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Data di pubblicazione: 16/07/2026 alle 08:53
(Adnkronos) – “Vari studi hanno dimostrato che”, nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), la terapia inalatoria triplice in un unico dispositivo, “oltre a offrire benefici” clinici, “riduce la mortalità. Questa era la ragione per cui ci battevamo: era ormai evidente l’importanza di liberalizzare questa terapia”. Così Salvatore D’Antonio, presidente Associazione pazienti Bpco, commenta l’aggiornamento della Nota 99, recentemente pubblicata in Gazzetta Ufficiale. La versione precedente, “emanata nel settembre del 2021, in piena pandemia”, aveva alcune criticità sulla prescrizione e, di conseguenza, anche sull’aderenza alla terapia. “Ridurre il numero di device, di apparecchi da usare – chiarisce D’Antonio – è già un elemento risolutivo. Inoltre, i farmaci in un unico apparecchio hanno un potenziamento”. Prima dell’aggiornamento della Nota 99, “le prescrizioni venivano fatte senza avere i benefici della terapia in unico device e con una spesa maggiore, pari a circa 30 euro a confezione. Raggruppando questa terapia in un unico dispositivo, oltre a ottenere un risparmio sui farmaci, si riducono le riacutizzazioni e i ricoveri ospedalieri, con ulteriori benefici per la sostenibilità del sistema sanitario”, sottolinea. A ciò si aggiunge “la riduzione della mortalità: vantaggi importanti sotto ogni profilo”. (Video)
L’associazione “ha sempre sensibilizzato su questi aspetti – evidenzia D’Antonio – anche perché le ultime osservazioni delle linee guida Gold hanno dimostrato che bisogna prestare attenzione ai pazienti fumatori ed ex fumatori che, pur non avendo segni di ostruzione all’esame spirometrico, hanno purtroppo la possibilità di un’evoluzione negativa della situazione respiratoria, anche se nelle fasi iniziali presentano un esame spirometrico buono. Se non si osserva il quadro nella sua complessità – avverte – si rischia di perdere le prime avvisaglie. Noi abbiamo da sempre documentato e sottolineato l’importanza delle piccole vie aeree, che rappresentano gli aspetti iniziali del danno e che possono essere osservati fin dall’inizio. In questi casi è opportuno attuare una terapia preventiva”.
Oltre a facilitare l’accesso e l’impiego “dei farmaci che abbiamo a disposizione – aggiunge D’Antonio – come associazione siamo impegnati in altre iniziative come la lotta al fumo, tra i nostri primi obiettivi. Come tutto il mondo pneumologico, non accettiamo alcun tipo di fumo, né quello elettronico né quello del tabacco riscaldato – puntualizza – Tutti riteniamo che siano da sconsigliare, anche perché abbiamo assistito al fenomeno del fumo duale e al fatto che molti giovani iniziano con questo tipo di fumo per passare poi al fumo tradizionale. L’altra questione fondamentale è la consapevolezza della malattia. Dobbiamo fare in modo che i pazienti siano consapevoli della propria condizione e possano quindi attuare correttamente la terapia. Purtroppo questo rappresenta un ulteriore problema – osserva – Sappiamo che una percentuale importante di pazienti, dopo pochi mesi, smette di assumere i farmaci. Anche questo può essere contrastato offrendo una terapia efficace, capace di indurre il paziente ad avere fiducia nel rapporto con il medico e nel rapporto con il farmaco, favorendone così – conclude – un utilizzo più attento e costante”.
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