
Radio K55
Data di pubblicazione: 14/01/2026 alle 11:48
(Adnkronos) –
L’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, respinge le minacce di intervento degli Stati Uniti e assicura che l’Iran “non cerca la guerra né il conflitto nella regione, ma è pienamente preparato a tutti gli scenari. L’Iran di oggi, senza dubbio, è più pronto, più coeso e più resiliente rispetto al periodo della guerra dei 12 giorni”, scandisce all’Adnkronos. Nell’intervista Sabouri accusa Washington e Tel Aviv di aver trasformato proteste economiche pacifiche in atti di violenza, con il coinvolgimento di agenti esterni e distribuzione di armi, e definisce l’8 gennaio 2026 il “13esimo giorno della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran”. Conferma inoltre contatti nei giorni scorsi con gli Usa, sottolineando che “un accordo equo e duraturo sarà possibile solo se gli Stati Uniti abbandoneranno le pretese irragionevoli”.
Secondo Sabouri, le recenti tensioni in Iran non sono state solo il frutto di dinamiche interne. “L’ingerenza degli Stati Uniti e di Israele nel trascinare le proteste economiche in Iran verso la violenza è evidente all’opinione pubblica mondiale. Le dichiarazioni pubbliche di funzionari e media israeliani, così come i post di Mike Pompeo, ex segretario di Stato degli Stati Uniti, hanno di fatto costituito un’ammissione del loro ruolo nei recenti disordini in Iran. Le relazioni sulla presenza di agenti del Mossad tra i rivoltosi e sulla distribuzione di armi indicano l’esistenza di un’operazione esterna organizzata”.
L’ambasciatore sottolinea come il fallimento di questa “cospirazione” abbia alimentato speculazioni su un possibile intervento militare diretto degli Stati Uniti. “Tuttavia, come evidente a tutte le coscienze vigili nel mondo, gli Stati Uniti ricorrono da sempre alla logora politica del ‘bastone e della carota’ per mantenere leve di pressione. L’esperienza della guerra dei 12 giorni ha mostrato con chiarezza quali sarebbero le conseguenze di qualsiasi aggressione contro l’Iran”, precisa Sabouri.
“I contatti esistevano già prima dei recenti disordini e sono stati mantenuti anche nei giorni scorsi. L’Iran non è mai stato contrario al negoziato, ma ha sempre sottolineato che il dialogo deve essere equo, giusto e basato su interessi e rispetto reciproci”.
Sabouri aggiunge che l’Iran è disponibile a dialogare e a raggiungere risultati concreti, ma denuncia un approccio statunitense unilaterale: “L’Iran ha sempre dichiarato la propria disponibilità al dialogo e, in presenza di un approccio costruttivo, il raggiungimento di un risultato è possibile. Tuttavia, le evidenze mostrano che gli Stati Uniti puntano a imporre richieste unilaterali e non dimostrano una reale volontà di negoziare seriamente. Con l’abbandono delle pretese irragionevoli, sarà possibile giungere a un accordo equo e duraturo”.
Sul fronte interno, Sabouri rivendica l’efficacia delle misure adottate dalle autorità iraniane per riportare rapidamente la calma. “In risposta a questa situazione, le forze di sicurezza hanno adottato misure mirate per interrompere le comunicazioni, il comando e il finanziamento delle reti violente e terroristiche, procedendo all’arresto degli elementi attivi. Esistono documentazioni di questo processo, che sono state illustrate anche agli ambasciatori stranieri residenti a Teheran”.
“Grazie a queste misure, in meno di tre giorni (dall’8 gennaio, ndr) la situazione è tornata sotto controllo. La maggior parte dei responsabili è stata arrestata e, nelle loro confessioni, ha ammesso di aver ricevuto denaro in cambio di azioni specifiche quali attacchi alla polizia, costruzione artificiosa di presunte vittime, incendi e atti di distruzione. Tali azioni avevano una natura completamente terroristica e non hanno alcun legame con la protesta civile. Dal 10 gennaio 2026 in poi, il Paese è tornato alla calma e il piano dei nemici dell’Iran è stato sventato. Allo stesso tempo, il governo continua a mantenere all’ordine del giorno il perseguimento delle legittime richieste della popolazione”.
Sabouri ricorda l’importanza simbolica e politica di una delle giornate più critiche dei disordini: “Dopo alcuni giorni di proteste pacifiche, il governo ha riconosciuto il diritto dei manifestanti ad esprimere le proprie rivendicazioni e ha inoltre tenuto incontri con dirigenti e rappresentanti di alcune categorie professionali per accogliere e discutere le richieste avanzate. Tuttavia, a seguito dell’intervento diretto di Paesi stranieri e dell’ingresso di elementi legati a reti organizzate estere, in alcune zone le proteste sono degenerate in atti di violenza”.
Infine, l’ambasciatore chiarisce la posizione dell’Italia rispetto alla crisi: “Sembra che questa notizia non sia stata tradotta e diffusa correttamente. L’ambasciatore d’Italia e quelli di altri tre Paesi non sono stati convocati separatamente e l’incontro non era riservato esclusivamente agli ambasciatori di questi quattro Paesi. A seguito delle violenze perpetrate da elementi affiliati e stranieri contro le forze dell’ordine, le forze di sicurezza e i cittadini iraniani, nonché degli attacchi contro alcuni luoghi pubblici e religiosi durante i recenti disordini, il ministero degli Esteri dell’Iran ha invitato gli ambasciatori residenti a Teheran a partecipare a una riunione per ricevere spiegazioni sugli sviluppi recenti. Durante l’incontro sono state mostrate agli ambasciatori e ai diplomatici le prove documentali relative agli atti di violenza contro le forze di sicurezza e i cittadini iraniani. Questa iniziativa è stata intrapresa con l’obiettivo di contribuire alla redazione di rapporti realistici e accurati sugli sviluppi in Iran da trasmettere alle capitali, inclusa Roma, e va valutata in questo quadro”. (di Piero Spinucci)
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