domus del sito, frutto della programmazione congiunta tra il Parco Archeologico di Ercolano e le fondazioni Packard, sviluppato dal partner privato e attuato sotto il coordinamento scientifico e tecnico del Parco. Un approccio fondato sulla manutenzione programmata e sulla conservazione a scala urbana, che ha già permesso, nel marzo 2025, la riapertura della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di Legno.
Oggi la domus restituisce piena leggibilità ai propri apparati decorativi: dipinti murali, soffitti decorati e pavimentazioni a lungo compromessi dalla vegetazione infestante sono stati messi in sicurezza, stabilizzati e, dove possibile, sottoposti a interventi di pulitura e ritocco pittorico. Un traguardo importante per Ercolano, dove per anni le priorità sono state concentrate sulla riduzione del rischio: oggi, raggiunta una maggiore stabilità conservativa, è stato possibile dedicarsi anche al recupero estetico di diverse decorazioni, restituendo al pubblico qualità artistica e valore storico.
La riapertura dell’atrio e degli ambienti che lo circondano è un primo, fondamentale passo verso la piena fruizione della domus: i prossimi interventi riguarderanno il giardino-hortus e il restauro del larario, in continuità con una gestione del patrimonio che punta sulla pianificazione per fasi e sulla cura quotidiana di uno dei siti archeologici più straordinari al mondo. La storia della Casa del Mobilio Carbonizzato non si esaurisce tra le sue mura: i legni carbonizzati che hanno dato il nome alla domus sono oggi esposti al pubblico al piano ammezzato dell’Antiquarium di Ercolano, insieme ad altri reperti che custodiscono, ciascuno, una storia e un vissuto propri. Tra questi, anche un tavolino proveniente proprio da questa casa. I visitatori sono dunque invitati a proseguire il proprio percorso in Antiquarium, per completare la conoscenza della domus e chiudere il cerchio di un’esperienza di visita che attraversa l’intero Parco Archeologico di Ercolano.
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Scritto da: News News
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