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Data di pubblicazione: 01/06/2026 alle 10:37
(Adnkronos) – L’ondata di calore precoce di fine maggio ha fatto crescere, esponenzialemente, anche i casi di allergie respiratorie. Colpa “della dispersione nell’ambiente di un quantitativo di pollini che, con temperature più miti, non c’era”. E tutto questo è facilitato anche “dall’inquinamento ambientale, perché l’aumento di questo fattore facilita l’infiammazione delle mucose e delle vie aeree. E quindi più facilmente il paziente sviluppa sintomi”. A fare il quadro Francesco Murzilli, presidente dell’Associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri (Aaiito), a margine di ‘Parola alla medicina’, format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner.
Le allergie respiratorie, sostanzialmente, “con i cambiamenti climatici hanno subito una variazione rispetto alla stagionalità, quest’ultima sempre meno marcata. In passato eravamo abituati ad avere delle stagioni molto ben definite, e rischi legati ai pollini con ‘confini più chiari’. Oggi con il riscaldamento del clima, la fioritura delle specie botaniche viene anticipata e cessa in ritardo. E’ come se noi non avessimo uno stacco. C’è quasi un continuum nella presenza di questi pollini allergenici nell’ambiente. La sintomatologia si protrae così nel tempo”. La presenza delle varie specie polliniche, ovviamente, “dipende anche da dove viviamo. Se parliamo per esempio del Nord Italia, sicuramente c’è il problema dell’ambrosia, molto sentito, che avrebbe una fioritura nei periodi estivi, ma che può anticipare con il caldo precoce”, evidenzia Murzilli.
Se invece “andiamo al Centro Italia, abbiamo nel periodo estivo, l’interessamento dell’artemisia, che appartiene alla stessa famiglia dell’ambrosia. Più a Sud, abbiamo, a seconda delle varie latitudini, le graminacee, che hanno una fioritura classicamente da fine marzo a giugno. E una seconda fioritura in settembre. Oppure abbiamo la parietaria, presente in particolare in Campania, e in Sicilia”, spiega il presidente Aaiito. Per tutte queste specie “rispetto al passato non vediamo più stagioni limitate, e questo si ripercuote sulla sintomatologia respiratoria legata alla fioritura. Abbiamo quasi un continuo. Non solo. Sempre rispetto al passato oggi troviamo molto più spesso pazienti poliallergici, sensibili a più specie botaniche, a differenti pollini. Mentre una volta era più facile trovare persone mono allergiche”.
Il cosiglio degli allergologi ai pazienti è di tener d’occhio il ‘Calendario pollinico. “Cos’è? Aaiito ha una sezione di aerobiologia che si occupa appunto di studiare le variazioni climatiche. E in questo contesto coordina una serie di stazioni di monitoraggio pollinico ambientale. I dati di queste stazioni vengono poi raccolti e messi sulla piattaforma del sito www.pollineallergia.net oppure su una app gratuita che si chiama ‘meteoallergia. E ogni settimana il paziente può, consultando questi strumenti, vedere qual è la quantitativo di specie polliniche presenti nell’atmosfera”, conclude Murzilli.
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