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Data di pubblicazione: 03/06/2026 alle 14:18
(Adnkronos) – Roma torna a essere, per due giorni, il palcoscenico di una riflessione ampia sul rapporto tra sostenibilità, identità produttiva, innovazione e competitività. Il 4 e 5 giugno i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali ospitano la VII edizione del Phygital Sustainability Expo®, gli Stati Generali Europei sulla Cultura della Sostenibilità promossi dalla Sustainable Fashion Innovation Society, presieduta da Valeria Mangani.
L’appuntamento, co-organizzato con Parlamento europeo, Commissione europea e Sapienza Università di Roma, porta nella cornice archeologica dei Fori Imperiali rappresentanti del governo, istituzioni Ue, imprese, università, mondo della ricerca, filiere produttive e protagonisti della cultura d’impresa. Il programma si sviluppa attorno a otto grandi pilastri tematici, con un filo conduttore dichiarato: raccontare la sostenibilità non solo come insieme di regole, standard e obiettivi ambientali, ma come cultura industriale, scelta economica, responsabilità pubblica e nuova grammatica del Made in Italy.
La cornice scelta non è secondaria. I Mercati di Traiano diventano il luogo simbolico in cui passato e futuro si incontrano: da una parte la Roma antica, dall’altra le nuove sfide della transizione ecologica, della salute pubblica, dell’economia circolare, dell’export, della finanza sostenibile e dell’innovazione tecnologica. Il Phygital Sustainability Expo® si propone così come una piattaforma in cui la sostenibilità esce dalla dimensione specialistica e diventa racconto pubblico, dialogo tra discipline, confronto tra istituzioni e imprese.
La due giorni si apre il 4 giugno con il tema dell’“Umanesimo della sostenibilità”, una riflessione sul ruolo della cultura, del patrimonio e delle industrie creative nella transizione. L’idea di fondo è che la sostenibilità non possa essere ridotta a un vincolo tecnico o normativo, ma debba essere letta come una visione del mondo. In questa prospettiva l’Italia viene presentata come un Paese che può mettere insieme bellezza, saper fare, patrimonio culturale e responsabilità ambientale.
Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. Tra i protagonisti della prima giornata figurano anche Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, e numerosi rappresentanti del mondo accademico, culturale e istituzionale. La presenza di esponenti di aree politiche diverse conferma la volontà dell’evento di collocare la sostenibilità in uno spazio di confronto trasversale, non confinato a una sola appartenenza.
Il secondo pilastro è dedicato al rapporto tra corpo, terra, salute e filiera pulita. Qui entra in campo l’Istituto Superiore di Sanità, con un focus su microplastiche, microfibre, Pfas, contaminazione ambientale, sicurezza chimica dei tessili e approccio One Health. Uno dei passaggi più significativi della manifestazione sarà la firma di un accordo di collaborazione scientifica tra Iss e Sustainable Fashion Innovation Society, pensato per rafforzare il dialogo tra ricerca pubblica, salute, sostenibilità e filiere produttive.
È un punto cruciale del programma: la sostenibilità non viene affrontata solo dal lato ambientale o industriale, ma anche da quello sanitario. Moda, agroalimentare, ambiente e salute pubblica vengono letti come parti di un unico ecosistema. Ciò che si produce, si indossa, si mangia e si disperde nell’ambiente ha effetti diretti sulla vita delle persone e sulla fiducia dei consumatori.
Il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità dà alla manifestazione una dimensione scientifica particolarmente marcata. Il programma prevede interventi del presidente Rocco Bellantone, del direttore generale Andrea Piccioli e di esperti del Dipartimento Ambiente e Salute. Al centro, gli studi sulla sicurezza chimica degli articoli tessili e di abbigliamento presenti sul mercato italiano, le evidenze sulle microplastiche e nanoplastiche, il rilascio di microfibre nei contesti industriali e il tema della sostituzione consapevole delle sostanze più problematiche.
Nei Mercati di Traiano sarà inoltre allestita un’esposizione didattica su ciò che spesso resta invisibile al consumatore: contaminanti, fibre, microplastiche e sostanze chimiche che attraversano ecosistemi e organismi. L’obiettivo è mostrare come la scienza possa rendere misurabile ciò che normalmente sfugge allo sguardo, trasformando la sostenibilità da promessa generica a pratica verificabile.
