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Data di pubblicazione: 08/05/2026 alle 11:25
(Adnkronos) – “I sintomi del tumore ovarico sono molto vaghi e questo rappresenta uno dei principali problemi nella diagnosi precoce. E proprio perché i segnali iniziali possono essere facilmente confusi con disturbi intestinali o vescicali, molte donne arrivano alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata. Tra i sintomi più frequenti ci sono gonfiore addominale, senso di peso, dolore pelvico, alterazioni intestinali o bisogno frequente di urinare. Non bisogna sottovalutare questi segnali. È importante avviare rapidamente un percorso diagnostico”. Così all’Adnkronos Salute Anna Fagotti, direttrice dell’Unità operativa complessa di Ginecologia oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, intervenuta al convegno per la Giornata mondiale del tumore ovarico, oggi a Roma nell’Auditorium del ministero della Salute. Nel corso dell’incontro è stata presentata la prima ‘Agenda nazionale’ di impegno per le donne con tumore ovarico, promossa dalla campagna Insieme di Insiemi.
“Tra gli esami più utili – spiega Fagotti – ci sono l’ecografia pelvica e l’ecografia addominale, strumenti fondamentali per individuare precocemente eventuali anomalie ovariche. Secondo l’esperta, non basta affidarsi solo a visite generiche, a controlli urologici o a esami come la colonscopia: il ruolo del ginecologo, soprattutto se esperto in oncologia ginecologica, è centrale per arrivare tempestivamente alla diagnosi”. E la diagnosi precoce “può cambiare radicalmente la prognosi della malattia – agginuge l’oncologa -. Intercettare il tumore nelle fasi iniziali consente infatti di eseguire interventi chirurgici più efficaci e di associare terapie mirate con maggiori probabilità di successo. Per questo, la comunicazione e la sensibilizzazione della popolazione restano strumenti fondamentali. L’obiettivo – rimarca Fagotti – è diffondere informazioni capillari affinché le donne imparino a riconoscere i sintomi e si rivolgano rapidamente ai centri specializzati, dove possono ricevere diagnosi e trattamenti adeguati”.
“Ogni anno in Italia si registrano circa 5.400 nuove diagnosi di tumore ovarico. Un dato – fa notare – leggermente inferiore rispetto al passato, anche grazie all’identificazione delle donne geneticamente predisposte alla malattia. Circa il 20% delle pazienti presenta infatti una predisposizione ereditaria. I geni più noti coinvolti sono Brca1 e Brca2, già associati anche al tumore della mammella, ma oggi la ricerca ha identificato numerosi altri geni implicati nel rischio oncologico”. Secondo Fagotti “individuare le pazienti a rischio permette di adottare strategie preventive e trattamenti profilattici prima che la malattia si sviluppi. La ricerca genetica continua ad ampliare le conoscenze sui fattori ereditari legati al tumore ovarico, aprendo nuove possibilità per la prevenzione personalizzata” conclude.
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