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Data di pubblicazione: 15/10/2026 alle 20:30
(Adnkronos) – “Io ho gareggiato anche con 40 di febbre”. È bastata una frase a far storcere il naso a molti, anche a Matteo Bassetti. E quando a dirla è Federica Pellegrini, la polemica è dietro l’angolo. In un video condiviso sui social, la Divina durante un allenamento con i suoi atleti li esorta a spingere al massimo dentro la vasca, in qualsiasi situazione, positiva o negativa che sia. In particolare, nel suo discorso motivazionale la campionessa olimpica ha lanciato un messaggio che molti utenti hanno giudicato “sbagliato”.
Cosa succede se la sera prima di una gara se il corpo manda segnali negativi? “Gareggiamo comunque, anche con la febbre. Io ho gareggiato anche con 40 di febbre, con una spalla che non girava. Poi dipende da quanto uno lo vuole, è sempre quello il parametro che dobbiamo tenere in considerazione”. Per Pellegrini è tutta questione di mentalità, che va costruita allenamento dopo allenamento. Che tu abbia il 50 per cento da dare o il 70, “l’importante è dare il massimo”. Questa è la modalità corretta, secondo il discorso di Pellegrini, per affrontare una gara. Il nuoto, continua la campionessa, è uno sport “stronzissimo” perché “dobbiamo stare in acqua tutti i giorni della nostra vita per tre gare all’anno”. Che sia mal di pancia, mal di testa, mal di denti, se succede in gara “potete affrontarlo, perché è già successo”.
Il discorso è stato ampiamente criticato dagli utenti, inclusi specialisti: “Mi spiace ma questo discorso non è per nulla sano e giustificarlo come motivazione è una cavolata. La salute, il rispetto del proprio corpo, gli eventi che ti succedono, anche negativi, fanno parte del prendersi cura di se stessi. Del volersi bene”, scrive un medico psichiatra tra i commenti.
A intervenire sulla polemica anche Matteo Bassetti che sui social ha condiviso il suo punto di vista elogiando il percorso olimpico della campionessa, ma criticando le sue parole: “Non si gareggia con 40 di febbre. Non è un atto di eroismo. Federica Pellegrini è una campionessa straordinaria. Una delle più grandi che lo sport italiano abbia mai avuto. L’abbiamo ammirata, abbiamo gioito per le sue vittorie e riconosciuto il suo talento, la sua determinazione e i suoi sacrifici. Ma proprio per questo è importante fare una distinzione. Raccontare di aver gareggiato con 40 di febbre, con una spalla infortunata o dopo aver avuto problemi fisici non deve diventare un messaggio che normalizza il fatto di spingere il proprio corpo oltre ogni limite”, scrive il medico su Instagram.
Secondo Bassetti, ci sono alcuni segnali che il corpo manda e che non dovrebbero essere ignorati: “Il dolore non è sempre un segno di forza. E ignorare i segnali del proprio corpo non è necessariamente sinonimo di coraggio. Con 40 di febbre non si dovrebbe gareggiare: una febbre così alta può essere il segnale di una condizione importante e sottoporre il corpo a uno sforzo intenso può comportare rischi seri. Anche in presenza di un infortunio, la decisione di allenarsi o competere deve essere presa sulla base di una valutazione medica. Perché lo sport deve essere passione, disciplina, sacrificio e ambizione. Ma deve essere anche tutela della salute”.
Poi, si rivolge alla campionessa “con tutto il rispetto e l’ammirazione per l’atleta che sei”, e sottolinea “c’è una differenza fondamentale tra raccontare la propria esperienza e trasmettere un messaggio che altri, soprattutto i più giovani, potrebbero interpretare come un esempio da seguire. Sei una grandissima atleta. Ma i consigli sulla salute e sull’idoneità a gareggiare devono venire dai medici, dai medici dello sport e dai professionisti che hanno le competenze per valutare i rischi. Un campione non deve dimostrare di essere invincibile. Deve anche contribuire a insegnare che la salute viene prima di una medaglia. Perché nessuna gara vale il rischio di compromettere il proprio benessere. La vera cultura sportiva non consiste nel gareggiare a qualsiasi costo. Consiste anche nel sapere quando fermarsi”.
“Dott. Bassetti, Federica stava raccontando una storia di sport, di sacrificio e di ambizione”. Così interviene anche Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, tra i commenti sotto al post di Bassetti. “Stava parlando di gare, di Olimpiadi, di atleti che lavorano quattro anni per avere un’occasione e che, quando arriva quel momento, sono disposti a stringere i denti pur di realizzare il proprio sogno, e gareggiare con una spalla malconcia o 40 di febbre. Perché lo sport di alto livello è anche questo”, spiega l’allenatore, intervenendo in difesa della campionessa, e spiegando il suo punto di vista, che a parer suo, è stato frainteso.
“Un atleta che sogna di diventare un campione non si ferma alla prima difficoltà, a un mal di pancia, a un mal di testa o a un piccolo risentimento muscolare. Impara a conoscere il proprio corpo, a gestire la fatica e a distinguere un disagio momentaneo da un problema che richiede di fermarsi e affidarsi a un medico. La differenza tra un buon atleta e un campione non è soltanto il talento. È la fame. La fame di arrivare, di migliorarsi, di non lasciare nulla di intentato quando arriva il momento per cui hai lavorato una vita. E se vogliamo parlare ai ragazzi tra i 13 e i 17 anni che sognano di arrivare in alto, dobbiamo insegnare anche questo: non avrai sempre voglia, non sarai sempre motivato, non ti sentirai sempre al massimo. È la disciplina che ti permette di andare avanti quando la motivazione viene meno. Nessuno sta dicendo di mettere a rischio la salute. Ma raccontare un’impresa estrema per trasmettere determinazione non significa prescrivere un comportamento medico. Federica raccontava cosa significa avere fame di un sogno. Non stava scrivendo un manuale di medicina”.
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Scritto da: News News
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