Il tema della salute sarà affrontato anche attraverso un’intervista a Matteo Bassetti, dedicata al rapporto tra scienza, informazione e responsabilità pubblica nell’era della complessità. Nel programma trovano spazio inoltre i temi della salute pubblica europea, degli standard internazionali e della governance di filiera, con la partecipazione di rappresentanti della Commissione europea e di organismi internazionali di certificazione.
La prima giornata prosegue con il pilastro dedicato al rapporto tra campo e tavola, certificazione e accreditamento. Qui il tema diventa la credibilità delle filiere. La sicurezza alimentare, la nutrizione e la sostenibilità vengono lette come diritti globali, ma anche come fattori competitivi per il sistema italiano.
Con Ismea, Accredia, Fssc Foundation e Diligentia, il panel mette al centro il passaggio dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità certificata. Non basta più affermare che un prodotto sia sostenibile: occorre dimostrarlo, misurarlo, accreditarlo, renderlo leggibile al consumatore e riconoscibile sui mercati internazionali.
È lo stesso principio che attraversa anche il mondo della moda. Il Phygital Sustainability Expo® nasce proprio dall’incontro tra sostenibilità e innovazione nel fashion system, ma nel corso degli anni ha ampliato il proprio raggio d’azione fino a comprendere manifattura, agricoltura, salute, energia, finanza e geopolitica. La moda resta il laboratorio originario, il settore in cui la transizione ecologica mostra con particolare evidenza le proprie contraddizioni: materiali, filiere lunghe, fast fashion, brevetti, riciclo, upcycling, tracciabilità, nuovi standard europei.
Uno dei panel della prima giornata è curato dalla Regione Lazio e dedicato al ciclo dei rifiuti: “Fai la differenza: il ciclo si chiude, la materia torna”. Il tema è la trasformazione della raccolta differenziata e dell’economia circolare in una vera politica industriale. Nel programma vengono richiamati il nuovo Piano regionale 2026-2031, l’obiettivo dell’autosufficienza per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani, il ruolo dei 378 Comuni del Lazio e la prospettiva di una raccolta differenziata regionale al 73% entro il 2031.
Il panel guarda alla chiusura del ciclo non come a una questione puramente amministrativa, ma come a un passaggio culturale e produttivo. La materia che viene recuperata non è solo rifiuto sottratto alla discarica: è valore che resta nel territorio, risorsa per nuove filiere, indicatore della capacità di una regione di trasformare gli obiettivi europei in politiche concrete.
Tra i temi richiamati anche le barriere antiplastica su Tevere e Aniene, i battelli Pelikan, gli investimenti ai Comuni per la raccolta differenziata e l’ammodernamento degli impianti con robotica e intelligenza artificiale. Un capitolo che lega ambiente, tecnologia, comportamenti quotidiani e pianificazione pubblica.
Il pilastro sulla manifattura porta al centro il Made in Italy come civiltà produttiva. Nel programma è prevista la presentazione del Libro Bianco “Made in Italy 2030”, con la partecipazione di rappresentanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è leggere le filiere italiane non solo come settori economici, ma come depositi di competenze, identità, cultura del prodotto e capacità di innovazione.
Agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione, automotive, farmaceutico e dispositivi medici compongono la mappa di un sistema produttivo che deve confrontarsi con nuove regole europee, nuovi mercati, transizione digitale, sostenibilità ambientale e competizione globale. La sostenibilità, in questa cornice, non è un capitolo separato, ma una delle condizioni per difendere e rafforzare il valore del Made in Italy.
Il programma include anche un panel su life sciences e filiera della salute, con Farmindustria e Confindustria Dispositivi Medici. La scelta segnala un allargamento ulteriore del perimetro dell’evento: il Made in Italy sostenibile non riguarda soltanto moda, design e agroalimentare, ma anche industria della salute, ricerca, dispositivi medici, farmaceutica ed export tecnologico.
