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Data di pubblicazione: 26/05/2026 alle 13:08
(Adnkronos) – L’epidemia di Ebola in Africa centrale porta in primo piano l’uso di nuovi strumenti digitali nel campo della prevenzione e dell’epidemiologia: uno su tutti è l’intelligenza artificiale. “Oggi l’intelligenza artificiale (Ia) è principalmente presentata come uno strumento predittivo. Tuttavia, la sola previsione non colma il divario cognitivo se le istituzioni rimangono incapaci di sintetizzare operativamente la realtà in rapida evoluzione. Un’applicazione più rilevante dell’Ia potrebbe essere quella di un’infrastruttura cognitiva in tempo reale: sistemi in grado di integrare continuamente flussi di sorveglianza eterogenei (sequenze genomiche, referti sanitari, indicatori di mobilità, social media, sistemi di allerta transfrontalieri), ricostruendo una rappresentazione operativa coerente in condizioni di incertezza. Tali sistemi non sostituirebbero gli epidemiologi, ma ne amplierebbero la consapevolezza della situazione. L’attuale epidemia dimostra questa necessità”. E’ l’analisi è firmata da: Francesco Branda e Massimo Ciccozzi dell’università Campus Bio-Medico di Roma; Fabio Scarpa e Giancarlo Ceccarelli dell’università di Sassari; Mohamed Mustaf Ahmed, Simad University di Mogadiscio (Somalia); Zhinya Kawa Othman, Chulalongkorn University di Bangkok; Ntuli A. Kapologwe, università Sapienza di Roma. L’approfondimento è stato inviato a ‘The Lancet Global Health’
“Quando il 15 maggio è stato effettuato il sequenziamento che ha confermato il Bundibugyo ebolavirus (Bdbv), l’epidemia si era già riorganizzata attraverso molteplici reti di mobilità e in modi che nessuna singola istituzione poteva monitorare in tempo reale – avvertono gli autori – L’epidemia di Marburg del 2024 in Ruanda offre un esempio complementare. Nonostante le risorse limitate, il Ruanda è riuscito a implementare sistemi di sorveglianza coordinati, individuazione precoce e rapida condivisione dei dati per contenere un agente patogeno altamente letale. Questa esperienza dimostra che gli investimenti strategici, anche in contesti con risorse limitate, possono mitigare significativamente l’impatto di un’epidemia. La sfida principale – chiosano – non consiste semplicemente nell’accelerare lo sviluppo di vaccini e terapie contro gli ebolavirus non Zaire, sebbene ciò rimanga essenziale. Risiede altrettanto nella costruzione di strutture istituzionali capaci di fare una sintesi operativa in tempo reale, sistemi in grado di ricostruire la realtà epidemica in evoluzione più rapidamente di quanto fanno le epidemie che sono in grado di ‘riorganizzarsi’ attraverso reti di mobilità, sfruttando i conflitti frequenti e la disgregazione sociale. La preparazione deve quindi evolversi verso la comprensione prima di poter diventare contenimento”.
“Non è un’epidemia sotto controllo – spiega all’Adnkronos Salute Ciccozzi – perché ci sono continue guerre, perché la popolazione è affamata, perché gli aiuti umanitari sono non sufficienti. E’ probabile che l’epidemia possa andare oltre i confini dell’Uganda e della Repubblica democratica del Congo. Cosa fare? E’ urgente l’uso di test molecolari rapidi per capire se una persona è in fase di incubazione del virus – che dura dai 2 ai 10 giorni – perché la sintomatologia è simile all’influenza e alla malaria e questo può ingannare. Poi serve l’azione del cordone sanitario e rintracciare il prima possibile i contatti del positivo. Il ceppo di Ebola responsabile dell’epidemia è il Bundibugyo, per il quale non sono disponibili vaccini o trattamenti. L’Oms sta collaborando con i responsabili di altre agenzie per accelerare trial su vaccini candidabili, su possibili trattamenti e su specifici test diagnostici in fase di sviluppo”.
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