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Data di pubblicazione: 14/09/2026 alle 10:21
(Adnkronos) – “Il Disegno di legge (ddl) Delega per la Riforma del Servizio sanitario nazionale, approvato in Consiglio dei ministri in data 12.01.2026 e previsto a costo zero, è da allora è fermo in Senato. Il Governo deve quindi prevedere un adeguato finanziamento affinché la legge possa essere davvero efficace per potenziare nel nostro Paese l’integrazione tra ospedale e territorio”. È quanto sostiene il Forum delle Società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani (Fossc) in un documento presentato durante un webinar e condiviso da tutti i presidenti delle Società scientifiche di Forum, riferisce una nota.
“Riteniamo prioritario ottenere in Italia una reale e concreta integrazione tra il sistema di cure primarie e quelle ospedaliere – sostiene Francesco Cognetti, coordinatore di Fossc – È una necessità emersa durante i difficili anni della pandemia e che è sempre più attuale visto anche l’invecchiamento generale della popolazione. Il tema della riforma si inserisce però nel più ampio quadro del definanziamento statale sulla sanità pubblica che ormai presenta numeri davvero sconfortanti. Siamo al 19.simo posto tra tutti i Paesi europei per spesa sanitaria pro capite, anche dietro alla Repubblica Ceca, alla Slovenia ed alla Polonia, nonché ultimi fra le nazioni del G7. Mettiamo a disposizione del Servizio sanitario nazionale mille dollari in meno per ogni singolo cittadino rispetto alla media Europea e dei Paesi Ocse – illustra – Tutto ciò produce la crisi profonda in cui versa il personale medico-sanitario con una gravissima carenza di medici ed infermieri e di altri professionisti sanitari”.
Inoltre, “si registrano basse quote di iscrizioni in alcune scuole di specializzazioni mediche – osserva Cognetti – tra l’altro di cruciale rilevanza, quali chirurgia generale, anatomia patologica, anestesia e rianimazione, microbiologia e virologia, patologia clinica o medicina d’urgenza e si assiste ad un costante esodo del personale sanitario, soprattutto dei più giovani, dal sistema sanitario pubblico verso l’estero o verso il privato perché ampiamente sottopagati rispetto ai loro colleghi europei e sottoposti a condizioni di lavoro intollerabili. Mentre negli ospedali pubblici, nonostante i divieti, continua il fenomeno dei gettonisti, che rappresenta del resto l’unico modo per evitare la chiusura di reparti e servizi indispensabili”.
“In assenza di provvedimenti adeguati, che finora sono clamorosamente mancati – sottolinea Cognetti – le liste di attesa non si ridurranno, i Pronto soccorso continueranno ad essere intasati dal permanere per giorni di pazienti in attesa di trasferimento nei reparti di degenza ordinaria per acuti e/o in terapia intensiva, trasferimenti impossibili per il bassissimo numero di posti letto disponibili rispetto alla dotazione media su popolazione di tutti gli altri Paesi Europei. Gli ospedali pubblici si indeboliranno in modo irreversibile, la sanità territoriale non decollerà anzi appare sempre più evidente il fallimento delle iniziative in questo settore, finanziate con cospicue risorse, purtroppo andate sprecate, del Pnrr. La mobilità sanitaria regionale continuerà ad aumentare a dismisura a tutto svantaggio degli ammalati delle Regioni del Sud ma anche di altre Regioni come in modo particolare il Lazio”.
Il carattere pubblico ed universalistico del nostro Ssn “inevitabilmente ne risulterà compromesso e l’idea sotterranea che si fa strada – avverte il coordinatore Fossc – è che la Sanità possa essere consegnata in modo preponderante al sistema privato, come sta di fatto già avvenendo. Naturalmente esiste nel nostro Paese una realtà molto forte e consistente soprattutto nelle Regioni del Nord di strutture private accreditate che rappresentano grandi eccellenze e che bisogna salvaguardare, ma lo Stato deve garantire altresì la sopravvivenza della Sanità pubblica che è attualmente compromessa da bassissimi livelli di finanziamento e che è l’unico sistema in grado di assicurare assistenza e prestazioni appropriate a tutti i malati più fragili ed ai cittadini indigenti”.
In queste condizioni “anche la richiesta del ministro Schillaci di prevedere un finanziamento aggiuntivo di 5 miliardi di euro per il Ssn nella prossima Legge Finanziaria per il 2027 – conclude la nota – a fronte dei complessivi 36 miliardi di differenza all’anno rispetto alla media Europea e dei Paesi Ocse, appare del tutto insufficiente”.
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Scritto da: News News
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