Tra i momenti più identitari dell’evento c’è la Sfilata Narrata®, in programma la sera del 4 giugno ai Mercati di Traiano. È il format più riconoscibile della Sustainable Fashion Innovation Society: non una semplice sfilata, ma un racconto pubblico delle innovazioni tecnologiche e sostenibili contenute negli abiti.
I brand presentano outfit rappresentativi delle proprie collezioni e delle soluzioni adottate per ridurre l’impatto ambientale, in linea con le nuove normative europee sull’ecodesign e con gli obiettivi di neutralità climatica. L’elemento narrativo serve a spiegare al pubblico materiali, brevetti, processi, impronta di carbonio e scelte produttive.
Il messaggio è chiaro: la moda è uno dei settori in cui il consumatore compie ogni giorno una scelta economica, estetica e ambientale. La Sfilata Narrata® prova a trasformare quella scelta in consapevolezza, portando sulla passerella dei Fori Imperiali non solo abiti, ma informazioni, dati, filiere e tecnologie.
L’edizione 2026 lega inoltre la sfilata al Piano Mattei e al rapporto con l’Africa, con il titolo “Il Sistema Paese incontra l’Africa. La Sfilata Narrata® veste il Piano Mattei”. Una scelta che sposta il racconto della moda sostenibile anche sul terreno della cooperazione, della formazione, delle filiere creative afro-italiane e della diplomazia economica.
Il 5 giugno, nella Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si terrà la cerimonia del Premio Made in Italy Sostenibile Mimit-Sfis. Il premio sarà conferito dal ministro Adolfo Urso a quattro protagonisti dell’impresa italiana: Brunello Cucinelli, Barbara Cimmino, Matteo Marzotto e Stephan Winkelmann.
I riconoscimenti intendono valorizzare imprenditori e manager che hanno contribuito a trasformare l’eredità produttiva del Paese in una visione orientata al futuro. Cucinelli rappresenta uno dei nomi più riconoscibili del lusso italiano fondato sul rapporto tra impresa, territorio e capitale umano. Cimmino, head of Csr & Innovation di Yamamay, porta il tema della sostenibilità dentro una grande realtà del fashion e del retail. Marzotto, presidente di MinervaHub, richiama il nodo delle filiere e della manifattura di eccellenza. Winkelmann, alla guida di Automobili Lamborghini, incarna la sfida dell’automotive di alta gamma chiamato a misurarsi con innovazione, performance e transizione.
La scelta dei premiati mostra la volontà di raccontare un Made in Italy plurale: moda, lusso, filiere industriali, automotive, innovazione, responsabilità sociale. Non un settore, ma un sistema.
La seconda giornata coincide con la Giornata mondiale dell’Ambiente e si apre con il pilastro dedicato al “Ritorno alle sorgenti”: transizione ecologica, identità del territorio, acqua, foreste, biodiversità, energia, Mediterraneo. Il programma insiste sulla necessità di una transizione giusta e realistica, fondata sulla scienza e sulla cultura, capace di tenere insieme ambizione ambientale e competitività.
Il panel su transizione energetica e competitività coinvolge Commissione europea in Italia, Enel e Arera. L’energia viene affrontata come infrastruttura decisiva della trasformazione: senza sicurezza degli approvvigionamenti, ricerca, reti e investimenti, la sostenibilità rischia di restare una formula astratta.
La giornata include anche un panel Fao dedicato al rapporto tra moda, cibo e comunità montane, con un focus sul lavoro della Mountain Partnership e sulla valorizzazione dei piccoli produttori attraverso filiere etiche, tradizione e innovazione. È un’altra declinazione del filo rosso dell’Expo: sostenibilità come incontro tra territorio, saperi locali e mercati globali.
Nel programma trovano spazio anche il dibattito politico sull’ecologia dei conservatori, l’intervista ad Angelo Bonelli, il confronto sull’Ets europeo e la riflessione sulla mobilità sostenibile con Ferrovie dello Stato. Una pluralità di voci che restituisce la complessità del tema ambientale: regolazione europea, costi per le imprese, infrastrutture, consenso sociale, innovazione e comunicazione.
