
Data di pubblicazione: 19/10/2026 alle 10:11
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della musica. Da Love Me Do a Lady B, dalle
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cantine del Cabin Club alla fama mondiale. Una storia di amicizia,
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genio e rivoluzione. I Beatles, la storia più bella del pop.
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Bentornati ai Beatles, la storia in cento puntate. Questa è
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la settantacinquesima puntata al microfono Gianfranco Romano. Oggi raccontiamo la
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storia più incredibile di tutta la carriera solista di Paul McCartney.
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La storia di un disco che secondo ogni logica non
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sarebbe mai dovuto esistere. Nato nel caos, registrato in un
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posto sbagliato, in condizioni al limite del disastro, con metà
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della band scappata via all’ultimo momento, e che proprio da
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quel disastro nacque il capolavoro assoluto di Paul dopo i Beatles,
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si intitola Band on the Run. Riprendiamo da dove eravamo rimasti.
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Siamo rimasti alla fine del 1973. I Wings vengono da
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un paio d’anni di alti e bassi, le canzoni bandite,
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le stroncature, ma anche i primi grandi successi come My
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Love e Live and Let Die. Paul decide che è
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il momento del grande album, quello definitivo, e ha un’idea
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per renderlo speciale. Non registrarlo nella solita Londra, ma in
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un posto esotico, lontano, che dia al disco un’energia nuova.
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Sceglie sulla carta un nome che suona magnifico, Lagos in Nigeria, l’Africa,
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il continente del ritmo. Sulla carta appunto perché la realtà
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fu molto diversa dal sogno e prima ancora di partire
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successe il disastro. Alla vigilia della partenza due dei Cinque Wings,
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il chitarrista Henry McCallough e il batterista Danny Sewell, se
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ne andarono. Litigi, tensioni, paghe lasciarono la band da un
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giorno all’altro. Paul si ritrovò con un gruppo di mezzato.
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Restavano solo lui, Linda, che ricordiamolo non era una musicista
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di mestiere, e il fedele Danny Lane. Tre persone di
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cui una sola, oltre a Paul, sapesse davvero suonare bene.
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Un’altra persona al posto suo avrebbe rimandato tutto. Paul no.
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Decise di partire lo stesso e di fare una cosa
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quasi folle. Avrebbe suonato lui gran parte degli strumenti, come
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ai tempi del suo primo disco casalingo. Batteria, basso, molte chitarre.
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Paul McCartney, uomo orchestra, di nuovo. E partì per Lagos
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con quel che restava della band. Ad aspettarlo altro che paradiso.
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La Nigeria del 1973 era un paese sotto un regime militare,
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in piena stagione delle piogge. Lo studio di registrazione era
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ancora in costruzione, mezzo inagibile. E poi la cosa più grave,
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una sera Paul e Linda, usciti a piedi, furono rapinati
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sotto la minaccia di un coltello. I rapinatori portarono via borse,
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soldi e, dettaglio drammatico, anche una busta piena di appunti
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e demo delle canzoni. Paul lo dovette ricostruire a memoria
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parte del disco. Come se non bastasse, in studio ebbe
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un malore, un attacco di panico con difficoltà a respirare
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per lo stress e il troppo fumo. Il grande album
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sembrava maledetto. E invece? Invece da tutto quel caos nacque
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qualcosa di miracoloso. Forse proprio perché Paul era con le
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spalle al muro, tirò fuori il meglio di sé. Cominciamo
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dalla canzone che apre e dà il titolo al disco.
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e che è anche il suo manifesto. Band on the Run,
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la banda in fuga. È una mini suite, come Paul amava,
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tre pezzi diversi cuciti insieme. Comincia lenta, quasi malinconica, un
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prigioniero che sogna la libertà. Poi, di colpo, esplode. Parte
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la corsa, la fuga, la band di fuorilegge che scappa
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verso il sole. È impossibile non sentirla come la metafora
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di quello che stava vivendo. Paul e i suoi, braccati
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dalle sfortune, che corrono e non si fermano. Band on
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the Run. Band on the Run, la band in fuga,
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nata da una fuga vera. E se il primo brano
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era la corsa, il secondo è pura esuberanza, pura gioia
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di suonare. Uno dei rock più trascinanti che Paul abbia
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mai scritto. Si intitola Jet Run. E qui c’è una
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delle storie più tenere e buffe del disco, perché Jet,
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questo nome che suona così potente, così rock, come un
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aereo a reazione, un razzo, in realtà è il nome
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di un cane, un cucciolo di labrador nero che Paul
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e Linda avevano preso in quel periodo. Paul prese quel
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nome affettuoso e buffo e ci costruì sopra un rock esplosivo,
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con un riff di sintetizzatore travolgente e un ritornello che
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urla Jet come un grido di battaglia. Non chiedetevi troppo
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cosa significhi il testo, nemmeno Paul lo sapeva bene. Era
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puro suono, pura energia, puro divertimento. A volte una grande
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canzone rock è semplicemente questo. Jet. Ciao a tutti.
