
Radio K55
Data di pubblicazione: 08/01/2026 alle 11:48
(Adnkronos) – Gli arbitri in campo dovevano avere, sempre, l’ultima parola. Il Var doveva essere un supporto utile a correggere errori gravi. Una serie di protocolli, discutibili, dovevano regolare il ricorso alla tecnologia. Tutto questo, per migliorare la gestione delle partite di Serie A e fare in modo che le polemiche intorno alle decisioni arbitrali non catalizzassero l’attenzione di chi fa calcio, società, calciatori e allenatori, e di chi il calcio lo guarda o lo vive con passione, i telespettatori e i tifosi allo stadio.
Oggi, alla metà esatta della stagione 2025-2026, i fatti dicono che del Var, e più in generale del contributo della tecnologia all’operato degli arbitri, si è perso il controllo. Basta riferirsi a quanto successo nell’ultima giornata di campionato, in particolare in Lazio-Fiorentina e in Napoli-Verona, per descrivere un cortocircuito evidente e porre una domanda banale: come se ne esce?
Una maglia tirata in area può essere o non essere rigore (Pongracic su Gila in Lazio-Fiorentina), un contatto leggero su un piede (Gila su Gudmunsson, ancora Lazio-Fiorentina) può essere o non essere rigore. Un fallo di mano può non essere rigore se c’è contemporaneamente un fallo dell’attaccante sul difensore (Valentini su Buongiorno, in Napoli-Verona). I fischi in campo sono discutibili, gli interventi o mancati interventi del Var sono difficilmente comprensibili. Il risultato è che si resta in balia del caso, una cosa può essere o non essere senza nessun ragionevole margine di certezza.
Siamo oltre le polemiche di una singola squadra o di un singolo allenatore. Il dato, generalizzato, è che la somma delle decisioni prese produce una confusione tale da rendere l’esito di ogni intervento, o mancato intervento, del Var una lotteria. Anche di fronte alle immagini, diventa impossibile prevedere quale interpretazione possa prevalere. La conclusione di fronte alla quale si trovano i tifosi è che, così, valga tutto. Nel senso che la discrezionalità e il margine di errore di un singolo arbitro sul campo si estende alla somma di discrezionalità e dei margini di errore di più persone, arbitro, guardalinee, Var e Avar, che devono interagire tra loro e lo fanno ogni volta interpretando il loro ruolo in modo diverso.
Serve, e questo è evidente, una rapida correzione. A meno che non si voglia consegnare il calcio alle logiche del gioco d’azzardo, non più alle regole e alla loro conseguente applicazione, ma alla casuale, o arbitraria nelle interpretazioni più maliziose, combinazione di fattori accidentali. (Di Fabio Insenga)
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