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Data di pubblicazione: 23/03/2026 alle 13:18
(Adnkronos) – Una ricerca multidisciplinare pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature ha analizzato un evento acustico di forte intensità registrato all’interno del massiccio del Gran Sasso nell’agosto 2023. Lo studio, frutto della collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e le Università di Pisa, Sapienza di Roma e L’Aquila, ha utilizzato un approccio multiparametrico per spiegare le dinamiche interne della montagna e del suo acquifero profondo. Il fenomeno, avvertito come un “boato” nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS), è stato ricondotto a variazioni fisiche repentine del sistema idrico sotterraneo.
L’analisi rivela che l’evento acustico non è stato un episodio isolato, ma l’apice di un processo naturale iniziato nel maggio precedente. I dati indicano che le precipitazioni primaverili hanno causato anomalie nelle portate e nelle pressioni delle acque sotterranee, infiltrandosi gradualmente nel massiccio. “L’approccio multiparametrico ha dimostrato che il boato è direttamente collegato alle variazioni dell’acquifero”, ha spiegato Gaetano De Luca, ricercatore INGV e autore corrispondente dello studio. Il set di dati raccolto offre una visione dettagliata delle interazioni tra idrogeologia e geofisica in ambienti caratterizzati da una forte presenza di attività umane, come laboratori scientifici e infrastrutture autostradali.
L’elemento chiave della ricerca è stato l’impiego di GINGER (Gyroscopes IN GEneral Relativity), un giroscopio laser ad anello ad altissima sensibilità solitamente dedicato a studi di fisica fondamentale. Lo strumento ha permesso di monitorare la velocità angolare locale della Terra con estrema precisione, lavorando in sinergia con il sismometro a banda larga GIGS della rete INGV e con i sensori della Rete Accelerometrica Nazionale del Dipartimento della Protezione Civile.
Questa combinazione di tecnologie ha consentito di misurare sia i movimenti lineari del suolo sia le rotazioni del terreno, fornendo una descrizione completa del fenomeno durato circa tre mesi.
Ezio Previtali, Direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ha sottolineato l’importanza della montagna come laboratorio naturale: “Spesso la montagna ci ‘parla’ nel senso stretto del termine, producendo forti rumori per i quali le sale sperimentali dei LNGS diventano cassa di risonanza”. I risultati evidenziano come strumenti nati per la fisica delle particelle possano essere convertiti con successo nel monitoraggio geologico e sismico. È già previsto un potenziamento della strumentazione GINGER per affinare gli studi di fisica fondamentale e, contemporaneamente, migliorare la rete di monitoraggio idrogeologico del Gran Sasso, aprendo la strada all’utilizzo di tali tecnologie in altri contesti geologici critici.
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