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Data di pubblicazione: 10/06/2026 alle 15:53
“Non esiste un unico modello di applicazione, progettato appositamente per i biomarcatori ematici nell’ambito dell’assistenza clinica. In Europa, al momento, dobbiamo ancora lavorare su questo aspetto, per capire se funziona solo nei pazienti sintomatici, se si tratta di un test di conferma o di esclusione per l’amiloidosi correlata all’Alzheimer e così via. Si tratta di un biomarcatore scalabile e ad alto potenziale, in grado di rafforzare, ad esempio, l’assistenza primaria, dove al momento non c’è alcun accesso alla diagnosi biologica”. Lo ha detto Michael Schöll, professore di medicina molecolare università di Gothenburg (Svezia), in occasione dell’evento internazionale ‘MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care’. Un appuntamento che ha riunito a Roma esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi per accelerare la trasformazione della cura dell’Alzheimer.
Scritto da: News News
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