logo_k55_125x125_giallo
Loading ...
play_arrow

keyboard_arrow_right

Ascoltatori:

Ascoltatori di punta:

skip_previous skip_next
00:00 00:00
chevron_left
volume_up
  • play_arrow

    Radio K55

Prima Pagina

Stefanelli (100esperte): “Presenza esperte media salita al 30%, ma trasformazione lenta”

today03/11/2026 - 17:18 2

Sfondo
share close

Data di pubblicazione: 03/11/2026 alle 17:18

(Adnkronos) – “Per fare un bilancio dei primi dieci anni di attività di 100esperte parto da un dato positivo: in questo ultimo decennio le esperte convocate dai media sono passate dal 18% al 30%”. 

Lo ha detto Barbara Stefanelli, condirettrice del Corriere della Sera e membro del Comitato scientifico 100esperte, all’evento ‘100esperte, dieci anni dopo: bilanci, mappe e nuove rotte’, organizzato a Milano, chiedendosi se “questa crescita del 12% debba essere celebrata come un grande successo, come un medio successo o come un dato che, tutto sommato, racconta un cambiamento che è lento? Personalmente propendo per la terza risposta”. 

Stefanelli ha poi raccontato: “Dieci anni fa ero convinta che il cambiamento sarebbe stato più veloce, non solo perché era giusto, ma perché donne e uomini avrebbero visto quanto sia molto meglio vivere in un mondo più equo. Sono infatti convinta che l’equità rappresenti un motore di vite migliori, sia professionali che personali. Le cose non sono andate così come forse ci aspettavamo e oggi siamo entrati in una fase più critica e più lenta. Il movimento non è sicuramente una rivoluzione, ma è decisamente un’evoluzione. Abbiamo imparato dalla natura che non è detto che tutto debba essere graduale. La rivoluzione procede per balzi e io mi auguro, ancora adesso, che ci possa essere un balzo nel riconoscimento di quanto sia sensato fare spazio alle competenze femminile e, anche, ai desideri maschili che spesso vengono tenuti sottotraccia perché considerati non adeguati a un profilo di virilità che mi sembra ormai arrivato fuori tempo massimo”. 

Per Stefanelli “siamo entrati in una fase di disorientamento generale, che riguarda anche le giovani generazioni. Credo quindi sia sempre più necessario concentrarsi sulla necessità della speranza. Probabilmente non riusciamo a essere ottimisti – l’ottimismo è un privilegio – ed esserlo a priori è un errore, soprattutto in un periodo di guerre, di crisi, di fatica, di ansia. Ma usare la speranza come una disciplina che ci aiuta a non perdere la fiducia credo sia giusto”. In conclusione un dato: “Il Corriere della Sera e Ipsos hanno svolto una ricerca nelle università milanesi, interrogando i ragazzi e le ragazze dai 16 ai 34 anni su che cosa provocasse loro più paura in questo momento. Ho trovato sbalorditivo che al primo posto ci fosse il fallimento e al secondo il futuro. Si tratta, a mio avviso, di un segno preoccupante sul quale dobbiamo lavorare. Ritengo – conclude – che questa sia una delle priorità assolute dell’azione pubblica e privata”. 

—

cultura

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

Rate it

✕
Radio K55 APP

GRATIS
VISUALIZZA