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Spazio, Parmitano: “Non rinuncio ai miei sogni e non metto limite al possibile”

today10/06/2026 - 08:27 4

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Data di pubblicazione: 10/06/2026 alle 08:27

(Adnkronos) – La finta riunione per svelargli la squadra scelta per la missione Artemis III della Nasa, la volontà di non mettere mai limite ai propri sogni (anche quando parliamo di sbarco sulla Luna) e l’importanza del riavvicinamento tra agenzie spaziali di Europa e Usa: in questa intervista all’Adnkronos Luca Parmitano racconta sensazioni ed emozioni dopo l’annuncio della sua partecipazione insieme a tre astronauti statunitensi alla missione della Nasa.  

Luca, hai raccontato che quando ti è stato detto per la prima volta che eri stato scelto per la missione Artemis III eri incredulo, ma quando hai avuto conferma della scelta della Nasa? Quanto tempo hai avuto per elaborare tutto? 

“La conferma mi è arrivata poco più di una settimana fa perché sono stato chiamato nell’ufficio del mio capo con il pretesto di una riunione, che avevo in agenda con un titolo ‘falso’. Quando sono entrato c’erano i miei colleghi. Ci ha osservati e ha detto: ‘Guardatevi intorno, questo è l’equipaggio di Artemis III’. È stato un momento veramente bello per incontrare il mio equipaggio, tutte persone che ovviamente conosco, con le quali ho collaborato in un modo o nell’altro”. 

Hai detto che la tua famiglia è il tuo ‘carburante’ durante la presentazione dell’equipaggio. Come hanno preso la notizia della missione?
 

“Sono contentissimi, sono orgogliosi. Erano lì in sala ed è per questo che ho pensato che il mio ringraziamento più grande andasse a loro”. 

In Italia tutti stanno esultando, che sostegno c’è stato da parte del governo italiano?
 

“Considerando che all’inizio non era dato per scontato che un astronauta italiano partecipasse a una missione Artemis per primo, direi che le dichiarazioni di poche settimane fa del governo e dell’Asi sul fatto che l’Italia voglia essere al centro dell’esplorazione con la costruzione dei moduli di superficie rappresentano un segnale estremamente positivo della volontà di esserci, della volontà di essere, insieme all’Agenzia spaziale europea, un partner sul quale si possa contare con i suoi mezzi, con le sue università, con le sue industrie e con i suoi astronauti”. 

Il dg dell’Esa Josef Aschbacher ci ha detto che questo era il sogno della tua vita, anche se tu in realtà ne hai realizzati molti. Stavolta cosa c’è di diverso?
 

“Stiamo parlando di un contesto completamente diverso da quello della Stazione spaziale internazionale, dove era relativamente facile avere una sequenza prevedibile di lanci e partecipazioni per i vari paesi dell’Esa, per i vari astronauti del corpo”. 

“Questo è un progetto completamente nuovo, con cui dobbiamo ancora prendere confidenza, e il senso di responsabilità è assolutamente diverso”. 

Ti auguri un riavvicinamento tra Nasa ed Esa dopo il passo indietro sul Lunar Gateway. Ti auguri anche che, come europei, riusciremo nel frattempo a crearci un ‘piano B’?
 

“Le due cose non si escludono, perché l’avvicinamento c’è già stato. Avete visto qui Josef Aschbacher parlare con Jared Isaacman della Nasa del futuro contributo europeo al programma Artemis III; stiamo dimostrando di essere dei partner sui quali contare e sappiamo anche di avere un pezzo di tecnologia che è indispensabile, il modulo di servizio europeo e altri che arriveranno per le fasi più avanzate come i lander e così via. Allo stesso tempo se vogliamo essere in grado, come europei, di contribuire con valori, collaborazione, cooperazione e per il bene di tutti, dobbiamo avere la capacità di un accesso indipendente allo spazio ed è questo che proporremo ai nostri paesi membri forti delle nostre competenze”. 

In questo momento tutta la stampa internazionale ti insegue per un commento, qual è stata la domanda più inaspettata che hai ricevuto?
 

“Un giornalista americano ha chiesto al nostro equipaggio se siamo consapevoli del fatto di essere tutti uomini e che non ci sia una donna in questo equipaggio. Onestamente sono rimasto molto sorpreso. Innanzitutto, perché abbiamo un ottimo livello di diversity, se consideriamo non solo il background ma anche le etnicità presenti. E poi io vengo da una missione in cui avevo a bordo due colleghe, di cui una è adesso a bordo della stazione spaziale internazionale, pronta a prendere il comando fra poco. Ed è appena rientrata una missione dove il comandante e il pilota erano 2 colleghe americane. E sta per partirne un’altra. Non mi sorprenderebbe affatto se nella prossima missione Artemis vedessimo un equipaggio guidato da colleghe donne”. 

Il fatto che tu sia in Artemis III esclude una partecipazione alle missioni future?
 

“In questo momento ho davanti una missione per la quale ho molto sperato, in realtà in altre interviste negli ultimi anni ho parlato della missione Artemis III come l’equivalente della missione Apollo 9, che magari è poco conosciuta al grande pubblico, ma per un pilota sperimentatore è uno dei momenti più alti possibili. E quindi è un sogno che si avvera quello di essere scelto come pilota della missione Artemis III. Come dice Ringo Starr, “I could tell you but I know it’s mine”. Non ho mai rinunciato a un sogno e non metto limiti al possibile”. (di Alessandro Pulcini) 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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