
Radio K55
Data di pubblicazione: 21/01/2026 alle 11:58
(Adnkronos) – È Emma Dante, la più celebrata regista italiana di teatro e d’opera, il Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro 2026; al ventisettenne regista greco-albanese Mario Banushi, che da subito si è imposto sulla scena europea e internazionale, va il Leone d’argento. Lo ha stabilito il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Willem Dafoe, direttore del settore Teatro. La cerimonia di premiazione avrà luogo nel corso del 54esima Festival Internazionale del Teatro (7 – 21 giugno) nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale.
“Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo – recita la motivazione del premio – ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.
Nata nel 1967, diplomata all’Accademia Silvio d’Amico di Roma, dopo una bella carriera di interprete (anche a fianco di Valeria Moriconi), Emma Dante muove i primi passi come regista con la compagnia Sud Costa Occidentale fondata nel 1999 a Palermo, e si fa conosce agli albori di questo nuovo secolo. Nel 2004 è alla Biennale Teatro con “La scimia”, memorabile lavoro tratto da “Le due zittelle” di Tommaso Landolfi, nella elaborazione scenica di Elena Stancanelli. Chiamata a lavorare nei maggiori teatri del mondo – dal Piccolo Teatro di Milano alla Cómedie Française di Parigi, dal Teatro alla Scala di Milano al Festival di Avignone, a La Colline Théâtre National, al San Carlo di Napoli, al Biondo di Palermo e molti altri – Emma Dante ha moltiplicato i suoi territori di ricerca, affrontando il cinema – il film “Via Castellana Bandera” presentato alla Mostra di Venezia nel 2013 – il romanzo, la fiaba per bambini. Al 54esimo Festival Internazionale del Teatro Emma Dante presenterà in prima assoluta “I fantasmi di Basile”. Dopo la trilogia che porta in scena “La scortecata”, “Pupo di zucchero” e “Re Chicchinella”, Emma Dante torna all’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile.
“Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell’assenza e delle tradizioni familiari, Mario Banushi – secondo la motivazione del Leone d’argento – si è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo. La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma che – al contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell’essere umano. Il teatro di Banushi, così immediatamente intimista, radicato profondamente nella cultura balcanica, sa essere anche intelligentemente politico, aguzzo affondo nelle contraddizioni del nostro tempo”.
Cresciuto in Albania fino ai sei anni per poi tornare in Grecia, dove è nato nel 1998, Mario Banushi si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica del Conservatorio di Atene. Il suo debutto alla regia avviene con “Ragada”, creato e presentato all’interno di un appartamento privato in tempi di pandemia. Il direttore del teatro Nazionale di Grecia, presente l’ultimo giorno dello spettacolo, lo invita poi a collaborare. Da qui nasce il suo lavoro successivo, “Goodbye, Lindita”. Programmato per tre settimane, resta in scena al Tetro Nazionale per tre anni, con grande consenso di critica e pubblico, per poi viaggiare in tutto il mondo. Lo stesso successo avrà il terzo capitolo della trilogia, “Taverna Miresia”, già applaudito nei maggiori festival del mondo.
Al 54esimo Festival Internazionale del Teatro Mario Banushi presenterà per la prima volta l’intera trilogia, che va sotto il titolo di “Romance Familiare”. Come ha dichiarato al “New York Times” Banushi: “Voglio creare un teatro che la gente senta, non un teatro che la gente capisca. Voglio che immaginiate le vostre storie, che vediate la vostra vita e che poi viviate con questo”. (di Paolo Martini)
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