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Prize money, ‘dentro’ la rivolta al Roland Garros: da Sinner a Sabalenka, cosa chiedono i campioni del tennis

today26/05/2026 - 11:07 2

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Data di pubblicazione: 26/05/2026 alle 11:07

(Adnkronos) – Nei primi giorni del Roland Garros 2026, torna al centro del mondo del tennis la tensione tra gli atleti di vertice e gli organizzatori dei tornei del Grande Slam. Il tema? La ripartizione dei ricavi generati dagli eventi e, più in generale, il ruolo dei giocatori nei processi decisionali che incidono sui loro diritti economici e previdenziali. A cominciare dai numeri uno Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, i giocatori hanno inviato una lettera per manifestare la loro insoddisfazione per il livello del prize money dello Slam parigino, ritenuto non proporzionato alla crescita dei ricavi. Una contestazione che si inserisce nell’ambito di un malcontento più ampio, già emerso a più riprese nel corso del 2025, in relazione al modello di governance e al sistema economico di tali tornei.  

“Sabalenka e Sinner hanno evocato, in maniera esplicita, l’ipotesi di un boicottaggio degli Slam come estrema forma di pressione negoziale, affermando che senza i tennisti non ci sarebbe lo spettacolo-evento sportivo ed evidenziando al contempo che l’attuale modello di distribuzione dei ricavi penalizza i giocatori rispetto al valore economico generato” ha spiegato all’Adnkronos
Luca Ferrari, Global Head of Sports dello studio legale Withers e advisor legale di diversi campioni, tra cui l’ex numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic.  

Una posizione condivisa anche da Jasmine Paolini, che ha ricondotto la protesta non solo al livello dei montepremi, ma a una più ampia questione di equità del sistema, richiamando l’attenzione sul tema delle tutele previdenziali, della maternità e del welfare, sottolineando come gli Slam – a differenza dei circuiti Atp e Wta – non offrano adeguate garanzie su questi fronti. 

I tornei del Grande Slam rappresentano le quattro competizioni di massima rilevanza del tennis internazionale e sono disciplinati da un regolamento unitario, l’Official Grand Slam Rule Book, adottato con l’obiettivo di garantire lo svolgimento regolare ed equo di tutti gli Slam.  

“Ciascuno Slam – continua Ferrari – è organizzato dalla federazione nazionale del Paese in cui si svolge. Tennis Australia per l’Australian Open, Fédération Française de Tennis per il Roland Garros, United States Tennis Association per lo US Open e, nel caso di Wimbledon, da un comitato congiunto composto dall’All England Lawn Tennis & Croquet Club e dalla Lawn Tennis Association”.
 

La governance dei quattro Slam è esercitata attraverso il Grand Slam Tennis, organismo di coordinamento che riunisce i tornei in una struttura di gestione condivisa. Il Grand Slam Tennis opera tramite un board composto dai presidenti dei quattro tornei ed è competente per tutte le decisioni in materia di competizione sportiva, regolamenti, codice di condotta e relazioni istituzionali. Le scelte in tale sede confluiscono nell’Official Grand Slam Rule Book e possono essere modificate solo con il voto favorevole di almeno tre membri del Grand Slam Tennis board.  

Ferrari precisa: “In questo assetto, la Federazione Internazionale Tennis (ITF) svolge un ruolo di raccordo istituzionale, supportando gli organizzatori di ciascuno Slam in ambito di governance, amministrazione e media. Sul piano dell’accesso, i tornei del Grande Slam si fondano sul principio della competizione aperta e non discriminatoria, consentendo la partecipazione a tutti i giocatori, esclusivamente sulla base della posizione occupata nei ranking Atp e Wta, e fatti salvo il limite di età di 14 anni”.  

Le disposizioni dell’Official Grand Slam Rule Book vincolano ogni tennista e devono essere accettate quale condizione per la partecipazione. Configurano un rapporto giuridico di natura regolamentare, non negoziabile individualmente: l’iscrizione al torneo implica l’accettazione integrale non solo di tali regole, ma anche di quelle contenute nel regolamento del torneo e nel codice di condotta. “Tra le disposizioni più rilevanti, vediamo come l’Official Grand Slam Rule Book preveda espressamente che i tennisti partecipanti a ciascuno Slam debbano essere remunerati, in base ai risultati conseguiti, mediante il montepremi corrisposto dall’organizzatore del torneo” aggiunge Ferrari. 

L’edizione 2026 del Roland Garros presenta un montepremi complessivo pari a 61,723 milioni di euro, con un incremento del 9,53% rispetto all’anno precedente. Entrando nello specifico, il prize money destinato alle fasi di qualificazione è stato aumentato del 12,9%, mentre quello del main draw del 10,1% rispetto al 2025, con incidenza più significativa sui primi tre turni del singolare (aumento tra l’11,11% e l’11,54%) rispetto alle fasi successive (tra il 6,82% e il 9,80%).  

