logo_k55_125x125_giallo
Loading ...
play_arrow

keyboard_arrow_right

Ascoltatori:

Ascoltatori di punta:

skip_previous skip_next
00:00 00:00
chevron_left
volume_up
  • play_arrow

    Radio K55

News Regionali

Artemisia Gentileschi a Firenze in mostra al Museo degli Innocenti

today19/10/2026 - 14:04 6

Sfondo
share close

Data di pubblicazione: 19/10/2026 alle 14:04

(Adnkronos) – Una giovane donna entra in una città di pittori, intellettuali e potenti committenti. Porta con sé la lezione di Roma, la conoscenza della pittura di Caravaggio e un talento già evidente. A Firenze quel talento incontra nuove occasioni: le commissioni per i Medici, il lavoro per Casa Buonarroti, il confronto con gli artisti più apprezzati del tempo. A questo capitolo della sua storia è dedicata “Artemisia Gentileschi a Firenze”, in programma al Museo degli Innocenti di Firenze dal 20 ottobre al 4 aprile 2027. Curata da Cristina Acidini, Sandro Bellesi e Costantino D’Orazio, la mostra riporta l’attenzione sugli anni trascorsi dalla pittrice nella città medicea, tra il 1613 e il 1620, e sul mondo artistico che contribuì alla sua affermazione. 

Artemisia arriva a Firenze poco più che ventenne, dopo il processo contro Agostino Tassi e il matrimonio con il fiorentino Pierantonio Stiattesi. La città in cui si stabilisce è colta e competitiva, animata dalla corte di Cosimo II de’ Medici, di Cristina di Lorena e di Maria Maddalena d’Austria, granduchessa di Toscana in quel tempo. Qui la pittrice entra in relazione con artisti, intellettuali e committenti; riceve incarichi, sviluppa il proprio linguaggio e vede riconosciuto il valore del suo lavoro. Nel 1615 alcune sue opere sono destinate alla villa medicea di Artimino. Nello stesso periodo Michelangelo Buonarroti il Giovane la coinvolge nella decorazione di Casa Buonarroti: Artemisia è l’unica donna chiamata a partecipare a quella grande impresa collettiva, accanto ad alcuni dei maggiori artisti fiorentini. Per lui dipinge l’Allegoria dell’Inclinazione (1615-1616), un’opera dedicata alla vocazione, alla forza che orienta una persona verso ciò per cui è nata. Nel 1616 arriva un altro riconoscimento decisivo: Artemisia è ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, tra le prime donne a entrare nella prestigiosa istituzione fiorentina. È il segno della posizione che ha saputo conquistare in un mondo professionale dominato dagli uomini. 

L’esposizione segue questo percorso attraverso oltre cinquanta capolavori, opere normalmente lontane tra loro, alcune raramente visibili o concesse in prestito, provenienti da più di 40 tra musei, fondazioni e prestigiose collezioni italiane e internazionali come quelle dei Musei Vaticani, Gallerie degli Uffizi – Palazzo Pitti, Museo di Capodimonte, Houghton Hall Collection, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, Fondazione Casa Buonarroti, Galleria Nazionale dell’Umbria, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Galleria Nazionale delle Marche – Palazzo Ducale di Urbino e molte altre. I suoi dipinti sono accostati a un’opera di Caravaggio raramente esposta al pubblico e a dipinti di artisti quali Cristofano Allori, Francesco Furini, Cesare Dandini, Giovanni Martinelli, Filippo Tarchiani, Ottavio Vannini, Lorenzo Lippi, il Volterrano e Jacopo Vignali. In questo ambiente Artemisia sviluppa rapidamente un linguaggio personale, nel quale la forza drammatica e il naturalismo di matrice caravaggesca si intrecciano con l’eleganza e il colore della tradizione fiorentina. 

 

Giuditta, Maddalena, Cleopatra, Caterina: nelle tele esposte, le protagoniste della storia sacra e del mito hanno corpi, gesti e sguardi che chiedono di essere osservati da vicino. Il confronto con gli altri pittori del tempo mostra quanto potesse cambiare il racconto di una stessa figura. Nelle mani di Artemisia, la tensione di una scena o il silenzio di un volto diventano il centro del dipinto. 

Presenza eccezionale che apre la mostra è il celebre Ragazzo che monda un frutto (Mondafrutto), nella cosiddetta versione Dickinson, uno dei primi dipinti realizzati a Roma da Caravaggio e oggi custode di una delle vicende storiche e critiche più affascinanti dell’arte barocca. Eseguita probabilmente a metà degli anni Novanta del Cinquecento, l’opera fu da subito oggetto di una vera e propria caccia da parte di collezionisti e copisti. 

Rimasto per secoli avvolto dall’ombra di un’attribuzione incerta, il dipinto esposto in mostra è tornato alla luce nel 1996 quando, presentato all’asta da Phillips a Londra come semplice lavoro di bottega, fu riconosciuto dal noto storico dell’arte John T. Spike come il possibile e tanto cercato originale autografo. Ciò nonostante, la tela ha acceso un appassionato e vivacissimo dibattito critico, che continua ancora oggi, a causa dell’esistenza di numerose versioni. La mostra offre così al pubblico una rara e straordinaria occasione per ammirare dal vivo questa tela al centro di uno dei misteri più avvincenti della storia dell’arte. 

 

Altra preziosa opera in mostra è una straordinaria e raramente visibile versione autografa di Giuditta con l’ancella (1610-1620 circa). Attribuita a Caravaggio nel catalogo della Collezione Corsini del 1880, è giunta di recente in una collezione privata romana, che l’ha resa disponibile per la mostra. Gli studi di Roberto Longhi ne hanno riconosciuto la paternità di Artemisia, che la dipinse negli anni fiorentini a seguito del successo della tela con lo stesso soggetto conservata a Palazzo Pitti. 

Attraverso una costruzione drammatica verticale e una luce notturna di rara intensità, l’opera rivela continui e raffinatissimi omaggi al Merisi – dalla posa delle figure che evoca la Vocazione di San Matteo al pomolo della scimitarra che richiama la Medusa – trasformando il dramma biblico e personale dell’artista in un messaggio di straordinaria determinazione e modernità. 

Artemisia Gentileschi a Firenze racconta così una pittrice e la città nella quale il suo talento trovò nuove possibilità. Attraverso le opere e i loro confronti, restituisce la complessità di anni fatti di incontri, lavoro e riconoscimenti: gli anni in cui Artemisia affermò il proprio nome nella pittura del Seicento. La mostra, che occupa anche i prestigiosi spazi della Pinacoteca, offre inoltre la possibilità di visitare gratuitamente il patrimonio storico-artistico custodito nelle Sale del Museo degli Innocenti. 

—

cultura

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

Rate it

✕
Radio K55 APP

GRATIS
VISUALIZZA