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‘Il banchetto di Psiche’, al via il restauro dell’arazzo del Museo del Bargello

today20/10/2026 - 11:36 3

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Data di pubblicazione: 20/10/2026 alle 11:36

(Adnkronos) – Dopo circa un secolo lontano dagli occhi del pubblico, “Il banchetto di Psiche”, prezioso arazzo in lana e seta del XVII secolo conservato nei depositi del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, si prepara a una nuova fase della sua storia. Lunedì 19 ottobre l’opera è stata trasferita dal museo al laboratorio del Settore Arazzi e Tappeti dell’Opificio delle Pietre Dure, situato nella Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio, dove sarà sottoposta a un articolato intervento di studio e restauro. Lo spostamento, un vero e proprio “trasporto eccezionale”, ha visto i tecnici della ditta Apice, sotto la supervisione delle funzionarie e restauratrici del Museo Nazionale del Bargello e dell’Opificio delle Pietre Dure, movimentare l’arazzo arrotolato in una speciale imbragatura che è stata trasferita a piedi fino al laboratorio di Palazzo Vecchio. 

Il progetto, promosso dalla Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, istituto del Ministero della Cultura (MiC), in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, è reso possibile grazie a un’erogazione liberale di 100.000 euro della Fondazione Il Bargello Ets Ente Filantropico, effettuata nell’ambito dell’Art Bonus, lo strumento che sostiene il mecenatismo a favore del patrimonio culturale pubblico. 

“Il restauro del ‘Banchetto di Psiche’ rappresenta un passo importante nel percorso di riscoperta e valorizzazione di un patrimonio straordinario, spesso poco conosciuto, custodito nei nostri musei – ha detto il direttore generale di GAMB Andreina Contessa -. Riportare l’attenzione su un’opera che da circa un secolo non è più visibile al pubblico significa non soltanto garantirne la conservazione, ma anche aprire nuove prospettive di studio e conoscenza. Un progetto che testimonia il valore della collaborazione tra istituzioni, grazie alla competenza dell’Opificio delle Pietre Dure e al prezioso sostegno della Fondazione Il Bargello”. 

 

“Non è la prima volta che il Settore Arazzi si prende cura dei capolavori tessili del Bargello. Altri due pezzi parte della collezione Carrand, straordinari esemplari di manifattura franco fiamminga del XV secolo, ‘L’assalto finale a Gerusalemme’ e ‘La Battaglia di Roncisvalle, sono passati sui tavoli dell’Opificio – aggiunge Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Istituto “Con ‘Il banchetto di Psiche ‘ un cerchio si chiude, affrontando un’opera molto differente per cronologia e manifattura, quasi inedita agli studi. Il lavoro congiunto con il personale tecnico scientifico del Museo porterà ancora una volta, ne sono certa, a risultati di grande rilievo.” 

Attribuito alla Manifattura della Grande Galerie du Louvre, attiva a Parigi nella prima metà del Seicento, l’arazzo, di grandi dimensioni (4,20 × 3,25 metri, oltre 12 metri quadrati), raffigura un episodio della favola di Amore e Psiche, secondo modelli iconografici riconducibili al repertorio del pittore fiammingo Michiel Coxcie (1497-1592).  

Al centro della composizione – attribuita a due importanti arazzieri, Girard Laurent e Maurice Dubourg, al servizio della manifattura reale durante le monarchie di Enrico IV e Luigi XIII – Psiche è seduta davanti a una tavola imbandita, circondata da ancelle e giovani suonatori, in un ambiente scandito da colonnati aperti sul paesaggio. Una ricca bordura, decorata con putti, fregi e ghirlande floreali, incornicia la scena. 

 

L’opera entrò a far parte delle collezioni del Museo Nazionale del Bargello nel 1888, grazie al legato testamentario del collezionista e mercante francese Louis Carrand (1827-1888), stabilitosi a Firenze negli ultimi anni della sua vita. Dei tre grandi arazzi di provenienza Carrand conservati nel museo, “Il banchetto di Psiche” è l’unico a non essere stato ancora restaurato. Da circa un secolo non è più visibile al pubblico e rappresenta una delle testimonianze meno conosciute del patrimonio tessile del Bargello, offrendo oggi un’importante occasione di approfondimento storico-artistico e scientifico. 

L’intervento si rende necessario a causa delle condizioni conservative del manufatto, compromesse dalla presenza di depositi superficiali, scuciture, tagli, lacune e perdite di trama, particolarmente evidenti nelle parti in seta. Anche alcuni restauri eseguiti in passato hanno contribuito ad alterarne la stabilità strutturale. Il progetto prevede una prima fase di documentazione e indagini diagnostiche, finalizzate alla conoscenza dei materiali e delle tecniche esecutive, cui seguiranno le operazioni di pulitura, consolidamento delle fibre e delle porzioni di tessitura danneggiate e foderatura, finalizzata a garantire condizioni ottimali per l’esposizione. 

Il restauro avrà una durata prevista di circa 30 mesi e coinvolgerà almeno quattro restauratori specializzati. Le attività saranno condotte attraverso una stretta collaborazione tra i professionisti dei due istituti, secondo quanto previsto dalla convenzione sottoscritta per lo studio, il restauro e la valorizzazione dell’opera. Per la Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello il responsabile unico del procedimento è il Direttore generale di GAMB Andreina Contessa, il coordinamento scientifico è affidato a Ilaria Ciseri e Benedetta Cantini, mentre per l’Opificio delle Pietre Dure i responsabili dell’attività sono Riccardo Gennaioli e Marta Cimò. 

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cultura

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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