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Cassetti compie 100 anni, la grande tradizione orafa fiorentina

today18/06/2026 - 07:52 3

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Data di pubblicazione: 18/06/2026 alle 07:52

(Adnkronos) – Ci sono finestre che non affacciano semplicemente su una strada, ma guardano dritto dentro lo scorrere della storia. Le finestre sono quelle della boutique Cassetti che dominano Ponte Vecchio; la storia è quella di una famiglia che, dall’aprile del 1926, intreccia i propri destini con l’anima più pura di Firenze. Cento anni di passi sulla pietra, di mani che plasmano metalli preziosi e di generazioni che si passano il testimone tenendo fede a tre sole, immutabili parole d’ordine: umiltà, sacrificio e passione. Il traguardo dei cento anni di Cassetti sarà celebrato l’8 luglio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con una serata speciale (su invito) che riunirà oltre 700 ospiti tra dipendenti, partner commerciali, clienti e rappresentanti delle istituzioni. Oggi l’azienda conta dieci boutique in Toscana tra Firenze, Prato e Forte dei Marmi. 

Tutto ha inizio un secolo fa dal sogno di Renzo Cassetti, artigiano lungimirante ed erede spirituale di quella tradizione orafa fiorentina che parla la lingua di Benvenuto Cellini. Tutto è iniziato dall’argento, una materia viva, plasmabile, lucente. Da quel piccolo laboratorio in Costa dei Magnoli sono usciti pezzi capaci di superare ogni confine come la monumentale cornice in argento per Papa Pio XII. Fino ad arrivare al leggendario design moderno: nel 1985, la collezione di argenteria “Museo”, ideata e disegnata da Andrea Cassetti, viene selezionata per la sua avanguardia stilistica ed entra a far parte della collezione permanente del Museo d’Arte Moderna di Monaco di Baviera. 

La storia dei Cassetti non si legge attraverso i bilanci, ma nella memoria intima di chi quella bottega l’ha respirata fin da bambino. Ha il sapore della resilienza epica, come quando Renzo, durante i mesi drammatici e bui dell’occupazione nella seconda guerra mondiale, decise di nascondere i suoi preziosi panetti d’argento. Non lo fece per avidità. Voleva proteggere la materia prima per una ragione più alta: avere la certezza di poter riaprire la bottega immediatamente il giorno in cui le armi avessero taciuto, per dare di nuovo un lavoro, dignità e un futuro ai suoi ragazzi. Cent’anni significano superare le macerie della guerra, il fango dell’alluvione del ’66, le crisi economiche e la ferita più recente: la pandemia. Filippo Cassetti, nipote di Renzo e terza generazione della famiglia, ricorda con commozione quel periodo: “L’azienda era chiusa, ma la nostra unica, vera preoccupazione in quel momento spettrale era per i nostri dipendenti, che per noi sono a tutti gli effetti parte della famiglia. Abbiamo sostenuto i ragazzi dal punto di vista del salario e, alla riapertura, facevamo i turni pur di garantire il lavoro anche quando poteva entrare un solo cliente alla volta. Vedere Ponte Vecchio vuoto faceva male al cuore. Così, abbiamo deciso di regalare il nostro tempo agli altri: portavamo i nostri clienti, che noi consideriamo amici, a giro per il centro raccontando la storia di Firenze, per donare una carezza culturale in un momento così buio. Non abbiamo guardato al profitto, abbiamo guardato alle persone. Perché la nostra famiglia sono loro”. 

