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Data di pubblicazione: 15/04/2026 alle 11:31
(Adnkronos) – E’ stato restaurato il ritratto del collezionista e storico dell’arte britannico Herbert Percy Horne (1864-1916), fondatore della casa-museo di via de’ Benci a Firenze, realizzato nel 1908 dal pittore inglese Henry Harris Brown. Ad eseguire l’intervento è stato Daniele Rossi, insieme a Gloria Verniani e Umi Toyosaki, grazie al sostegno di Friends of Florence attraverso il generoso dono di Catharin Dalpino. La presentazione è avvenuta al Museo Horne alla presenza di Giuseppe Rogantini Picco, presidente della Fondazione Horne, Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, Elisabetta Nardinocchi, direttrice del Museo Horne, e dello stesso restauratore Daniele Rossi.
Il dipinto rappresenta una testimonianza rara e preziosa poiché di Herbert Percy Horne esistono infatti pochissime immagini. Questo ritratto raffigura Horne quando aveva 44 anni, nel pieno del suo legame con Firenze e rappresenta uno dei documenti più significativi per comprendere la figura del collezionista, storico dell’arte e ideatore del museo. Nonostante la sua attenzione nel conservare per i posteri ben ordinata tutta la documentazione riguardante le opere d’arte da lui studiate o collezionate, Horne, ha lasciato pochissime tracce della sua vita personale, quasi a volersi identificare esclusivamente nella sua collezione e nei suoi scritti. E a questa scarsità di dati sulla sua vita privata corrisponde anche una scarsità di ritratti. Si può dire che a lungo lo abbiamo conosciuto solo grazie a due fotografie. La prima, oggi conservata alla William Morris Gallery in Inghilterra, lo ritrae a circa 17 anni, seduto a prendere il thè con la madre dell’architetto Arthur Mackmurdo che è in piedi dietro di loro. Un’altra foto lo vede all’età di circa trent’anni ed è stata più volte utilizzata anche per le brevi biografie che si trovano in rete.
Il dipinto restaurato non è solo un ritratto, ma una vera e propria sintesi visiva del suo universo culturale che racconta, oggi come ieri, il suo sguardo di studioso e storico dell’arte e il suo profondo rapporto, come collezionista inglese, con il Rinascimento fiorentino: Horne è infatti raffigurato con una statuetta del Giambologna, mentre sullo sfondo si intravede la Deposizione di Benozzo Gozzoli, entrambe opere della sua collezione e tuttora conservate nel museo. Entrato nelle collezioni del museo nel 1933, dopo la donazione dello stesso artista, il dipinto è stato da subito riconosciuto come un’opera di grande valore, anche per la qualità pittorica che avvicina Brown alla tradizione ritrattistica internazionale del primo Novecento.
L’opera è stata eseguita su di una tela a trama fine preparata industrialmente, di colore grigio perla. Il legante a olio di lino si mescola agli impasti di colore, con pennellate più o meno dense a base di rosso cinabro, ocra gialla, biacca e nero di carbone. Sulla superficie si notava un pulviscolo atmosferico accumulatosi nel tempo, nonché la presenza di vernici resinose e giallastre notevolmente imbrunite, che ottundevano la freschezza del ritratto. Le vernici giallastre sono state assottigliate, ma non rimosse completamente con miscele solventi e con l’ausilio del microscopio ottico. Il dipinto è stato mantenuto sul proprio telaio originale. Le biette sono state consolidate e ribattute, mantenendo ancora i quattro chiodi originali che ne impediscono la fuoriuscita. È seguita una verniciatura a pennello con vernice semisintetica e il ritocco finale tramite pigmenti minerali stabili. Sulla cornice dorata si è proceduto a rimuovere i depositi incoerenti di polvere nerastra all’interno dei motivi floreali intagliati tramite un gel-emulsione grassa.
L’intervento ha restituito profondità allo sfondo, leggibilità ai dettagli e brillantezza agli incarnati, valorizzando nuovamente la qualità tecnica del dipinto e la sua forza espressiva. Questo intervento rappresenta un passaggio importante non solo per la conservazione dell’opera, ma anche per la valorizzazione dell’identità stessa del Museo Horne, profondamente legata alla figura del suo fondatore.
Così ha commentato il restauro Giuseppe Rogantini Picco, presidente della Fondazione Horne: “una volta di più Friends of Florence è intervenuta per restituire a una maggiore leggibilità un’opera che, raffigurando un inglese che molto ha amato Firenze e la sua arte, bene simboleggia l’attenzione di questa istituzione che, tramite il suo Presidente, Simonetta Brandolini d’Adda, ha fatto convergere verso la nostra città donazioni da ogni parte del mondo, testimoniando di come questa sia veramente patrimonio dell’Umanità”.
Elisabetta Nardinocchi, direttrice del Museo, ha invece posto l’accento sull’importanza dell’opera: “sia per la qualità della pittura, sia soprattutto per ciò che rappresenta, il dipinto bene si presta per essere esposto nelle sale dove si conserva la straordinaria collezione che Horne ha voluto per arredare il suo palazzo fiorentino, così che tutti i visitatori possano ricordare quanto si debba a questi stranieri colti e appassionati che hanno fatto di Firenze la loro seconda Patria, impegnandosi in prima persona per la tutela delle sue memorie, della sua arte e del suo tessuto urbano”.
“Siamo lieti di aver sostenuto il restauro del dipinto di Herbert Percy Horne e di aver contribuito alla sua conservazione per la fruizione presente e futura di un’opera di così grande significato per il Museo Horne e per la storia del collezionismo a Firenze – ha sottolineato Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence – Ringraziamo la Direttrice Elisabetta Nardinocchi per la disponibilità e l’opportunità che ci ha offerto di affiancare il Museo in un progetto così importante e Daniele Rossi che ha condotto l’intervento sul dipinto. Siamo inoltre profondamente grati a Catharin Dalpino, donatrice appassionata e sempre vicina a Friends of Florence. Per lei, come per tutta la nostra Fondazione, il gesto si inserisce idealmente nel solco di tutti quei “friends of Florence” – nel senso più ampio – che nel tempo hanno scelto di restituire alla città parte della sua bellezza, riconoscendone il valore universale”.
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Scritto da: News News
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