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Speaker 2: I thought the only lonely place was on the moon
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Was your father as bold as a sergeant major? How
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come he told you that you were hardly old enough yet?
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was later suffering yeah woo woo woo yeah woo woo
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00:07:51,850 –> 00:07:53,620
woo I made time want you to always love me
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I made time want you to always love me I
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made time was later I’m John I made time Want
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you to always love me I made time Want you
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to always love me I made time much later with
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the wind in your hair of a thousand faces and
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jet I thought that the major was a little lady
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so for a jet jet jet and jet you know
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I thought you was a little lady so for a
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jet jet a little lady Musica Musica
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Speaker 3: Jet, un rock scatenato intitolato Un Cucciolo, è ora un
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brano che nasconde qualcosa di più segreto e commovente. Perché
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su questo disco, in mezzo al caos africano, Paul ci
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mise anche un messaggio per John. Si intitola Let Me
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Roll It e chiunque l’ascolti, se conosce John Lennon, sente
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subito una cosa. Non suona come Paul, suona come John.
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La voce è carica di eco, di riverbero, esattamente come
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quella che John usava sui suoi dischi solisti. Il riff
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è spoglio, duro, essenziale, lontano dalle melodie raffinate di Paul. Sembra,
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in tutto e per tutto, una canzone del Lennon di
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quegli anni. E qui gli studiosi si dividono. C’è chi
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dice che fosse una presa in giro affettuosa, una parodia
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dello stile di John… C’è chi dice il contrario, che
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fosse un omaggio, una mano tesa. Ricordate il duello feroce
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a colpi di canzoni, Too Many People, How Do You Sleep,
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che avevamo raccontato? Ecco, quello era passato. E l’Edmy Rollit
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suona come un pollo che, invece di rispondere col veleno,
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00:11:25,350 –> 00:11:29,830
risponde imitando amorevolmente il suo vecchio amico. Quasi a digli,
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hai visto? So parlare anche la tua lingua, so fare
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anche la tua musica. Ed è bellissima. Paul ha sempre
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negato con un sorriso che fosse rivolta a John, ma
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nessuno gli ha mai creduto fino in fondo. Let me
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00:11:44,379 –> 00:11:52,190
roll it. Let me roll it.
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00:12:30,559 –> 00:12:34,399
Speaker 2: I understand You gave me love in the palm of
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00:12:34,419 –> 00:12:37,299
my hand I can’t tell you how I feel My
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00:12:37,419 –> 00:12:57,879
heart is like a wheel Let me roll it Let
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00:12:57,899 –> 00:12:59,039
me rollin’ to you Let me rollin’ Let me rollin’
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00:12:59,059 –> 00:13:29,039
to you Let me rollin’ to you I wanna tell
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00:13:29,120 –> 00:13:38,669
you And now’s the time I wanna tell you That
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00:13:39,830 –> 00:13:46,289
you’re only mine I can’t tell you how I feel
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00:13:46,350 –> 00:13:51,250
My heart is like a wheel Let me roll it
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00:13:56,029 –> 00:13:57,149
Let me roll it to you Let me roll it
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00:13:57,220 –> 00:13:58,779
Let me roll it to you Let me roll it
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00:14:26,870 –> 00:14:28,909
I can tell you how I feel My heart is
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00:14:29,009 –> 00:14:57,230
ragged Let me roll it Let me roll it to
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you grazie a tutti Let me roll it to you.
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Let me roll it. Let me roll it to you.
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00:15:54,059 –> 00:15:54,779
Let me roll it to you.
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00:16:31,080 –> 00:16:34,159
Speaker 3: Let me roll it, Paul che parla la lingua di John.
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Chiudiamo con un brano che racconta l’altra faccia dell’avventura africana.
