
Radio K55
Data di pubblicazione: 09/02/2026 alle 16:10
(Adnkronos) – Note per sostenere un progetto che restituisce dignità. È da qui che parte l’imprenditore e filantropo Santo Versace quando racconta il concerto ‘Un viaggio di ritorno’ – suonato dall’Orchestra del Mare con strumenti costruiti con pezzi dei barconi di migranti che arrivano a Lampedusa – in programma venerdì 13 febbraio alle 20 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone a Roma. Una serata nata per raccogliere fondi per sostenere in Africa il progetto ‘Il miracolo della vita – Tabasamu la Mama’ della Fondazione Santo Versace. Un evento che non è solo musica, ma un tassello di un impegno che affonda le radici lontano, in Kenya, nella baraccopoli di Kibera, dove la Fondazione ha acquistato una casa per accogliere ragazze madri, con i loro figli, che vivono per strada o nelle discariche in condizioni di grave fragilità materiale ed emotiva ma che hanno scelto di mettere al mondo bambini nonostante le enormi difficoltà. “Le curiamo, le formiamo, insegniamo loro un mestiere. L’obiettivo è uno: renderle autonome economicamente così da lasciare liberare spazio ad altre donne”, spiega Versace all’Adnkronos.
Una visione quella della Fondazione che trova una eco potente proprio nell’Orchestra del Mare, nata da un percorso di rinascita che parte dal carcere di Opera, dove nel 2012 è stato creato un laboratorio di liuteria che ha dato vita agli strumenti costruiti con il legno delle barche dei migranti di Lampedusa. Da quel primo ‘Violino del Mare’, presentato anche a Papa Francesco, è nato un progetto più ampio: trasformare in musica materiali segnati dal dolore e dare voce, attraverso gli strumenti, alle storie di chi fugge da guerra e povertà. L’Orchestra del Mare è un ensemble ‘aperto’, che coinvolge musicisti e orchestre che condividono i valori del progetto Metamorfosi. La serata vedrà sul palco l’Orchestra Pessoa e la Piccola Orchestra dei Popoli, con la partecipazione di Alessio Boni e del maestro Nicola Piovani.
Per Versace, la solidarietà non è un gesto episodico, ma una missione che porta avanti con sua moglie Francesca. “La Fondazione è la nostra figlia”, dice. “Non abbiamo avuto figli insieme, forse per un ‘disegno superiore’. Così abbiamo scelto di investire tutto in questo: avere decine, centinaia, forse migliaia di figli sparsi nel mondo, tra le persone fragili che aiutiamo. È la nostra eredità morale, spirituale ed economica”. La cultura, per Versace, è la prima forma di emancipazione. “La cultura rende liberi. Senza cultura non conosci i tuoi diritti. Poi serve l’indipendenza economica, perché senza quella non puoi opporti alle angherie. E infine il coraggio. Cultura, autonomia e coraggio: solo così un essere umano è libero”. La sfida più grande nel trasformare un’idea filantropica in un impatto concreto? Trasformare le idee in realtà. “Mia moglie è un vulcano, sforna idee ogni giorno grazie alla sua passione, grinta e impegno quotidiano. E un principio che mio padre mi ha insegnato: non esistono problemi, esistono soluzioni”.
In questi tempi difficili di oggi, Versace guarda al presente con un ottimismo che sembra quasi controcorrente. “Io vedo il sole anche quando piove. L’Italia è un Paese straordinario: se fosse amministrato bene, non avrebbe rivali al mondo”. E insiste su ciò che per lui è il vero investimento: giovani, cultura, scuola, sport. “Lo sport di squadra insegna a stare insieme. Se tutti i giovani facessero sport non starebbero lì a maneggiare i coltelli, perché lo sport di squadra ti insegna a stare insieme”. Un tempo “c’erano gli oratori, che erano luoghi di socialità sana. Oggi manca questo”.
Il nodo, però, resta la famiglia. “Il professore era sacro. Se ti sgridava, a casa te ne davano un’altra. Oggi si attacca il professore per difendere il figlio. Così gli si distrugge il futuro”. Quando gli si chiede un gesto concreto per tornare a una comunità più umana, non ha dubbi: “Sorridere, salutare e manifestare amore. L’amore risolve tutto, è l’unica rivoluzione possibile. Ma prima serve l’amore per sé stessi”. E ai giovani, che spesso si sentono senza orizzonte, lancia un messaggio: “Tutto si può realizzare. Il talento è solo l’inizio: poi servono grinta, passione, impegno. E ricordate: conta l’essere, non l’apparire. L’apparire è vuoto. L’essere è sostanza”, conclude.
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Scritto da: News News
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