Il settimo pilastro è dedicato al “Capitale della fiducia”: finanza, diritto e attrattività. Il punto di partenza è che la transizione sostenibile richiede risorse, ma le risorse arrivano dove esistono regole chiare, istituzioni credibili, sicurezza e capacità di misurare l’impatto.
Il panel sulla leva della transizione coinvolge Cassa Depositi e Prestiti, Poste Italiane e Corneliani, con un’attenzione alla finanza sostenibile come architettura del futuro. La sostenibilità, in questa parte del programma, viene letta attraverso la lente della governance del rischio, della resilienza industriale e della capacità di orientare capitali verso investimenti produttivi e misurabili.
Il successivo confronto su sicurezza, legalità e attrattività mette insieme Agenzia delle Dogane, mondo accademico, Cnr e intelligenza artificiale etica. Qui il Made in Italy sostenibile incontra un altro fronte decisivo: la tutela delle filiere, il contrasto alla contraffazione, la cybersicurezza, la legalità del lavoro e la protezione dell’innovazione.
È un passaggio importante perché sposta il discorso oltre l’ambiente. Un Paese sostenibile è anche un Paese capace di garantire certezza del diritto, protezione delle imprese, trasparenza delle catene produttive e fiducia agli investitori.
L’ultimo pilastro guarda alla proiezione internazionale dell’Italia. Il titolo è “100 anni di Italia nel mondo: geopolitica, export e proiezione culturale”, con un riferimento al centenario dell’Ita, l’Italian Trade Agency. Qui il Made in Italy viene raccontato come strumento di diplomazia culturale ed economica.
Il panel sull’export mette al centro il ruolo dell’Ita e la capacità dei prodotti italiani di portare all’estero non solo merci, ma storia, competenze, territori e reputazione. A seguire, il confronto “Oltre i dazi: corridoi euro-mediterranei” affronta il tema dei nuovi equilibri globali, delle tensioni commerciali e della posizione dell’Italia tra Washington, Europa e Mediterraneo. Tra gli ospiti previsti figurano Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Matteo Zoppas, presidente di Ita, Marco Cantalamessa di Simest e Robert Allegrini, presidente e ceo della National Italian American Foundation.
È il punto in cui la sostenibilità incontra apertamente la geopolitica. In un mondo segnato da dazi, guerre commerciali, competizione tecnologica e nuove catene del valore, l’Italia prova a presentare il proprio modello produttivo come un asset di politica estera: qualità, manifattura, cultura, formazione, cooperazione, rapporti con l’Africa e Mediterraneo.
Il panel conclusivo, “La bellezza che costruisce ponti”, torna infatti sul Piano Mattei e sulle filiere creative afro-italiane. La sostenibilità viene letta come possibile terreno di partnership paritaria: non solo esportazione di prodotti, ma costruzione di competenze, infrastrutture culturali e relazioni economiche.
Al centro dell’intero progetto c’è Valeria Mangani, presidente della Sustainable Fashion Innovation Society, che negli anni ha costruito il Phygital Sustainability Expo® come piattaforma ibrida tra istituzioni, imprese, ricerca, cultura e moda. Il nome stesso dell’evento, “phygital”, rimanda all’incontro tra dimensione fisica e digitale, tra esperienza dal vivo e innovazione tecnologica.
La Sustainable Fashion Innovation Society ha dato all’Expo una struttura che va oltre il convegno tradizionale: conferenze, osservatorio, formazione, percorsi museali, laboratori didattici, sfilata narrata, networking B2B e B2G, realtà aumentata, racconto delle innovazioni sostenibili. L’obiettivo non è solo rappresentare la sostenibilità, ma renderla comprensibile, visibile e misurabile per cittadini, consumatori, imprese e decisori pubblici.
Il coinvolgimento di Parlamento europeo, Commissione europea, Sapienza, Regione Lazio, Roma Capitale, ministeri, Fao, Ferrovie dello Stato, Enel, Poste Italiane, Cdp, Ita e numerosi attori industriali conferma il carattere sistemico dell’iniziativa. La sostenibilità viene presentata come una questione che attraversa tutti i livelli: locale, nazionale, europeo e globale.
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Scritto da: News News
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