Ferrari chiarisce: “Secondo i giocatori firmatari della dichiarazione, tuttavia, a fronte di tali aumenti nominali si nasconderebbe, in realtà, una riduzione della quota dei ricavi del torneo destinata agli stessi atleti”. In particolare, i giocatori evidenziano che: la quota dei ricavi destinata ai giocatori sarebbe passata dal 15,5% nel 2024 a una quota stimata del 14,9% nel 2026; nel 2025 il torneo avrebbe generato ricavi pari a circa 395 milioni di euro, con un incremento annuo del 14%, mentre il prize money sarebbe cresciuto solo del 5,4%, con una conseguente riduzione della quota effettiva ai giocatori al 14,3% dei ricavi; per il 2026, a fronte di ricavi stimati superiori ai 400 milioni di euro, la percentuale destinata ai giocatori sarebbe inferiore al 15%.  

Alla luce di questi dati, i tennisti chiedono una redistribuzione dei ricavi che riconosca loro una quota pari al 22%, in linea con il modello adottato nei tornei Atp e Wta 1000.
 

Il tema è stato precisato all’Adnkronos anche da Alessia Murgia, associate dello studio Withers: “Questa rivendicazione si fonda su un concetto ormai ricorrente nel dibattito sportivo più recente. Il riconoscimento degli atleti quali principali creatori del valore economico dell’evento. Nello sport di alto livello, il successo commerciale di una competizione come il Roland Garros non dipende esclusivamente dalla capacità organizzativa del torneo o dalla sua tradizione storica, ma in misura determinante dalla qualità delle performance offerte sul campo di gioco. Sono gli atleti, attraverso la competizione agonistica, a generare interesse del pubblico, audience, incremento del valore dei diritti audiovisivi e attrattività per gli sponsor. La prestazione sportiva costituisce, quindi, il nucleo essenziale dello spettacolo-evento. In assenza dei giocatori di vertice, la competizione perderebbe parte del proprio valore economico e mediatico”. Un tema da non sottovalutare.  

In questa prospettiva, le attuali rivendicazioni dei tennisti sollevano una questione strutturale, in cui il montepremi assume una duplice funzione. Non solo strumento remunerativo, ma anche indice del riconoscimento del contributo degli atleti alla produzione del valore complessivo dell’evento.  

La crescente commercializzazione del tennis rende quindi inevitabile interrogarsi sulla misura in cui i ricavi debbano riflettersi sulla remunerazione dei suoi protagonisti. 

Murgia sottolinea un tema: “La questione deve estendersi oltre la semplice prestazione agonistica. Gli atleti mettono a disposizione dell’organizzatore dell’evento anche ulteriori asset economicamente rilevanti, dovendo concedere diritti di utilizzazione e sfruttamento commerciale della propria immagine nonché di una pluralità di diritti connessi ai dati e alle informazioni generate durante la competizione (quali dati statistici, di live scoring e di performance analysis). In un sistema sempre più incentrato sulla monetizzazione dei contenuti sportivi e dei dati, il valore economico prodotto dagli atleti appare dunque eccedere il solo risultato maturato sul campo”.  

Al riguardo, un profilo rilevante nell’assetto regolamentare dell’Official Grand Slam Rule Book riguarda la disciplina dei diritti di immagine dei tennisti. “Come condizione di accesso alla competizione – interviene Ferrari – i giocatori concedono agli organizzatori dello Slam, in via perpetua, il diritto di realizzare, utilizzare e diffondere la propria immagine nell’ambito della propria prestazione sportiva nel corso dello Slam, senza diritto a compensi ulteriori rispetto al prize money. 

Analoga rilevanza economica e giuridica assume la cessione irrevocabile, e in via esclusiva, dei dati generati durante gli Slam. A tali concessioni si aggiunge l’impegno a cooperare con i media e a partecipare alle attività promozionali degli eventi, nonché la previsione di ampie clausole di manleva e rinuncia a qualsiasi pretesa risarcitoria nei confronti di Grand Slam Tennis, degli organizzatori e degli sponsor per eventuali danni comunque connessi alla partecipazione al torneo. 

“Da ultimo – chiude – va tenuto conto delle limitazioni imposte all’utilizzo, durante e in relazione al torneo, dei brand che sponsorizzano i giocatori e alle relative attivazioni promo-pubblicitarie”. Ne emerge un sistema centralizzato, che assegna agli enti organizzatori la titolarità delle principali leve economiche e decisionali e che costituisce il presupposto sul quale si innesta il confronto – sempre più acceso – sulla ripartizione dei ricavi e sulla valenza economica dei protagonisti nei tornei del Grande Slam. (di Michele Antonelli) 

 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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