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Data di pubblicazione: 04/06/2026 alle 22:01
(Adnkronos) – Dopo oltre trent’anni di indagini, processi, riaperture e archiviazioni, arriva un nuovo punto fermo giudiziario nell’inchiesta sui presunti mandanti esterni della stagione stragista della mafia che nel 1993 insanguinò l’Italia. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri, ultimo indagato nel procedimento aperto dalla Direzione distrettuale antimafia fiorentina per fare luce su eventuali responsabilità esterne a Cosa Nostra nella pianificazione degli attentati che colpirono Firenze, Milano e Roma. Si tratta della sesta archivIazione nello stesso filone di indagine sui cosiddetti mandanti esterni delle stragi mafiose.
Nel decreto firmato il 15 gennaio scorso, il gip afferma che “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”. Una conclusione che segna l’ennesimo capitolo di una delle inchieste più lunghe e controverse della storia giudiziaria italiana e che rappresenta la sesta archiviazione del fascicolo relativo ai cosiddetti “mandanti occulti” delle stragi.
La stagione stragista del 1993 rappresenta uno dei momenti più drammatici della lotta tra lo Stato e la mafia. Dopo gli attentati del 1992 in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Cosa Nostra avviò una nuova strategia terroristica che spostò il teatro degli attacchi dalla Sicilia al resto del Paese.
Il 27 maggio 1993 un’autobomba esplose in via dei Georgofili, a Firenze, provocando la morte di cinque persone e causando danni devastanti al patrimonio artistico della città. Due mesi più tardi, nella notte tra il 27 e il 28 luglio, un’altra autobomba esplose in via Palestro, a Milano, causando cinque vittime. Nelle stesse ore, a Roma, due ordigni colpirono la basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio al Velabro. A questi attentati si aggiunse il tentato attacco allo stadio Olimpico di Roma del 23 gennaio 1994, che non andò a segno per un malfunzionamento del sistema di innesco. Per quelle stragi, negli anni successivi, la magistratura ha ottenuto condanne definitive nei confronti dei principali vertici mafiosi coinvolti nella strategia del terrore, tra cui Totò Riina, Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro e i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano.
Una volta individuati e condannati gli esecutori e gli organizzatori mafiosi degli attentati, l’attenzione investigativa si è concentrata su una domanda rimasta aperta per decenni: Cosa Nostra agì da sola oppure vi furono soggetti esterni interessati a orientare o sfruttare politicamente la campagna stragista? Su questa ipotesi si è sviluppata gran parte dell’attività investigativa della Procura di Firenze. L’obiettivo era verificare se, oltre ai vertici mafiosi già condannati, esistessero figure del mondo politico, economico o istituzionale che avessero avuto un ruolo nell’ideazione o nella promozione delle stragi. Nel corso degli anni il fascicolo è stato aperto, archiviato e successivamente riaperto più volte sulla base di nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni e ulteriori elementi investigativi.
L’ultima riapertura risale al dicembre 2022, quando la Direzione distrettuale antimafia fiorentina iscrisse nuovamente nel registro degli indagati Silvio Berlusconi (indagato sino al momento del suo decesso, il 12 giugno 2023) e Marcello Dell’Utri. Secondo l’impostazione investigativa della Procura di Firenze, la strategia stragista avrebbe avuto anche una finalità politica. In particolare, gli inquirenti cercavano di verificare l’ipotesi che gli attentati fossero stati funzionali a favorire un nuovo scenario politico nazionale caratterizzato dall’ascesa di Forza Italia. All’interno di questo quadro investigativo, Marcello Dell’Utri era sospettato di avere svolto un ruolo di collegamento tra ambienti mafiosi e il nascente progetto politico che avrebbe portato alla vittoria elettorale del 1994. L’accusa ipotizzava che Dell’Utri avesse istigato o sollecitato il boss Giuseppe Graviano a promuovere la campagna stragista. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe inoltre avuto una funzione di “indicatore dei luoghi” da colpire, contribuendo all’individuazione degli obiettivi degli attentati.
Per la Procura fiorentina, la creazione di un clima di paura e instabilità avrebbe potuto favorire cambiamenti negli equilibri politici italiani in una fase storica segnata dalla fine della Prima Repubblica e dal crollo dei tradizionali partiti di governo.
Si trattava tuttavia di una ricostruzione che, secondo il gip, non ha trovato riscontri sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio. Nel decreto di archiviazione, il giudice Patrizia Martucci evidenzia come gli elementi raccolti non siano stati ritenuti idonei a dimostrare l’esistenza di rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e, di conseguenza, tra l’organizzazione mafiosa e Marcello Dell’Utri nell’ambito della progettazione delle stragi. La decisione arriva dopo che la stessa Procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento al termine delle ulteriori verifiche investigative. Il gip ha dunque condiviso la valutazione finale degli stessi magistrati inquirenti, ritenendo che il materiale raccolto nel corso delle indagini non fosse sufficiente a superare la soglia richiesta per l’esercizio dell’azione penale.
Fin dall’inizio dell’inchiesta, la difesa di Dell’Utri ha respinto ogni addebito, definendo le accuse prive di fondamento. Gli avvocati dell’ex senatore di Forza Italia hanno contestato in particolare l’attendibilità di alcune dichiarazioni provenienti da collaboratori di giustizia e hanno sostenuto che mancassero riscontri oggettivi capaci di confermare le ipotesi formulate dagli investigatori. Nel luglio 2023 gli investigatori avevano eseguito perquisizioni nell’abitazione e negli uffici milanesi di Dell’Utri, acquisendo documentazione ritenuta utile agli accertamenti. Tuttavia, anche tali attività non hanno prodotto elementi considerati decisivi per sostenere le contestazioni formulate.
Parallelamente all’inchiesta sulle stragi del 1993, negli ultimi anni l’attenzione degli investigatori si è concentrata anche su alcuni consistenti versamenti economici effettuati da Silvio Berlusconi a favore di Marcello Dell’Utri e della moglie. Secondo gli atti giudiziari, a Marcello Dell’Utri sarebbero arrivati complessivamente circa 42 milioni di euro da Berlusconi dal 2014, attraverso bonifici e altre operazioni finanziarie contestate dagli inquirenti. Secondo la ricostruzione riportata dagli inquirenti in un procedimento distinto, tali somme avrebbero potuto rappresentare una forma di compensazione o di sostegno economico riconducibile a vicende ancora oggetto di approfondimento giudiziario. Tra le ipotesi formulate dalla Procura figurava quella del cosiddetto “prezzo del silenzio”, espressione utilizzata nell’ambito dell’attività investigativa per descrivere il possibile significato attribuito a quei trasferimenti di denaro. Questo filone, tuttavia, segue un percorso autonomo rispetto all’indagine sulle stragi ed è stato trasferito alla magistratura milanese per competenza territoriale dove è tuttora pendente.
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