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Ucraina, da ufficiale russo a spia di Kiev: la storia di Stupnikov ‘il disertore’

today16/10/2026 - 11:36 4

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Data di pubblicazione: 16/10/2026 alle 11:36

(Adnkronos) –
L’ufficiale russo Lev Stupnikov, diplomato all’Accademia militare del corpo di segnalazione Budyonny di San Pietroburgo, ha fornito informazioni alle forze ucraine che hanno portato all’uccisione di più di 300 soldati russi, prima di passare la linea del fronte per combattere al fianco del Corpo dei volontari russi, nel luglio del 2024. Non è l’unico. Sono migliaia i russi con cui gli ucraini comunicano, dai militari al fronte alle casalinghe che risiedono vicino al campo di battaglia, scrive il Wall Street Journal che oggi racconta la storia di Stupnikov. Ma anche quella del crescente malcontento fra i russi. Obiettivo degli ucraini non è solo quello di fermare l’invasione delle forze di Mosca ma anche costruire un esercito di voltagabbana russi, addestrati e determinati, per poter un giorno dare il via a una rivolta armata in Russia e contribuire alla fine del regime di Putin.  

Una storia, quella della diserzione di Stupnikov, che inizia con l’invio di messaggi con le coordinate per localizzare un convoglio di 120-150 soldati russi impegnato in preparativi per una offensiva contro Vuhledar, un mese dopo essere stato reclutato dagli ucraini, all’inizio del 2024. Ha scattato una foto, senza farsi notare. Ha inviato un messaggio al suo contatto filo ucraino che, a sua volta, gli ha chiesto di confermare che aveva abbandonato la postazione, per evitare che fosse colpito. 

Gli ucraini hanno in quell’occasione ucciso 68 militari russi, fra cui dieci ufficiali, incluso il colonnello Gusein Musayev, comandante della 36esima brigata di fucilieri (la leggendaria unità russa che si era avvicinata a Kiev la notte dell’inizio dell’invasione ma che dopo mesi di guerra era popolata in larga misura da violenti e non addestrati ex detenuti) da lungo obiettivo delle forze ucraine, e feriti altri 60. 

“Siamo russi (russky). La nostra patria storica è la Russia”, era il leitmotif con cui era cresciuta e da cui si era presto distaccata, dopo il suo arrivo in Russia. La madre, abbandonata dal marito, non voleva che suo figlio prestasse servizio. Respinto alla scuola per piloti a 17 anni, per il suo rifiuto a comperare l’ammissione, si era presto reso conto che il pagamento era la normalità anche all’Accademia, dove per ottenere un permesso, prendere vacanze più lunghe o scegliere la base di destinazione dopo il diploma era necessario foraggiare qualcuno.  

Nel febbraio del 2022, l’atmosfera al campus era cambiata dall’oggi al domani, con i pochi ‘dissidenti’ costretti al silenzio. A coloro che avevano chiesto di lasciare l’Accademia, non viene data risposta per mesi. Stupnikov è attento a nascondere le sue opinioni. A giugno, si diploma. Viene mandato alla sua base nell’estremo oriente russo. A novembre del 2023, viene inviato al fronte. Al villaggio di Mykilske, con la 36esima brigata di fucilieri motorizzati, come capo segnalatore di un battaglione incaricato di catturare Vuhledar, nel Donbass. Il suo compito era assicurare la comunicazione fra i comandanti e le loro unità, e il flusso di informazioni dai droni da ricognizioni e le telecamere per la sorveglianza. 

“Sono pronto a lavorare con te e ad arrendermi”, gli ha scritto Stupnikov quella sera stessa. A questo primo contatto, hanno fatto seguito appuntamenti settimanali, con aggiornamento delle informazioni sui militari russi. Unica condizione dell’ufficiale: nessun pagamento. Dopo la prima operazione, nei dintorni di Vuhledad, Stupnikov si è liberato del suo telefono. E ha continuato a collaborare con gli ucraini, per esempio sabotando telecamere di sorveglianza o batterie su droni da ricognizione. A giugno, era rimasto l’unico ufficiale della sua unità ancora in vita. Sempre più impaurito di essere scoperto. A luglio, dopo aver rischiato di essere ucciso, per aver dato agli ucraini per errore le coordinate della cantina in cui si trovava, riceve da Karpenko l’appuntamento alle porte di Mykilske, oltre la linea del fronte, per l’esfiltrazione. Una camminata di 40 minuti guidato da un drone di Kiev. Fino a quando non ha udito le anatre, il segnale del suo arrivo al bordo dello stagno dell’appuntamento. Parola d’ordine: “negozio di arachidi”.  

Dopo la perquisizione, la telefonata alla madre, a Omsk. “Sono arrivato dove dovevo arrivare”. Dopo un paio di giorni di isolamento, l’incontro con Denis Kapustin, il comandante del corpo dei volontari russi, l’unità delle forze ucraine composta da russi che si oppongono al regime di Putin. Agli ucraini, Stupnikov ha dato il suo smartphone con le password di diversi canali di comunicazione russi che le forze di Kiev avrebbero usato per mesi per accedere ai feed in tempo reale di una decina di droni e telecamere di sorveglianza russe. L’ufficiale ha accettato l’offerta di Kapustin, di rimanere con la sua unità fino alla fine della guerra. La moglie Liza decide di rimanere in Russia, la madre Tatiana e la sorella, figlia di secondo letto della madre, Alisa, hanno lasciato la Russia nel febbraio del 2025 per stabilirsi in Moldova, dopo essere entrate a piedi in Ucraina.  

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internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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