Il secolo dei Cassetti è fatto anche di sfide visionarie e di barriere infrante. Come quelle superate da Maria Grazia Cassetti che negli anni ’50 con un’energia rivoluzionari per una donna in quell’ambiente portò una ventata di novità introducendo gli accostamenti inediti tra argento, cristallo e porcellana. Sarà lei a firmare l’alta gioielleria del brand, arrivando a cercare pietre rare in ogni angolo del mondo per soddisfare i sogni delle principesse saudite e dei più grandi magnati internazionali, per i quali l’atelier ha realizzato negli anni opere monumentali uniche come portantine in oro e arpe porta-profumi in miniatura. Un’azienda capace di parlare ai grandi della Terra ma anche di giocare con i miti della cultura pop e dello sport. Dalla collaborazione esclusiva con Mattel negli anni ’70, che portò alla creazione a livello mondiale di un iconico anello in argento con la silhouette di Barbie, fino all’orgoglio della grande manifattura sportiva: nel 2000 il team Luna Rossa di Patrizio Bertelli conquistò la Louis Vuitton Cup, competizione che designa lo sfidante dell’America’s Cup, commissionando a Cassetti la riproduzione ufficiale in argento del prestigioso trofeo. 

Vivere sul Ponte Vecchio significa essere custodi di frammenti di umanità indimenticabili. Tra i ricordi più vivi c’è una sera speciale, durante una storica manifestazione in cui le luci del ponte vennero completamente spente per lasciare spazio a un’illuminazione artistica sulle note della voce di Andrea Bocelli. Gli artigiani erano dentro la bottega, intenti a spegnere i fari, quando un cliente russo entrò insieme al suo interprete. Fu fatto accomodare davanti alla finestra affacciata sull’Arno. In quel momento, l’uomo rimase folgorato dallo spettacolo del ponte immerso nell’arte e nella musica, prese il telefono e scoppiò in lacrime, chiamando la moglie a Mosca solo per raccontarle, con la voce rotta dall’emozione, quanto potesse essere struggente e profonda la bellezza di Firenze. È questa, in fondo, l’essenza dei cento anni della famiglia Cassetti. Una storia che il presidente, Andrea Cassetti, ha voluto mettere nero su bianco per consegnarla al futuro, racchiudendola in un libro intimo e sincero: “La storia della famiglia Cassetti: cento anni di storia tra arte, guerra, famiglia; dal laboratorio artigiano al simbolo del Ponte Vecchio”. “Ho voluto raccontare in maniera sincera la storia di una famiglia semplice, ma con tanta voglia di crescere ed emergere”, spiega il presidente Andrea Cassetti. “La storia di tre generazioni, di tanta passione e di tanto lavoro. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la tenacia di mia sorella Maria Grazia, la mia creatività, l’impegno di mio nipote Filippo e di mio figlio Lorenzo, la terza generazione, insieme alla dedizione dei nostri collaboratori e all’amicizia dei nostri fedeli clienti”. 

C’è però un filo ancora più profondo che lega il 1926 al 2026. Un insegnamento semplice, tramandato dal fondatore Renzo Cassetti e diventato la bussola che ha guidato l’azienda attraverso un secolo di storia. «Se oggi Cassetti ha raggiunto un traguardo così importante è perché le vecchie e le nuove generazioni hanno sempre seguito l’esempio di mio nonno Renzo», sottolinea Filippo Cassetti. «Ci ha insegnato tre concetti chiave che, se rispettati ogni giorno, continueranno a garantire solidità e sviluppo anche in futuro: umiltà, sacrificio e passione. Sono valori che hanno accompagnato la nostra famiglia nei momenti più difficili e nelle sfide più ambiziose. Valori semplici, ma capaci di fare la differenza. È grazie a questi principi che un piccolo laboratorio artigiano nato ai piedi di Ponte Vecchio è riuscito a diventare una realtà conosciuta e apprezzata in tutto il mondo». Un concetto che si tramanda da tre generazioni e che racchiude il segreto di un oggetto d’arte. “Mio nonno Renzo mi ha insegnato una cosa fondamentale – conclude Filippo Cassetti – Quando crei un oggetto devi calcolare il tempo che un maestro argentiere ci impiega a realizzarlo, ma se quell’oggetto è studiato bene, se ci metti l’anima e la lavorazione corretta, nel tempo quel pezzo avrà un valore doppio. Trascenderà le epoche. Lo spettacolo che vediamo ogni giorno dalla nostra finestra su Ponte Vecchio è una meraviglia che va condivisa. Ed è con questa stessa passione che siamo pronti a guardare avanti, verso il prossimo secolo”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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