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Data di pubblicazione: 29/04/2026 alle 11:18
(Adnkronos) – In arrivo un’ispezione a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, in relazione all’allestimento del padiglione russo alla imminente Biennale Arte 2026, la cui vernice si terrà dal 5 all’8 maggio. Il Ministero della Cultura, secondo quanto risulta all’Adnkronos, avrebbe disposto l’invio di ispettori nella sede della Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco per verifiche e approfondimenti legati alla gestione dell’edizione 2026 dell’Esposizione Internazionale d’Arte e in particolare alle autorizzazioni concesse alla Federazione Russa in relazione all’organizzazione del padiglione di proprietà ai Giardini.
I funzionari del MiC dovrebbero acquisire nuovi documenti relativi alla riapertura del padiglione russo, da settimane al centro di polemiche nazionali e internazionali. Già nelle scorse settimane la Biennale aveva inviato copia della corrispondenza intrattenuta con le autorità di Mosca al Mic, senza che fossero emerse irregolarità nel rispetto del regime sanzionatorio che vige nei confronti della Russia dopo l’aggressione all’Ucraina.
Secondo quanto si apprende, i nuovi controlli sarebbero legati alle polemiche seguite all’esclusione di Russia e Israele dai premi che la giuria internazionale assegnerà il 9 maggio, e alla necessità di completare l’acquisizione dei documenti ricevuti in precedenza dal MiC.
Nei giorni il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha annunciato che diserterà la cerimonia inaugurale della Biennale Arte, proprio in segno di protesta contro la presenza russa. Una decisione che ha ulteriormente accentuato la tensione attorno a uno degli eventi artistici più importanti al mondo.
Già a marzo il ministero della Cultura aveva chiesto alla Biennale tutta la documentazione sulla partecipazione russa, inclusa la corrispondenza, per verificarne la compatibilità con le sanzioni. Da quelle carte sono stati ricostruiti i contatti operativi per la riapertura del padiglione russo, che la Fondazione ha definito normali interlocuzioni procedurali. Il ministero ha già acquisito le comunicazioni interne tra il presidente Buttafuoco, il direttore generale Andrea Del Mercato e la commissaria del padiglione russo Anastasia Karneeva, che mostrerebbero come il ritorno della Russia fosse stato pianificato già a partire dall’estate 2025. Tra i passaggi, una mail del novembre scorso in cui Karneeva segnalava difficoltà nel rilascio dei visti per il curatore Petr Musoev e chiedeva assistenza per ottenere una lettera d’invito ufficiale. La Russia avrebbe confermato la propria partecipazione già all’inizio dell’anno, presentando il progetto espositivo intitolato ‘The tree is rooted in the sky’. I materiali per il catalogo sarebbero stati completati entro febbraio.
Uno degli aspetti più delicati emersi riguarda il tentativo di conciliare la partecipazione russa con il rispetto delle sanzioni europee. Le comunicazioni farebbero riferimento a una strategia condivisa per evitare violazioni normative, pur consentendo la presenza del padiglione all’interno della manifestazione.
Secondo quanto riportato, il padiglione russo sarà infatti accessibile solo durante i giorni di pre-apertura della Biennale Arte (6–8 maggio), mentre dal giorno successivo rimarrà chiuso al pubblico. Le performance saranno comunque documentate e rese visibili attraverso contenuti video proiettati all’esterno dell’edificio. Una soluzione di compromesso che, però, non ha placato le polemiche.
A livello europeo, la vicenda si inserisce in un contesto già fortemente segnato dal conflitto in Ucraina e dalle relative sanzioni contro Mosca. Nei giorni scorsi, l’Unione Europea ha annunciato il possibile ritiro di circa 2 milioni di euro di finanziamenti destinati alla Biennale di Venezia per progetti legati al mondo del cinema, in segno di protesta per la partecipazione russa. Parallelamente, la giuria internazionale della Biennale Arte ha adottato una posizione inedita, escludendo dalla corsa al Leone d’Oro e al Leone d’Argento i Paesi i cui leader sono accusati dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità, quindi Russia e Israele. Di fronte alle accuse, la Fondazione ha sempre difeso il proprio operato, ribadendo di aver agito “nel pieno rispetto delle regole e delle normative vigenti”. La Biennale ha sottolineato che ogni decisione relativa ai padiglioni nazionali è stata presa dopo “attente valutazioni giuridiche e istituzionali”, senza alcuna intenzione di aggirare le sanzioni internazionali.
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Scritto da: News News
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