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Hantavirus e ‘lezione’ Covid: dal piano pandemico alla prevenzione, cosa dicono gli esperti

today08/05/2026 - 22:04 5

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Data di pubblicazione: 08/05/2026 alle 22:04

(Adnkronos) – Nessuna emergenza almeno per ora, ma l’hantavirus – con un recente focolaio induviduato a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio – spaventa il mondo e l’Europa. E a sei anni dalla pandemia, torna attuale la ‘lezione’ del covid, con gli esperti che ora chiedono all’Italia non solo di rividere la posizione sul piano pandemico Oms, ma anche di rafforzare la collabollarazione tra le autorità sanitarie internazionali per prevenire e scongiurare un nuovo pericolo. Da Matteo Bassetti, passando per Massimo Galli e Francesco Vaia, ecco cosa dicono gli infettivologi. 

 

“Alla luce di quello che sta succedendo con hantavirus e dell’importanza di interventi coordinati da parte di tutti i paesi del mondo, spero che il governo italiano voglia rivedere la sua posizione sul Piano pandemico Oms. E spiegare agli italiani perché non ha votato a favore dell’accordo pandemico globale: uno strumento per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta a future pandemie su scala mondiale. Una posizione imbarazzante. Soprattutto in questo momento”, il commento su X dell’infettivologo Bassetti. 

“In questa epidemia descritta sul New England Journal of Medicine di Hantavirus #Andes occorsa in Argentina nel 2018 e durata 4 mesi, l’infezione si è propagata da 3 casi iniziali, definiti come super diffusori a 27 persone in totale. L’indice RT è stato superiore a 2”, aggiunge Bassetti in un altro post facendo riferimento ad un’epidemia del passato. “Con 8 casi nell’attuale epidemia e con un modello molto rudimentale, dovremmo aspettarci altri 40-50 casi. Bisogna trovarli presto!!”, afferma, evidenziando che “il virus si trasmette solamente a contatti vicini attraverso le goccioline del respiro. Questa è una ottima notizia”. 

 

“Val la pena di ricordare che nel 2025 l’amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (Creid), una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all’uomo. Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli Hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni”. Scrive su Facebook l’infettivolo Galli, già professore all’Università degli Studi di Milano.  

Sulla situazione epidemiologica legata al focolaio di virus Andes (Andv) sulla nava da crociera, “attualmente non vi sono farmaci di cui sia stata confermata l’attività contro Andv, mentre sono in corso alcuni studi su anticorpi monoclonali e per un possibile vaccino preventivo”, ha ricordato in un precedente post. 

“L’accaduto merita la completa attenzione delle autorità sanitarie internazionali e una forte e coesa collaborazione tra le stesse – rimarca l’infettivologo – Inoltre è fuor di dubbio che le persone a bordo della nave debbano essere sottoposte a indagini di laboratorio e a misure di profilassi prima di essere reintrodotte nel loro contesto sociale abituale.In un momento in cui l’Oms risulta ulteriormente indebolita dall’irresponsabile abbandono da parte degli Usa, questo virus rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su quanto possano costare all’umanità intera falle aperte nella sorveglianza e nella prevenzione, come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbe dovuto insegnare”. 

 

“L’esperienza del Covid sembra non aver insegnato nulla. Si continua a spaventare le persone con il ‘nuovo’ virus di turno. Adesso è il tempo dell’hantavirus. Nuova pandemia? Certamente no. Abbiamo bisogno di vaccinarci? Certamente no. Abbiamo bisogno di rinverdire la nostra fama? Da parte di alcuni si. Abbiamo bisogno di farmaci? Da parte di qualcuno si vorrebbe di si. Tutto già visto. I media sono veramente importanti per la salute pubblica, ci hanno accompagnati per lungo tempo trasmettendo sempre il messaggio opportuno, nella mia esperienza. Però, qualche volta, evitiamo di dare spazio a chi la spara più grossa, evitiamo di far parlare influencer tuttologi su temi così delicati. La Rai innanzitutto, ma anche le tv commerciali, evitino che nei talk personaggi di già chiara fama, soprattutto del mondo dello spettacolo, dissertino di cose di cui non sanno. La comunicazione è una cosa seria, in particolar modo per la salute”. Così su Instagram Vaia, già direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma e della Prevenzione del ministero della Salute. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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