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Iran, ecco come le forze speciali Usa hanno recuperato il secondo pilota disperso

today06/04/2026 - 16:58 5

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Data di pubblicazione: 06/04/2026 alle 16:58

(Adnkronos) – Un’incursione ad alto rischio delle forze speciali statunitensi ha permesso di recuperare, due giorni dopo l’abbattimento nei cieli iraniani del caccia F-15E, il pilota aemricano disperso, per il quale Teheran aveva promesso una ricompensa in caso di cattura e che avrebbe voluto utilizzare come leva negoziale. La stampa americana ricostruisce l’operazione, con il New York Times che ricorda che i due membri dell’equipaggio si erano eiettati dal loro caccia pochi secondi dopo essere stati colpiti dal fuoco iraniano. L’F-15E Strike Eagle, il primo caccia perso a causa del fuoco nemico in questa guerra, si era schiantato violentemente al suolo, con i due militari che si trovavano in territorio ostile, da soli e armati solo di pistole. Il pilota dell’aereo era in “comunicazione costante” con la sua unità ed è stato salvato circa sei ore dopo da una forza che includeva aerei d’attacco ed elicotteri che sono stati sottoposti a fuoco pesante, hanno raccontato ufficiali americani.  

 

 

Poco dopo lo schianto dell’aereo – riporta il Wall Street Journal – secondo quanto riferito da funzionari statunitensi, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, hanno informato il presidente Donald Trump della situazione. Gli hanno comunicato che il Pentagono aveva pianificato da tempo uno scenario del genere e che era in grado di soccorrere il pilota. Una volta che il Pentagono è stato in grado di confermare l’identità del militare, Hegseth si è precipitato nello Studio Ovale per informare il presidente e chiedere un ordine definitivo, hanno riferito i funzionari. Trump ha dato immediatamente la sua approvazione: “Dobbiamo recuperarlo”, ha detto, secondo quanto riferito dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.  

Ma l’ufficiale addetto ai sistemi d’arma dell’aereo era disperso. Nel caos dell’espulsione — una manovra violenta, ma salvavita — si era separato dal pilota, dando il via a una vasta operazione di ricerca che è diventata l’obiettivo principale delle truppe militari statunitensi e degli agenti della Cia in tutto il teatro delle operazioni per due giorni.  

 

 

Fonti anonime hanno riferito al quotidiano che aerei da ricognizione e droni hanno setacciato l’area nei pressi del luogo in cui l’aereo era precipitato, ma non sono riusciti a trovare né l’ufficiale né alcun segno che fosse vivo. La sua missione si riduceva a due parole: fuga e sopravvivenza. Circondato da potenziali nemici, ha risalito una cresta a 2.100 metri e si è infilato in una fessura dove sperava di essere al sicuro fino a quando le forze americane non lo avessero trovato, hanno detto funzionari militari statunitensi. “Dio è buono”, aveva comunicato via radio il colonnello dell’Aeronautica Militare una volta raggiunta una cresta sopraelevata, un messaggio che inizialmente era stato accolto con sospetto a Washington come una possibile trappola iraniana, mentre i funzionari si affrettavano a verificare che fosse ancora vivo. 

Circa 14 ore dopo che il caccia era stato colpito, i funzionari statunitensi hanno individuato la posizione del pilota tramite un localizzatore che portava con sé, come previsto dai protocolli. I militari sono addestrati a non segnalare costantemente la loro posizione e a limitare l’uso del localizzatore, che può essere individuato dal nemico. Hegseth ha chiamato il presidente Trump e gli ha detto che, finché ci fosse stata la possibilità di ritrovare l’ufficiale, era necessario mantenere segrete le informazioni relative al salvataggio del pilota. 

L’Iran aveva lanciato diverse squadre di ricerca, una delle quali si era radunata ai piedi della montagna dove si nascondeva il pilota. Per gli iraniani, il colonnello era una importante da poter eventualmente usare come leva nei negoziati con gli Stati Uniti. Per l’esercito statunitense, il cui motto è “nessun uomo lasciato indietro”, trovare l’ufficiale era un imperativo morale. Ferito per la forza dell’espulsione, l’ufficiale si è messo in attesa. Sapeva che sia le forze statunitensi che quelle iraniane avevano ingaggiato una corsa contro il tempo per trovarlo. Il primo compito per i militari americani era assicurarsi che la persona che aveva inviato la segnalazione fosse il pilota e non qualcuno che si spacciava per lui.  