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00:16:39,090 –> 00:16:43,350
Non il caos, ma la sua strana, calda bellezza. Si
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00:16:43,370 –> 00:16:48,169
intitola Mrs. Vanderbilt. È un pezzo bizzarro, esotico, pieno di
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percussioni e di quell’atmosfera africana che Paul era andato a
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cercare fino a Lagos. Ha un ritornello che non significa
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00:16:55,659 –> 00:17:00,080
quasi nulla, un oh hey oh ripetuto e coraggioso. È
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00:17:00,159 –> 00:17:04,740
una filosofia spensierata nel testo. A che serve preoccuparsi? A
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00:17:04,779 –> 00:17:08,900
che serve angosciarsi? Dopo tutto quello che aveva passato in Nigeria,
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00:17:08,920 –> 00:17:14,170
Paul rispondeva così, ridendoci sopra, lasciando andare. È curioso il
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destino di questa canzone. In Gran Bretagna e in America
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00:17:17,140 –> 00:17:23,519
passò quasi inosservata, ma divenne enorme nell’Europa continentale e, decenni dopo,
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00:17:24,059 –> 00:17:28,440
un fenomeno travolgente nei concerti dell’Europa dell’Est, dove interi stadi
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00:17:28,559 –> 00:17:32,819
cantano quel ritornello senza senso. Mrs. Vanderbilt
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00:17:43,690 –> 00:17:45,210
Speaker 5: When your light is on the blink You never think
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00:17:45,269 –> 00:19:09,289
of worrying no no e e e e e e
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00:19:50,750 –> 00:19:52,809
Speaker 2: What’s the use of worrying? What’s the use of man
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00:19:52,869 –> 00:19:56,299
in man? Hope, hey hope Hope, hey hope Hope, hey
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00:19:56,490 –> 00:20:21,359
hope Hope, hey hope When your file is on the
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00:20:21,420 –> 00:20:25,609
way Don’t complain of robbery Run away, don’t bother me
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00:20:25,730 –> 00:20:30,009
What’s the use of worrying? What’s the use of everything?
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00:21:20,029 –> 00:21:20,609
musica
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00:22:10,559 –> 00:22:15,299
Speaker 3: Mrs. Vanderbilt. A che serve preoccuparsi? Il sorriso di Paul
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00:22:15,500 –> 00:22:20,130
dopo la tempesta. Band on the Run uscì nel dicembre
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00:22:20,170 –> 00:22:25,269
del 1973 e fu un trionfo totale. Primo posto ovunque,
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00:22:25,470 –> 00:22:28,970
il disco più venduto dell’anno in Gran Bretagna, tre candidature
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00:22:29,130 –> 00:22:33,190
e due Grammy vinti. Ma soprattutto fu la rivincita definitiva.
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00:22:33,490 –> 00:22:36,960
Tutti quelli che per tre anni avevano stroncato Paul, che
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00:22:37,019 –> 00:22:40,160
lo avevano dato per finito, che avevano riso dei Wings
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00:22:40,180 –> 00:22:44,500
e della moglie alle tastiere, dovettero ammetterlo. Paul McCartney era
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00:22:44,559 –> 00:22:48,299
tornato al vertice assoluto. E ci era tornato nel modo
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00:22:48,359 –> 00:22:52,490
più improbabile, tirando fuori un capolavoro da un’avventura che era
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00:22:52,529 –> 00:22:56,039
stata un disastro quasi totale. Bend on the Run è
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la prova di una cosa semplice, che il talento vero,
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messo con le spalle al muro, non crolla, reagisce. I
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00:23:03,670 –> 00:23:07,349
Wings continueranno per tutto il decennio, tra tournee mondiali e
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00:23:07,390 –> 00:23:11,670
altri successi, e li ritroveremo più avanti. Ma adesso, dopo
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il trionfo di Paul, torniamo dall’altra parte dell’oceano, a New York,
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dove un altro ex Beatle sta vivendo gli anni più
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turbolenti e contraddittori della sua vita, John Lennon. la battaglia
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col governo americano per non essere espulso, la separazione da Yoko,
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il famoso weekend lungo perduto tra alcol e follie e,
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in mezzo a tutto questo, due dischi. Nella prossima puntata,
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John e gli album Mind Games e Wolson Bridges. Abbiamo
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trasmesso i Beatles, la più bella storia del pop.
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Speaker 2: And in the end the love you take is equal
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to the love you make.