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“Il mondo è impreparato a una nuova pandemia”, l’allarme degli scienziati

today22/09/2026 - 10:58 1

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Data di pubblicazione: 22/09/2026 alle 10:58

(Adnkronos) – “Il mondo è impreparato a una nuova pandemia”. Suona forte e chiaro l’allarme lanciato da un rapporto della Commissione Prime della National University of Singapore (Nus) e della rivista ‘The Lancet’: “La tragica scia di decessi, disabilità e caos lasciata da Covid-19 sta svanendo dalla memoria collettiva”, denunciano gli esperti. “La pandemia – ricordano – ha generato una crisi sanitaria globale che ha causato oltre 7 milioni di morti accertati, una stima di 28 milioni di decessi in eccesso e profonde ripercussioni sanitarie, economiche e sociali. Ha messo a nudo gravi lacune nella preparazione alle pandemie e debolezze nei sistemi sociali e sanitari. Tuttavia”, a quasi 7 anni dalle prime infezioni sommerse causate dal nuovo coronavirus in Cina, “il mondo non è riuscito a farsi trovare pronto per la prossima pandemia – segnalano gli autori – nonostante il rischio di pandemie sia in aumento” e benché una nuova, futura emergenza sanitaria venga ritenuta una certezza. La stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha più volte ripetuto che “non è questione di se” scoppierà, “ma di quando”.  

Il report è stato redatto dalla Commissione Nus-Lancet Prime (Pandemic Readiness through Institutions, Mobilising Communities and Equity – Preparazione alle pandemie attraverso istituzioni, mobilitazione delle comunità ed equità), e pubblicato il 21 settembre in occasione dell’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite e in vista della Riunione di alto livello dell’Onu su prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, con l’obiettivo di “ridefinire le modalità di tutela della salute prima, durante e dopo una pandemia”. Gli autori invocano un cambio di strategia. “Il principio cardine della Commissione Prime – si legge in un editoriale su Lancet – è una protezione incentrata sulle persone: si parte dall’analisi dei bisogni di individui e comunità per agire di conseguenza, fornendo alle persone gli strumenti necessari per proteggersi, accedere alle cure, preservare il benessere e i mezzi di sostentamento, partecipare ai processi decisionali e riprendersi dopo una crisi”.  

Diversi i messaggi chiave. “Prima di tutto – indica la commissione – il mondo deve superare l’approccio tradizionale alla preparazione tecnica (esercitazioni di simulazione, potenziamento della sorveglianza e dei laboratori, stoccaggio di dispositivi di protezione individuale, sviluppo e produzione di vaccini), per puntare a un obiettivo più ampio di ‘prontezza’ (readiness) che includa la pianificazione di protezione sociale, finanziamenti, requisiti normativi, istruzione, politiche del lavoro, sistemi alimentari e governance ambientale. In secondo luogo, la cooperazione tra governi è fondamentale per salvare milioni di vite. Modellando un’ipotetica nuova pandemia di influenza A, i membri della commissione hanno analizzato come le dinamiche di potere e gli interessi nazionali influenzino la risposta e il tasso di mortalità. Hanno rilevato che un approccio equo alla distribuzione dei vaccini, basato sulle esigenze di salute pubblica, potrebbe ridurre la mortalità globale del 64%, portandola a 21,2 milioni di decessi: ciò equivale a 37,3 milioni di vite salvate. Terzo, l’attenzione deve concentrarsi sul rafforzamento dei sistemi vulnerabili, non sulle ‘persone vulnerabili’. Sono le politiche e le azioni inique di istituzioni, leggi, mercati e sistemi di governance a limitare le capacità delle persone”, ammoniscono gli esperti. “Infine – ricordano – la fiducia si costruisce nel tempo. Non solo attraverso la comunicazione, ma anche grazie alla legittimità delle istituzioni, a una leadership efficace e all’affidabilità dei servizi. Questi principi costituiscono la base di un approccio migliorato ed equo alle pandemie e alla salute”. 

“Indagini e riforme post-Covid volte a prepararsi meglio alla prossima pandemia non sono mancate”, prosegue l’editoriale. “Il Regolamento sanitario internazionale è stato revisionato, mentre persistono divergenze sull’Accordo Oms sulle pandemie. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite di quest’anno valuterà i progressi compiuti rispetto alla Dichiarazione politica dell’Onu sulle pandemie del 2023, in cui i Paesi si impegnano ad ‘attuare azioni coerenti e solide a livello nazionale, regionale e globale, guidate dalla scienza e dalla necessità di dare priorità all’equità e al rispetto dei diritti umani, per rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, e per affrontare appieno le conseguenze dirette e indirette delle future pandemie'”. E “la Riunione di alto livello promette di introdurre un’ulteriore dichiarazione politica nella quale, secondo una bozza ottenuta da ‘Health Policy Watch’, i Paesi ‘ribadiscono il proprio impegno a potenziare, promuovere e rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, e a tradurre l’impegno politico in azioni concrete, misurabili e urgenti'”.  

“Il testo abbonda di riferimenti ad approcci multisettoriali, cooperazione, comunità e mobilitazione di risorse, ma è carente di impegni concreti”, osservano gli esperti. Ma “come si possono promuovere equità e diritti umani senza indicazioni specifiche su come tali principi possano essere realizzati in modo significativo ed efficacemente valutati, soprattutto a fronte della continua erosione dell’Aiuto pubblico allo sviluppo per la salute e dell’indebolimento dell’Oms?”, è l’interrogativo messo nero su bianco dall’alleanza National University of Singapore-Lancet. 

La Commissione Prime si impegna a non fermarsi alla pubblicazione del rapporto. Concretamente, “sperimenterà e valuterà il proprio approccio in alcuni Paesi selezionati”. La missione è offrire al mondo “l’opportunità di avviare un processo di responsabilizzazione più efficace, contribuendo a superare l’impasse di trattati falliti e dichiarazioni prive di reale incisività. Ogni persona – chiosano gli autori del report – merita di essere protetta da sofferenze e problemi di salute evitabili. Quando arriverà la prossima pandemia, dovremo poter affermare di aver fatto tutto il possibile per farci trovare pronti”. 

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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