 

Dalla sua sede di Langley, in Virginia, la Cia intanto stava elaborando un piano di inganno per far guadagnare tempo, diffondendo la notizia in Iran che l’aviere era stato trovato e stava per essere portato fuori dal paese con un convoglio via terra. La speranza era che gli iraniani spostassero le loro ricerche dal luogo in cui si pensava si trovasse il pilota e si concentrassero invece sulle strade che portavano fuori dalla regione. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione, l’operazione della Cia sembra aver seminato confusione tra le forze iraniane, che hanno tuttavia intensificato le ricerche, invitando la popolazione a catturare il pilota o i piloti nemici e a consegnarli vivi alle forze di sicurezza in cambio di una ricompensa di circa 60.000 euro.  

In quel momento, i vertici militari statunitensi erano nelle fasi finali della preparazione di una vasta e complessa missione di salvataggio che coinvolgeva circa 100 forze delle Operazioni Speciali, guidate da elementi del Seal Team 6, con i commando della Delta Force e i Ranger dell’Esercito in standby se necessario. Una forza convenzionale molto più grande, composta da elicotteri, aerei di sorveglianza, caccia e aerei cisterna, era pronta a fornire supporto. Un ufficiale militare statunitense ha affermato che ci sono volute ore per individuare la posizione dell’ufficiale e determinare che si trattasse proprio di lui. I militari sono stati assistiti dalla Cia, che ha utilizzato una tecnologia speciale, esclusiva dell’agenzia, per localizzare il pilota, mentre l’intelligence americana e israeliana hanno raccolto informazioni per determinare se fosse solo, circondato da iraniani o fosse stato catturato. 

 

 

Una volta accertato che era solo, gli ufficiali hanno atteso il calare della notte per lanciare la missione di salvataggio. Elicotteri delle Operazioni Speciali, a bordo dei quali viaggiavano i commandos, si sono precipitati verso il sito dove l’aviatore stava attendendo. Un alto funzionario statunitense ha descritto la missione di salvataggio come una delle più impegnative e complesse nella storia delle Operazioni Speciali statunitensi. I commandos hanno dovuto fare i conti con il terreno montuoso, le forze iraniane che presumevano si sarebbero precipitate ad attaccarli e le condizioni di salute del pilota, che rimanevano incerte. Mentre le forze speciali atterravano, aerei da guerra statunitensi e israeliani sganciavano bombe, sulla base delle indicazioni date dal pilota, che vedeva avanzare gli iraniani. Un primo tentativo di salvataggio ha dovuto essere interrotto dopo che due elicotteri H-6 sono stati colpiti da fuoco di armi leggere proveniente da terra, ferendo gli equipaggi di entrambi i velivoli e costringendoli ad atterrare in sicurezza in Kuwait. Il territorio in cui si nascondeva il pilota è stato descritto come fortemente ostile al regime iraniano. 

 

 

Una volta che è stato recuperato il colonnello è stato trasportato d’urgenza in elicottero in un campo che le forse speciali avevano precedentemente allestito per possibili salvataggi o altre emergenze. Il piano prevedeva di imbarcare immediatamente il pilota e la squadra di soccorso su due aerei C-130 che avrebbero dovuto trasportarli al sicuro in un aeroporto in Kuwait. Ma, con un colpo di scena dell’ultimo minuto, il carrello anteriore di almeno uno, e forse di entrambi, gli aerei è rimasto incastrato nella sabbia della pista, secondo quanto riferito da funzionari militari. I tentativi di liberare le ruote bloccate sono falliti, quindi i commando ha chiesto l’intervento di tre aerei sostitutivi. Il successo di una missione pericolosa, che sembrava ormai quasi conclusa, era improvvisamente tornato incerto. 

Dopo la partenza del pilota e delle forze speciali, i caccia rimasti a terra sono stati fatti saltare in aria e anche i quattro elicotteri delle Operazioni Speciali MH-6, per non lasciarli cadere nelle mani degli iraniani. I tre aerei ‘sostitutivi’ sono decollati in successione. 

 

 

L’aereo che trasportava il pilota recuperato è poi partito per primo, seguito dagli altri. Quando alla Casa Bianca è giunta la notizia che l’aereo aveva lasciato lo spazio aereo iraniano, Trump ha annunciato il successo della missione.  

“Quando un pilota cade, in paesi molto ostili, come in Vietnam, è impossibile recuperarlo”, ha dichiarato Trump al Wall Street Journal ieri mattina. “È riuscito ad arrampicarsi, nonostante fosse ferito, è riuscito a infilarsi in una fessura”, ha proseguito il presidente, aggiungendo che il colonnello riusciva a sentire le forze statunitensi che lo cercavano, “sono successe molte cose straordinarie”. Le truppe guidate dal Comando Centrale hanno dispiegato una potenza di fuoco devastante per tenere a bada il nemico: quattro bombardieri B-1, parte di una più ampia flotta aerea, hanno sganciato quasi 100 bombe a guida satellitare e anche i droni MQ-9 Reaper hanno colpito gli iraniani mentre si avvicinavano al nascondiglio del colonnello. 

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Scritto da: News News

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